English version | Cerca nel sito:

Stanislav Petrov

l'uomo che forse ha salvato il mondo

Il 26 settembre 1983 i sistemi di rilevamento sovietici segnalarono un attacco missilistico americano in direzione della Russia. Sembrava che fossero partiti diversi razzi. Davanti agli schermi radar c'era Stanislav Petrov, incaricato per questi casi di avvisare prontamente i superiori, che avrebbero subito avviato una rappresaglia missilistica

Si assunse lui la responsabilità

Ma l'ufficiale Petrov decise di non registrare l'apparente attacco americano, e invece di classificarlo come falso allarme. Questa era una mancanza di rispetto delle istruzioni, un diniego di servizio. La cosa migliore da fare per lui sarebbe stata riferire immediatamente i segnali ai superiori demandando a loro la responsabilità

Tuttavia Petrov potrebbe avere preso la decisione che ha salvato il mondo. "Non c'era una regola esplicita su quanto tempo avevamo per riflettere su un segnale", spiegò Petrov anni dopo, "ma noi sapevamo che ogni momento era cruciale e che la leadership politica e militare dell'Unione Sovietica doveva essere informata immediatamente. Tutto ciò che dovevo fare era telefonare direttamente ai nostri comandanti, ma io rimasi fermo, con la sensazione di trovarmi su una padella che scottava".

Come tra un sì e un no

Il motivo è che Petrov aveva dei dubbi sui segnali visti. Un gruppo di operatori addetti ai radar satellitari non aveva visto alcun missile. Il segnale appariva inoltre troppo forte e chiaro per poter passare attraverso i 28 o 29 "checkpoint" di sicurezza previsti in caso di attacco. Petrov chiamò l'ufficiale che si trovava nei quartieri generali dell'esercito sovietico e riferì che c'era un malfunzionamento del sistema. Se non fosse stato vero, i missili sarebbero deflagrati sul territorio sovietico pochi minuti dopo

"Dopo 23 minuti non era successo niente e mi sentii sollevato ", dichiarò Petrov, che prese la sua decisione basandosi su una probabilità del 50% che si trattasse di un falso allarme. "Forse ho deciso così perché ero l'unico ad avere una formazione civile, mentre tutti gli altri addetti erano militari abituati a impartire ed eseguire ordini", ricordò poi. Qualche giorno dopo Petrov ricevette una reprimenda, non per ciò che aveva fatto, ma per errori nel registro. Tacque per 10 anni, ma trovava vergognoso quel fallimento dei sistemi di rilevamento sovietici. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica tuttavia la stampa scoprì la sua storia e Petrov ricevette numerosi premi internazionali. Anche se non pensava di essere un eroe. "Era il mio lavoro, ma sono stati tutti fortunati che ci fossi io di turno quella notte". 

27 settembre 2013

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

leggi tutto

Il libro

Heimat

Nora Krug

Multimedia

Il progetto pilota di Roma

nato dall'incontro degli insegnanti

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia