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Senza neve - Comunità di Memoria 2024

dopo il viaggio, l'impegno

Una Cracovia insolitamente senza neve ha accolto un’altra entusiasmante edizione di Comunità di Memoria tra gennaio e marzo, che ora si avvia alla conclusione con la fase delle restituzioni dell’esperienza, sui territori e nelle scuole.

Di nuovo migliaia di ragazzi e ragazze stanno partecipando alle nostre formazioni o a un laboratorio a scuola, all’inaugurazione di un nuovo Giardino dei Giusti e delle Giuste, ragazzi e ragazze in ascolto, che fanno domande, danno risposte, ridono, si abbracciano, alcunə stanno scegliendo di essere il cambiamento che vogliono vedere nel mondo.

Questo progetto educativo pone ancora al centro il tema delle possibilità di ognuno di noi di agire nel proprio spazio di responsabilità, raccontando le storie di chi è stato capace, di fronte all’ingiustizia, di scegliere da che parte stare - la parte degli ultimi, dei più fragili, in difesa dell’umanità. Storie che vanno raccontate bene perché, come scrive Francesco Cataluccio in un recente articolo, attraverso la narrazione, quelle gesta e valori possono ritornare e insegnare a non dimenticare e a ripeterle, persino nei piccoli gesti disinteressati della vita quotidiana. Ascoltando quelle storie si impara anche a narrare. E noi stiamo diventando sempre più bravi a raccontarle, scoprirne di nuove e portarle in viaggio e nelle scuole, farle vivere con il linguaggio dell’arte, del teatro, con i podcast e il fumetto. E il racconto è, senza dubbio, elemento fondamentale della memoria.

La metodologia educativa proposta in questi percorsi, si fonda su principi di educazione non formale e informale, utilizzando con successo, che abbiamo anche provato a misurare in uno studio recentemente pubblicato su MDPI in Behavioral Sciences (Educating Youth to Civic Engagement for Social Justice: Evaluation of a Secondary School Project), gli strumenti potenti della peer education, dove la conoscenza che si trasmette tra persone simili, per età, linguaggi e problemi da affrontare - pari - è davvero efficace e genera impegno e emulazione positiva. Le Comunità di Memoria satelliti che germogliano in tutta Italia, in ogni territorio dove un gruppo che ha iniziato un percorso sceglie di dargli sostanza e continuità, parlano al nostro futuro. Futuro incerto e in pericolo, un mondo al collasso e destinato a non essere più quello che conosciamo, in cui noi adulti dovremmo ammettere le nostre responsabilità e unirci ai più giovani in battaglie di giustizia - climatica e sociale - per i diritti di tutte e tutti i viventi.

Cracovia - Auschwitz e, ancor di più, gli spazi aperti di Birkenau - spogliate dal manto candido di neve che siamo soliti calpestare nel corso dei nostri viaggi, che da anni ci portano nei luoghi teatro della barbarie nazista, le temperature insolite e lontane da quelle decisamente sotto lo zero a cui eravamo abituati, siano una volta di più monito per la follia dell’uomo. Ogni anno che passa viene definito il più caldo mai registrato. Anche il 2023, da poco concluso, non fa eccezione: la maggioranza degli indicatori esaminati per misurare gli effetti del cambiamento climatico hanno raggiunto livelli da record. Un anno funestato dai conflitti, ma anche da ondate di caldo mortali, tempeste, alluvioni, incendi devastanti, città soffocate dall’inquinamento.

L’obiettivo è sempre che queste comunità siano attivatrici di partecipazione e impegno, con i piedi ben radicati nella conoscenza e nella storia, più consapevoli, dopo aver visto i luoghi dell’orrore del secolo scorso, che ormai trascendono loro storia e parlano direttamente a noi, della possibilità di agire il cambiamento che vogliamo e che è quanto mai necessario.

Continuiamo quindi a formarci: i ragazzi e le ragazze che hanno viaggiato con Comunità di Memoria potranno continuare il loro percorso partecipando alla quinta edizione del campo estivo sui temi della pace, della sostenibiltà, dell’accoglienza e dei diritti che i nostri amici di Spostiamo mari e monti organizzano ad agosto a Riace, dove il Mar Mediterraneo ci bagna i piedi e nelle cui acque, solo negli ultimi 10 anni, hanno perso la vita più di 28.000 persone, in fuga dalla guerra, dalla disperazione e, spesso, dalle conseguenze di quel collasso climatico che ha sciolto la neve dell’inverno polacco (e nostrano).

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