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Mostra fotografica – I Giusti nello Sport
Arthur Ashe

Arthur Ashe – Anti-apartheid

Il campione che trasformò il tennis in una battaglia per la giustizia

USA, 1943 – USA, 1993. Negli anni Settanta e Ottanta, conquistava i campi da tennis di tutto il mondo. Fu uno tra i primi a comprendere come il suo ruolo di atleta potesse diventare cassa di risonanza internazionale contro le ingiustizie e le discriminazioni. Le sue azioni si manifestarono quando il Sudafrica era ancora governato da un regime di Apartheid, un regime che separava bianchi e neri in ogni aspetto della vita quotidiana e anche nello sport. La sua voce si unì a quella dei movimenti internazionali che chiedevano sanzioni, boicottaggi e l’isolamento internazionale del Sudafrica.
La mappa dell’Africa dipinta di nero nel pannello è il segno di questa lotta. Il Giusto è sempre rappresentato nell’atto di praticare lo sport del tennis: i gesti atletici e aggraziati evocano la sua eccezionale bravura, la disciplina forgiata dall’educazione, la correttezza nei confronti dei suoi avversari e la calma nel portare avanti la propria battaglia in favore dei diritti umani, dentro e fuori dal campo.

Ettore Castiglioni

Ettore Castiglioni – Altruism

L’alpinista che portò in salvo attraverso valichi alpini ebrei e perseguitati politici

Italia, 1908 – Italia, 1944. Uno dei più esperti alpinisti del suo tempo e grande conoscitore delle cime che, nel settembre 1943 quando l’Italia precipitò nel caos dell’occupazione nazista e della persecuzione degli ebrei, guidò numerosi gruppi di ebrei e antifascisti lungo i valichi tra l’Alpe Berio e la Valmalenco.
Le immagini di Castiglioni, con taccuino, corda o sci, diventano così simbolo di una resistenza fatta di passi lenti, fatica condivisa e di speranza ostinata verso la libertà. La ripida cresta della montagna, al centro del pannello, è sia spazio di azione del Giusto sia elemento unificatore della composizione. Il profilo del Giusto racconta la metodica precisione con cui organizzava le ardite spedizioni. Nel pannello si riconosce l’immagine del 1938 della ferrata sulla Crète de Bosses, che rappresenta con un potente ed efficace parallelismo il gruppo dei quattordici impavidi uomini che formavano con Castiglioni la piccola “Repubblica”: una sorta di laboratorio della democrazia che costituirà una formazione partigiana.

Bronisław Czech

Bronisław Czech – Resistance

Lo sciatore che sfidò il nazismo con il coraggio e l’arte

Polonia, 1908 – Auschwitz, 1944. Soprannominato “Bronek” è stato il primo sciatore polacco di livello mondiale. Czech fece più volte il corriere clandestino lungo la rotta Zakopane-Budapest quando la Polonia venne invasa dalla Germania nazista nel 1939 e il Paese divenne uno dei principali teatri della Resistenza europea all’avanzata del Terzo Reich. Aiutò molte persone a fuggire e portò messaggi per la Resistenza. Nel maggio del 1940, Czech fu arrestato e deportato ad Auschwitz, dove divenne uno dei primi prigionieri politici. Czech non era solo un grande sportivo; era anche un brillante e sensibile artista.
Al centro dell’opera è riprodotto un suo dipinto: un paesaggio dei Monti Tatra, le montagne che amava e che avevano forgiato il suo talento. Le foto segnaletiche in abiti di prigionia a righe testimoniano la sua permanenza nel campo di Auschwitz: i tedeschi, che ne conoscevano la fama di atleta diligente e capace, cercarono di reclutarlo per l’addestramento militare, ottenendo sempre un fermo rifiuto (che gli costò la vita).

