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Punti di vista sulla Memoria

un dibattito aperto

Pubblichiamo di seguito alcuni commenti scaturiti dal dibattito sulla Memoria su queste pagine. In particolare, dall'articolo della giornalista e presidente di Brain Circle Italia Viviana Kasam intitolato "Unanimità e Memoria".

L’articolo è ben pensato e scritto ma il soggetto è assai complicato. La Shoah è un evento a sé e non ho presente altri eccidi paragonabili. I gulag hanno eliminato milioni di individui, ma costoro erano criminali comuni, nemici politici del governo e di Stalin, ecc., sia ebrei, che cristiani ortodossi, che atei. Furono vittime di uno Stato autoritario che intendeva eliminate chiunque l’opponesse. Altri eccidi, Tutsi, musulmani dei Balcani, Rohingya, armeni turchi, prigionieri di guerra giapponesi furono vittime di pulizia etnica, mirata a liberare un Paese da certe minoranze. Non vi fu mai un eccidio di schiavi neri in America. Erano considerati “merce” e ucciderne uno rappresentata una perdita patrimoniale. Furono orridamente maltrattati e spesso uccisi per “trasgressioni" ma mai eliminati in massa.

La Shoah fu l’unico tentativo di eliminare da tutto il mondo un intero gruppo etnico (o, se si voglia, religioso) e, se Hitler avesse vinto la guerra, è certo che oggi non vi sarebbero ebrei superstiti. La Shoah va ricordata come tale e, anche nei secoli futuri, bisogna ricordarla per cercare di prevenire altri simili episodi. È vero che nel corso degli ultimi settant’anni molti hanno giocato troppo spesso la carta della Shoah, ma ciò non cambia o sminuisce i tragici fatti.

Ogni gruppo ha il dovere di commemorare gli eccidi sofferti e, visto che ce ne sono stati molti nel corso della storia, forse sarebbe una buona idea dedicare un giorno specifico ogni anno alla memoria di tutti gli eccidi. Sono due cose separate. E per quanto riguarda gli ebrei, sono sempre stati in prima file nel difendere tutte le vittime di razzismo e di sopruso, almeno negli Stati Uniti. Numerosi giovani ebrei sono morti accanto ai loro colleghi neri durante la lotta contro la segregazione degli anni '50 e ’60 e persino oggi, malgrado il fatto che i neri americani dimostrino una memoria corta e poca gratitudine, gli ebrei, come gruppo, sono i più impegnati nel cercare di garantire diritti uguali ai neri americani. Gli ebrei hanno sempre simpatizzato con le sinistre liberali e progressive e non stanno certamente preoccupandosi solo di se stessi

Per quanto riguarda Israele, io ho sempre provato una profonda antipatia verso Netanyahu e l’estrema destra Israeliana - religiosa e non. Tuttavia, non mi sfugge l’importanza di uno Stato ebraico, né la “sicurezza” che tale Stato dà a tutti gli ebrei del mondo. Pertanto, pur opponendomi a Netanyahu e alla politica attuale dello Stato d’Israele, la mia lealtà verso Israele non vacilla. La lotta va combattuta all’interno e non unendosi agli antisemiti del mondo che vorrebbero la scomparsa d’Israele e la conversione di tutti gli ebrei. Gli ebrei che si schierano contro Israele, poiché contrari alla politica dell’attuale governo sono i tipici "self-hating Jews". Li considero tragicamente miopi e li disprezzo.

Alex Goren, New York, USA

Ottimo articolo. Anch'io deploro che gli ebrei di tutto il mondo siano stati troppo silenziosi su altri problemi in tutto il globo che fanno eco agli orrori della Germania nazista. Gli uiguri in Cina, i Rohingya del Myanmar, i tibetani ... Black Lives Matter, eccetera. Condanno anche la mancanza di compassione di noi ebrei per la difficile situazione dei palestinesi, trattati come cittadini di seconda classe in Israele, e che, a causa di molte cattive decisioni e stranezze del destino, si sono trovati in una difficile situazione in Medio Oriente. Sì, le ingiustizie nei confronti degli ebrei furono molto peggiori... ma almeno dovremmo sentire la sofferenza di un popolo che vuole un Paese e una terra propri.
Spero che vivremo abbastanza a lungo per vedere la pace tra israeliani e palestinesi nella nostra vita... ma sto per rinunciare a questo sogno. Forse, dopo tutte le catastrofi degli ultimi 25 anni, i palestinesi saranno pronti ad accettare il piano di Clinton con cui almeno otterrebbero un Paese. Forse, se Biden verrà eletto, potrà rianimare il piano di Clinton. Liberiamoci almeno dell'abominio che si è annidato alla Casa Bianca e forse potremo andare avanti. Sembra evidente che i nostri cugini israeliani non siano pronti a liberare il mondo dal loro marchio di arroganza: BIBI.
Sperando in tempi migliori...

Michael Mindel, Montreal, Canada

22 luglio 2020

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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