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Scuola: la responsabilità e il Covid-19

di Patrizia Cocchi

Le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse lunedì 24 febbraio in Lombardia e mercoledì 4 marzo 2020 su tutto il territorio nazionale.

Da allora i bambini e ragazzi italiani nelle loro case si trovano a vivere una realtà diversa. All’abitudine alla frequenza quotidiana di un luogo fisico come una scuola e all’interazione dal vivo con compagni e compagne di classe si è sostituita una diversa realtà, fatta di interazioni virtuali. Una realtà che richiede strumenti raffinati per comprenderne la complessità, per decifrare i differenti messaggi che arrivano dai media e per condividere le preoccupazioni dei genitori senza essere travolti.

La preoccupazione di chi “fa scuola” – i docenti, il personale amministrativo - in questi giorni e in queste circostanze eccezionali è quella di continuare ad “esserci”.

Anche se fisicamente chiuse le scuole possono continuare a svolgere il loro ruolo principale: educare e formare i ragazzi per garantire loro di diventare cittadini responsabili nel rispetto dei loro doveri e attivi nella tutela dei loro diritti. Anche se non fisicamente presenti dentro alle aule i docenti, oggi più che mai educatori, devono presentarsi nelle case dei ragazzi ogni mattina per svolgere anche la loro funzione di supporto educativo.

Organizzare la didattica a distanza per le scuole non è stata e non è un’operazione semplice sia per la tradizione della scuola italiana (molto basata sulla trasmissione orale del sapere) sia per lo squilibrato e - in alcuni casi - insufficiente sviluppo dell’utilizzo del digitale sul nostro territorio nazionale.

Le scuole non erano pronte ad affrontare una situazione come quella che si è aperta dalla fine di febbraio. Le realtà tecnologicamente più avanzate potevano avvalersi di piattaforme funzionali alla didattica a distanza già collaudate e di strumentazione diffusa tra gli studenti. La stragrande maggioranza delle scuole, però, si è trovata a partire da zero e a organizzare modalità di intervento assolutamente nuove.

Oltre alle difficoltà delle scuole un altro elemento importante si è imposto all’attenzione: il possesso o meno da parte dello studente di un dispositivo. Non è semplice creare in tempi brevi una situazione che garantisca ai bambini e ai ragazzi nelle loro case di poter fruire di una qualche “normalità” scolastica attraverso la fruizione di lezioni a distanza. Garantire il non uno di meno significa far sì che tutti dispongano di uno strumento adatto a collegarsi alla rete e alla piattaforma utilizzata dalla scuola per la didattica a distanza.

Molte scuole si sono attivate e si stanno attivando per garantire che l’emergenza epidemiologica non ricada con maggior violenza sulle spalle di chi vive difficoltà economiche o di chi necessita di attenzioni particolare per vedere riconosciuti i propri bisogni educativi e hanno predisposto la concessione di strumentazione in comodato d’uso. La richiesta in molti casi ha superato le disponibilità delle scuole che, supportate da interventi normativi, stanno comunque acquistando dispositivi e creando possibilità di connessioni alla rete.

In definitiva, i ragazzi hanno bisogno di essere supportati per impossessarsi degli strumenti necessari a decifrare una complessità che rischia di venire semplificata dalla paura e dalla preoccupazione. Svolgere ogni mattina delle lezioni presentandosi attraverso il video e richiedere ai ragazzi di dare ordine e di organizzare il tempo dilatato della giornata casalinga, in sintonia con quanto avveniva fino al mese scorso, assume un significato che supera il già importante valore istituzionale dato all’istruzione. Significa dare loro la sensazione che il mondo degli adulti è presente e che si prende cura di loro, che non si è a travolti da un uragano paralizzante ma che quello che accade oggi, pur con le sue drammatiche conseguenze, è destinato a lasciare il passo ad un futuro che li vedrà protagonisti. È proprio per guidare l’uscita dal tunnel e per progettare al meglio le soluzioni funzionali alla ripresa che è necessario conoscere, studiare e appropriarsi degli strumenti per comprendere quanto sta accadendo, per analizzarne le cause e per individuarne le possibili conseguenze.

Conoscere, studiare, rielaborare, confrontarsi e collaborare sembrano essere le parole chiave che guidano il lavoro di questi giorni. Continuare a svolgere le lezioni nelle singole discipline, seppur con le necessarie rivisitazioni delle programmazioni iniziali, e aiutare i ragazzi a rielaborare quanto stanno studiando alla luce dell’attualità rappresenta un modo semplice per rendere gli studenti più coscienti e responsabili. Supportarli nel decodificare gli infiniti stimoli informativi distinguendo tra fake news, opinioni individuali e informazioni scientificamente fondate garantisce loro la possibilità di costruire percorsi di pensiero criticamente fondati. Valorizzare i loro risultati nell’apprendere attraverso forme di valutazione che riconoscano, insieme all’incremento delle loro conoscenze, lo sviluppo delle competenze necessarie a seguire responsabilmente le lezioni, a partecipare all’autovalutazione dei loro lavori e alla disponibilità di collaborare tra pari è oggi un nostro dovere di educatori e insegnanti.

Molti confrontano questi giorni a quelli del secondo conflitto mondiale dello scorso secolo, per indicarne le conseguenze economiche. Il passato è denso di momenti che, se analizzati adeguatamente, possono offrire spunti significativi per individuare soluzioni adatte al presente. La memoria del passato e lo studio della storia anche in questo caso possono accorrere in nostro aiuto soprattutto per aiutarci a scegliere e intraprendere le vie più lontane possibili da quelle che si sono rivelate dannose e pericolose per lo sviluppo di società responsabili, libere e rispettose dei diritti umani.

Si ringrazia Patrizia Cocchi, Dirigente Scolastica del Liceo “Vittorio Veneto” -Milano

7 aprile 2020

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