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"Ricordare tutti i giorni, non solo il 27 gennaio"

La Giornata della Memoria in Germania

Intervista a Ulrich Klan, Presidente della Fondazione Armin T. Wegner di Wuppertal e Berlino

Abbiamo chiesto a Ulrich Klan, infaticabile organizzatore di Giornate sui Giusti per far conoscere l’esempio del Giusto che scrisse una lettera di protesta a Hitler proprio allo scoppiare dei primi pogrom antiebraici intuendo il carico di responsabilità di cui la Germania stava per macchiarsi, di spiegarci che relazione c’è tra memoria del Bene e memoria del Male e in particolare come viene vissuta la Giornata del 27 gennaio in Germania. Ne è emerso un quadro di grande fermento e sensibilità al tema, anche se permane la necessità di continuare l’impegno a ricordare e prevenire i genocidi lungo tutto l’arco dell’anno. 

In Germania come viene organizzata e gestita la Giornata della Memoria? La popolazione si sente coinvolta? Partecipa alle celebrazioni? 

In Germania non sono celebrazioni, è un giorno del ricordo, della riflessione. Tutte le città svolgono delle attività legate alla memoria intorno al 27 gennaio di ogni anno. Di solito c’è una grande iniziativa in municipio e poi anche eventi nelle scuole, nei teatri e un po’ ovunque. Per esempio dove vivo io a Wuppertal ogni scuola organizza annualmente una mostra sul tema della Shoah. L’obiettivo è coinvolgere i giovani. 

E le persone partecipano? 

Sì. In Germania i giovani e gli studenti partecipano alle manifestazione. Ce ne sono sempre nuovi, arrivano anche centinaia di migliaia di giovani alle varie manifestazioni e spesso ne organizzano personalmente. Per esempio era molto significativa la partecipazione quando abbiamo organizzato noi della Fondazione Wegner le commemorazioni del Giorno della Memoria nel 2012, con il coinvolgimento del Land del Nordrhein-Westfalia, nella sede berlinese del Land.  In questa occasione la famosa attrice tedesca Iris Berben ha letto la celebre lettera a Hitler di Armin T. Wegner assieme a testi di autori ebrei. Un coro con l’accompagnamento della violinista solista Birgit Lehmann ha eseguito i brani di compositori uccisi o esiliati dai nazisti e alla fine della manifestazione abbiamo eseguito la canzone di John Lennon “Imagine” in arabo, ebraico, armeno, turco, inglese e tedesco. Io in qualità di moderatore della manifestazione ho ricordato le vittime dell’Olocausto e tutti si sono emozionati moltissimo. Abbiamo poi ricordato le figure di “Giusti fra le nazioni” come Armin T. Wegner, che hanno corso rischi personali per aiutare gli ebrei o denunciare ciò che veniva perpetrato contro di loro (lui personalmente ha vissuto sulla sua pelle il carcere, il lager e l’esilio).

Per quest’anno avete preparato qualcosa? 

Per la Giornata della Memoria quest’anno la Fondazione Wegner non ha predisposto nulla, ma lavoriamo per preparare una manifestazione per il 6 marzo, la Giornata europea dei Giusti. Gli anni scorsi abbiamo lavorato con le città di Berlino e Düsseldorf oltre che Wuppertal, quest’anno faremo sicuramente qualcosa sempre anche nella nostra sede di Berlino e in altre città, ma nel 2014 non solo su Wegner, bensì anche su altri Giusti come Vaclav Havel e altri uomini esemplari.  


Che rapporto c’è tra ricordo dell’Olocausto e ricordo dei Giusti? 


Questo è un tema che sentiamo molto alla Fondazione Wegner perché noi non pensiamo solo alle vittime o ai crimini commessi, ma pensiamo anche sempre ai Giusti come Wegner o Oskar Schindler che hanno aiutato i perseguitati. Abbiamo sempre questo doppio livello. 

Che ruolo può giocare una figura esemplare come Armin Wegner? Un ruolo nella memoria ma anche altre funzioni? 

Senz’altro i Giusti aiutano a costruire l’amicizia tra i tedeschi non ebrei ed ebrei. Per esempio una poetessa perseguitata dal nazismo come Else Lasker-Schüler, ebrea, aveva tanti amici non ebrei e su questa realtà di amicizia di prima della Shoah si può costruire anche oggi, rafforzando le relazioni tra ebrei e non ebrei. Gente che era divisa oggi si può ritrovare grazie a questo ricordo. 

Un lavoro per la riconciliazione? 


No. Non direi per la riconciliazione. La riconciliazione è qualcosa che possono eventualmente offrire le vittime. Noi come tedeschi non possiamo offrire la riconciliazione. Ma possiamo lavorare per costruire relazioni. 

Parliamo specificamente del 27 gennaio e non del 6 marzo. C’è anche spazio per ricordare altri genocidi durante la Giornata della Memoria?


Il 27 gennaio la Germania commemora lo sterminio degli ebrei d’Europa, non l’Armenia, il Rwanda e non altri genocidi. È una giornata in cui si devono ricordare le terribili responsabilità tedesche. In questo giorno per rispetto delle vittime si parla solo delle vittime dell’Olocausto. Naturalmente noi come Armin T. Wegner Gesellschaft parliamo tutto l’anno anche degli altri genocidi, ma come tedeschi non il 27 gennaio. 


Pensa che questo giorno di Memoria sia già completo o possa essere migliorato? 

C’è sempre qualcosa da migliorare e non bisogna mai accontentarsi. Dobbiamo ricordare l’Olocausto ogni giorno dell’anno con il nostro lavoro con le scuole, con i lavoratori, con tutte le fasce della società. Bisogna ricordarsene sempre e lavorare sempre contro la violenza. Inoltre anche i media dovrebbero fare di più anche lontano dalla ricorrenza del 27 gennaio.   

Carolina Figini, Redazione Gariwo

20 gennaio 2014

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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