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Tre miracoli a Milano

capofila della Giornata europea dei Giusti

Convegno "Le virtù dei giusti e l'identità dell'Europa" , 9 e 13 novembre 2012, Sala Alessi, Palazzo Marino, Milano

Convegno "Le virtù dei giusti e l'identità dell'Europa" , 9 e 13 novembre 2012, Sala Alessi, Palazzo Marino, Milano

di Gabriele Nissim
apertura convegno “Le virtù dei Giusti e l’identità dell’Europa”
Palazzo Marino, Milano | 9 e 13 novembre 2012

Gli unici miracoli possibili li fanno gli uomini con le loro azioni, come ricordava Hannah Arendt quando sosteneva che un’azione rappresenta sempre qualche cosa di nuovo che si semina nel mondo, come accade per ogni natalità. È l’inaspettato che segna la libertà dell’uomo e che può mutare sempre il corso degli avvenimenti. È accaduto a Dimitar Peshev, un uomo giusto che amo molto e di cui festeggiamo settant’anni dall’intervento che permise la salvezza di tutti gli ebrei bulgari.
E noi di Gariwo, la foresta dei Giusti, assieme al Comune di Milano e all’Unione delle Comunità Ebraiche di piccoli miracoli ne abbiamo fatti tre che danno una grande rispettabilità morale alla nostra città.
Nel 2003 abbiamo creato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo che, per la prima volta, metteva assieme figure morali di tutti i genocidi e di tutti i totalitarismi. Abbiamo fatto nostro un principio molto importante della memoria ebraica, sottolineato da Abraham Burg quando scriveva che quanto era accaduto agli ebrei non doveva ripetersi per ogni essere umano.
Ecco perché abbiamo ricordato nel nostro giardino i soccorritori degli ebrei, assieme ai soccorritori degli armeni, dei bosniaci, dei Tutsi, degli uomini finiti nel gulag.
Il giardino di Milano è ormai così importante da essere diventato un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo: sono nati, infatti, giardini dei Giusti a Erevan in Armenia, a Kigali in Ruanda, a Sarajevo in Bosnia.
E poi nel maggio di quest’anno, anche se nessuno di noi è un politico di professione e, come dice Václav Havel, disponiamo solo del potere dei senza potere, abbiamo fatto un piccolo miracolo nel Parlamento europeo.
Siamo riusciti a conquistare la maggioranza dei voti degli eurodeputati e a far istituire la Giornata europea dei Giusti. Milano diventa così la capitale morale della memoria del bene in tutta Europa.
Non è stato un percorso facile perché spesso le memorie dividono e ci sono sempre quelli che vogliono ricordare solo alcune cose e preferiscono dimenticarne altre. Alcuni non volevano che si parlasse degli armeni, altri del totalitarismo sovietico, altri ancora della Bosnia e in tanti pensavano che si dovesse parlare solo della Shoah. L’universale invece di unire divideva. Eppure si diventa veramente europei quando si è cittadini del mondo, quando si costruisce una memoria condivisa, quando si è aperti alle sofferenze altrui, quando la patria non è solo quella dei nostri confini, quando un uomo giusto di una nazione è ricordato in tutte le nazioni, come sosteneva Diogene il Cinico. L’Europa non si costruisce con una memoria che guarda solo al particolare - la memoria leghista direbbero alcuni - ma con la pluralità delle memorie. Non può essere un vero cittadino europeo chi ricorda la Shoah ma si dimentica i gulag e il genocidio armeno, o chi ricorda solo i gulag dimenticandosi della Shoah, come accade in Ungheria quando si parla dell’ammiraglio Miklós Horty come di un eroe nazionale, sebbene sia stato responsabile della politica filonazista del Paese.
Con la nostra azione abbiamo rotto questi pregiudizi, ma per potere dare forza a questo percorso abbiamo bisogno di tutti voi. È necessario che il governo, il Comune di Milano, le istituzioni ci aiutino a festeggiare in tutta Europa questa ricorrenza.
Stiamo lavorando agli eventi di Milano, Parigi, Praga, Varsavia e Sarajevo, ma ci vogliono tanti pescatori di perle che si appassionino alla memoria del bene.
Il terzo miracolo lo stiamo costruendo con il grande lavoro che c’è dietro questo convegno. Attraverso gli esempi morali dei Giusti e le loro biografie ragioniamo di etica e di filosofia, perché i pensatori del bene di cui parleremo in questi giorni fanno parte della più alta tradizione culturale europea. Ecco perché ricordiamo Socrate, Spinoza, Kant, Hannah Arendt, Levinas, Jan Patočka, Vassilji Grossman e tanti altri ancora. Sono tutti cantori della dignità dell’uomo. Essi ci hanno insegnato, come ricorda Patočka, che le stesse cose per cui vale la pena di soffrire sono quelle per cui vale la pena di vivere. È stata questa la grande sfida dei Giusti.
Siamo qui con tanti insegnati perché pensiamo che educare alla responsabilità personale sia la sfida fondamentale per la scuola.
Mi permetto di porre un interrogativo a tutti i relatori.
Si potrebbe dire che, alla resa dei conti, è il rapporto con se stessi che salva l’uomo e che gli permette di agire da solo nei momenti oscuri, ma anche nella normale vita quotidiana?Ma perché è difficile il riconoscimento di un Giusto da parte della società?Non si potrebbe dire che anche il Giusto ha bisogno di essere salvato?
Se la società non lo ascolta e non onora la sua memoria, egli rimane solo e va incontro alla sconfitta. Tutto questo per sottolineare che il termometro morale di una società si potrebbe misurare dalla capacità di rendere onore al Bene. Se è distratta, c’è qualche cosa che non va.
 
 

13 novembre 2012

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