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Testimoni delle buone memorie

il teatro per i Giusti

Testimonianza teatrale “Siamo tutti Hrant Dink” | Castello di San Pietro, Cortemaggiore, prima nazionale, 30 agosto 2011

Testimonianza teatrale “Siamo tutti Hrant Dink” | Castello di San Pietro, Cortemaggiore, prima nazionale, 30 agosto 2011

“Ci è stato affidato il compito di lavorare ad un’opera, ma non ci è dato completarla”.
Nel testamento spirituale di Armin Wegner, Giusto per gli Armeni, è contenuta la motivazione che spinge da tre anni l’organizzazione culturale Ser Tea Zeit a lavorare sulle buone memorie, quelle di coloro che scelsero il Bene quando era facile allinearsi al Male comune. 
Il teatro può rappresentare la Memoria? E in che modo?

In questo ruolo di testimoni ci riconosciamo: ricordare attraverso lo strumento del teatro la vita dei Giusti ha una valenza fondamentale, quando si riesca a parlare dei grandi stermini che hanno insanguinato la Terra attraverso le voci del dissenso, di coloro che ritennero un loro dovere donare a un popolo oppresso la possibilità di riconoscere il valore della speranza in mezzo al terrore. Operando quel ribaltamento del punto di vista che è la cifra dell’impegno di Gariwo. Ser-Tea-Zeit (l’amore del tempo del teatro - da tre parole in lingue diverse, armeno, italiano e tedesco) opera soprattutto nelle scuole. 


Perché è soprattutto ai giovani che si indirizzano le figure esemplari dei Giusti e dei Testimoni di verità. Sono stati così creati percorsi teatrali - che potrete consultare nelle schede didattiche allegate - che propongono rappresentazioni da svolgersi nelle scuole superiori (anche in spazi non strettamente teatrali): con Pietro Kuciukian e Anna Maria Samuelli abbiamo sviluppato una testimonianza su Hrant Dink, con Boris Pahor, romanziere di origine slovena, abbiamo messo in luce un periodo volutamente dimenticato della storia italiana, la repressione degli sloveni in Istria, con Svetlana Broz abbiamo ripercorso, sulle pagine del diario di una bambina di Sarajevo, Zlata Filipovic, episodi di bontà insensata durante il genocidio bosniaco. 


Abbiamo concepito una rete di laboratori teatrali (“Il futuro è la Memoria”) che darà alla luce nel maggio 2013 il primo Memofest - Festival delle buone memorie, momento di festa dei Giusti nello scambio delle esperienze di allievi attori delle scuole superiori, insegnanti e amici, nato da un’idea di Gabriele Nissim dopo la visione di un saggio dedicato al suo lavoro su Dimitar Pesev L’uomo che fermò Hitler. In quell’occasione Nissim dichiarò: “parlare dei Giusti è già una festa, perché parlare del Bene è una festa”.

Per i più giovani (scuole secondarie di primo grado, primarie e dell’infanzia), abbiamo cre- duto opportuno far conoscere fiabe e racconti che costituiscono il patrimonio di popoli che hanno rischiato l’estinzione in tempi bui, dal Caucaso agli altopiani Etiopi, da Gerusalemme a Baghdad. Perché la cultura del racconto, del libro, attraverso la trasmissione orale è il mo- do più forte, crediamo, per far vivere il patrimonio delle differenze. E, nel dialogo, crescere insieme.

Francesco Tigran Di Maggio

17 ottobre 2012

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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