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Sarajevo, la pace sperata a 100 anni dalla Grande guerra

ma in Bosnia la memoria è ancora divisa

Il 28 giugno a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, viene ricordato il centenario dell’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Ungheria con un calendario ricchissimo di eventi culturali sotto la regia della Fondazione "Sarajevo cuore d'Europa” mirati a lanciare un messaggio di pace e concordia dopo tanti anni di conflitti. Ma le commemorazioni di quel fatto, considerato l’inizio della Prima guerra mondiale, evidenziano le divisioni esistenti tra le comunità etniche del Paese, che ne interpretano in modo diverso il significato.

Per i bosniaci e croati l’attentatore, Gavrilo Princip (serbo-bosniaco) era un terrorista che agiva su mandato della Serbia e con il suo gesto ha scatenato la tragedia della guerra. Nella Republika Srpska, a maggioranza serba, Princip è considerato un ribelle in lotta per la libertà e l’indipendenza e l’assassinio è stato utilizzato come pretesto da Austria-Ungheria e Germania per colpire la Serbia dando il via al conflitto, che tra il 1914 e il 1918 ha assunto dimensione mondiale.

La mancata riconciliazione tra serbi, bosniaci e croati dopo la guerra del 1992-95 appare chiaramente anche nei programmi scolastici e nei libri di testo. Se nelle scuole della Repubblica Federale di Jugoslavia la storia nazionale era vista in modo uguale in tutti gli stati federati, ora l’interpretazione delle cause della Prima guerra mondiale è condizionata dagli eventi recenti, che hanno diviso profondamente gli stati.
Intervistato da Osservatorio Balcani e Caucaso
, Željko Vujadinović, professore di storia a Banja Luka, Republika Srpska, ha detto che in Bosnia “quello a cui assistiamo è l'applicazione al passato della forma mentis politica attuale." Secondo Vujadinović "definire la Giovane Bosnia (organizzazione di cui Princip faceva parte, ndr) e Princip come terroristi è il tentativo di riporre sulle spalle delle 'politiche di espansione territoriale della Serbia' la colpa di eventi enormi avvenuti su scala mondiale. Il tutto è evidentemente opinabile”.

Le celebrazioni quindi sono separate. A Sarajevo il programma ufficiale prevede concerti, incontri e mostre sull'anniversario, mentre i serbi hanno organizzato in un’altra città, Višegrad, altri eventi sotto la guida del regista Emir Kusturica, e nella zona orientale di Sarajevo, da loro amministrata, dovrebbero erigere una statua dedicata a Princip.

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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