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Storie di bambini invisibili e di "farfalle gialle"

600 studenti per il Giorno della Memoria

un'immagine della mattinata

un'immagine della mattinata

Ieri al teatro PIME si è tenuta l’iniziativa per il Giorno della Memoria, a cura dell’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano (composta da Comune di Milano, Gariwo e UCEI), "Storie di bambini invisibili. Un viaggio dalla Shoah al tempo presente".

È stata una mattinata emozionante, pensata per aprire una riflessione sul tema dei minori non accompagnati e della condizione dei bambini dal genocidio armeno alla Shoah, fino alla contemporaneità. I più piccoli sono, infatti, la parte più vulnerabile delle società e le prime vittime dei genocidi, ma sono anche coloro che rappresentano il futuro e che, attraverso la conoscenza e la condivisione, avranno la possibilità di dare al mondo un volto più umano e inclusivo. Rappresentano la speranza, la capacità di fare una scelta per il bene, proprio come la bambina di Terezin - ricordata dalla Senatrice Liliana Segre nel suo discorso al Parlamento europeo - che ha disegnato la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. A volte sono proprio i bambini, prima di tutti, a insegnarci la semplicità di uno spontaneo gesto di vicinanza e apertura verso l'altro.

Proteggere i minori, far sì che abbiano le possibilità di diventare adulti consapevoli e rispettosi che vedano le differenze non come limiti ma come ricchezze, è il primo passo perché gli orrori del passato non accadano più. Conoscere la Storia, accanto alle azioni dei Giusti che non si sono voltati dall'altra parte di fronte all'ingiustizia, può essere quindi, a livello educativo, un tassello importante per insegnare agli uomini e alle donne del futuro a non cadere mai nell'indifferenza. 

Dopo il saluto del presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolè, che ha posto l'accento proprio sull'importanza della "scelta", il presidente di Gariwo Gabriele Nissim ha sottolineato come "Ogni volta che la cultura del nemico si affaccia nelle società, emerga l'antisemitismo". "Per questo il destino degli ebrei è anche quello di occuparsi delle sorti del mondo, di migliorarlo" ha continuato, "e nel Giorno della Memoria questo compito diventa un po' responsabilità di tutti voi". 

Ha seguito poi l'intervento del Console onorario della Repubblica di Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo, Pietro Kuciukian. "Quando il genocidio armeno si affacciava, mio padre Ignadios venne imbarcato su una nave greca e accolto in un collegio armeno a Venezia, fu un minore non accompagnato", ha raccontato il Console, che semplicemente con queste parole ha reso chiaro a tutti il legame tra quel bambino, suo padre, e i bambini di oggi che da soli arrivano sulle nostre coste e di cui dobbiamo prenderci cura, perché abbiamo la possibilità di donare loro un domani più giusto.

Proprio come quello che ha trovato, forse, Salimina Hydara, l'altro ospite fondamentale della giornata, che dal Gambia è giunto a Pozzallo da minorenne qualche anno fa e che oggi vuole continuare il suo percorso di studio e lavoro in Italia. Con una tranquillità difficile da comprendere, è riuscito a raccontare i passaggi della sua storia: "Ho attraversato il deserto. I soldati volevano soldi da noi e ci misero in prigione. Ci picchiavano per ricattare le nostre famiglie. In Libia poi sono stato fortunato perché ho trovato un uomo che mi ha aiutato. Quando abbiamo provato a raggiungere l'Italia, una nave italiana ci ha recuperati e siamo arrivati a Pozzallo, dove ho imparato l'italiano, ed è stata l'altra mia fortuna. I miei professori, le persone, sono stati la mia famiglia. Ho fatto l'esame di terza media e sono uscito con 9, ora studio al Liceo Linguistico". Qui si ferma il racconto e si affaccia qualcosa si cui tutti dovremmo riflettere, Salimina - che oltre alla sua lingua madre e all'italiano conosce perfettamente inglese e francese - rischia di essere rimpatriato, se non trova al più presto un lavoro, nonostante in questi anni abbia sempre studiato e lavorato. 

Questo è un dramma a cui spesso non si presta attenzione: ci sono molti giovani che arrivano nel nostro Paese, riescono a integrarsi e a studiare, ma questo non li salva dalla possibilità, nel caso non abbiano o perdano il lavoro per qualche tempo, di essere mandati indietro una volta maggiorenni. A volte anche a causa di una burocrazia assurda, come detto da Gaia Lauri, educatrice della comunità minori Casa Francesco. La sala si è fatta improvvisamente più silenziosa quando, a questo punto, è intervenuto Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. "I minori non accompagnati hanno storie, volti, nomi", ha dichiarato. "Dobbiamo accoglierli in quanto persone. Non in quanto poveri da aiutare. Dovremmo riscoprire il senso della legalità che parte dalla cultura e dalla conoscenza. Non dovremmo usare la parola clandestino, ad esempio, che ci dà l'idea di qualcosa di negativo: il nostro linguaggio conta". 

Siamo stati poi davvero onorati di avere con noi Elżbieta Ficowska, la bambina più piccola del ghetto di Varsavia salvata da Irena Sendler, l’infermiera polacca Giusta che salvò più di 2500 bambini ebrei. Elżbieta attualmente è impegnata nel raccontare la Shoah e la figura della Sendler ai giovani. Lei che, a sei mesi di vita, è uscita dal ghetto su un camion merci, in una bucherellata scatola di legno insieme a un cucchiaio d’argento con incisi il suo nome e data di nascita. E che ha scoperto solo a 17 anni da dove veniva, che la sua famiglia era ebrea, e che una donna, di nome Irena Sendler, la salvò dal destino di morte a cui i bambini come lei erano destinati nella pagina più buia della Storia. 

Bieta, così preferisce farsi chiamare, ha voluto fortemente citare le parole del professor Władysław Bartoszewski, che sono state uno schiaffo di realtà: "Vale la pena di essere decenti, anche se non conviene. Conviene essere indecenti, ma non ne vale la pena". 

La mattinata si è conclusa con la partecipazione attiva dei ragazzi delle varie scuole presenti, che hanno rivolto numerose domande agli ospiti, dando vita ad un interessante e costruttivo dialogo, e dimostrando, ancora una volta, quanto i ragazzi privi delle inibizioni e dei preconcetti degli adulti sappiano arrivare dritti alla verità. 

Alleghiamo anche la riflessione sulla giornata di ieri fatta su Mosaico da Ilaria Ester Ramazzotti. 

Helena Savoldelli, Redazione Gariwo

30 gennaio 2020

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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