Khalida Popal

Khalida Popal – Girl Power

L’atleta che fece del calcio uno strumento di rivendicazione dei diritti delle donne in Afghanistan

Afghanistan, 1987. Le immagini del pannello narrano la storia di una giovane che indossa le scarpette con i tacchetti e trasforma la sua passione, il calcio, nello strumento di emancipazione, liberazione e rivendicazione dei diritti delle donne nel suo Paese. Khalida è una calciatrice e allenatrice afghana, fondatrice della nazionale femminile di calcio. Per seguire la sua passione è stata costretta a lasciare il suo Paese e a rifugiarsi in Danimarca, per sfuggire alle minacce dei talebani. Attraverso la sua organizzazione Girl Power diventa un’icona dello sport femminile afghano e progetta, insieme a un marchio di abbigliamento sportivo, la prima maglia di calcio con hijab. Riuscì inoltre a coordinare l’evacuazione dal Paese di oltre 300 atlete e attiviste, salvandole da una probabile persecuzione, dopo la ripresa del potere da parte dei talebani nel 2021.
È il pannello più materico dell’intera mostra, l’artista ha scelto di organizzare e applicare la composizione su un velo nero, simbolo allo stesso tempo di oppressione e liberazione.

Sadaf Khadem

Sadaf Khadem – Fight

La pugile che dal ring si ribella al regime degli Ayatollah

Iran, 1995. Si è opposta alle regole della Polizia Morale iraniana con il suo comportamento e il suo abbigliamento. Grazie alla combinazione dei toni del bianco e del nero, le immagini bicromatiche che compongono il pannello esprimono la sua forza e determinazione nel non abbassare lo sguardo (e i guantoni) davanti alle ingiuste pretese del proprio Paese. Quando ha combattuto in Francia, per la prima volta senza velo e con l’abbigliamento regolamentare da boxeur, sapeva che avrebbe adirato il regime, per non aver rispettato i dettami fondamentalisti imposti.
Le immagini delle manifestazioni di massa, presenti nel pannello, rappresentano l’avvio del sistema repressivo che da oltre quarant’anni governa la vita quotidiana dei cittadini e delle cittadine iraniane. La sua carriera sportiva è diventata anche una forma di battaglia civile: ogni incontro è un gesto di resistenza, un pugno sferrato contro la discriminazione e un regime che nega i diritti fondamentali. Evocativa è l’immagine che la ritrae sul ring con dietro la fotografia di Muhammad Ali, uno dei più grandi atleti nella storia dello sport.

Gino Bartali

Gino Bartali – Savior

Il Giusto che pedalò salvando centinaia di ebrei

Italia, 1914 – Italia, 2000. Un ciclista italiano di eccezionale talento, che operò dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’Italia precipitò nella tragedia dell’occupazione nazista e la persecuzione contro gli ebrei si fece spietata. La sua fama di campione gli permetteva di muoversi senza destare sospetti e di utilizzare i suoi “allenamenti” per trasportare clandestinamente documenti falsi nel telaio della sua bicicletta per migliaia di chilometri, collegando Firenze con Perugia e Assisi, e riuscendo a salvare circa 800 vittime innocenti.
Il pannello su Gino Bartali è ricco di materiale d’archivio. Spicca il naso aquilino del Giusto, che guida lo sguardo dell’osservatore nella profondità della sua storia. Gli atti e la carta d’identità raccontano la miriade di documenti falsi prodotti dall’organizzazione clandestina. Nel pannello è poi rappresentato Gino nel 1945 in tenuta sportiva, probabilmente a seguito di qualche competizione ciclistica sostenuta sul finire della guerra, quando fece ritorno alla sua adorata attività sportiva.

Harry Seidel

Harry Seidel – Freedom

Il ciclista del muro di Berlino che trasformò la bicicletta in un simbolo di libertà

Germania, 1938 – Germania, 2020. Conosciuto come il ciclista del Muro di Berlino, trasformò la sua opposizione al regime in azioni concrete, contribuendo a far evadere oltre cento persone. Nel 1961 la costruzione del Muro sancì la separazione: simbolo di un sistema che impediva alle persone di lasciare l’Est. Nonostante i divieti, alcuni ci riuscirono grazie al coraggio dei cosiddetti Fluchthelfer, gli “aiutanti di fuga”, che idearono passaggi segreti, come tunnel scavati sotto la città, per restituire a centinaia di uomini e donne la libertà negata.
Il muro di Berlino è l’elemento unificatore di tutto il pannello: l’immagine centrale (l’unica a colori) risale al 1989, l’anno del crollo, e, osservandola con attenzione, si può scorgere una sottile breccia nel mezzo, che rappresenta simbolicamente la fine della divisione della Germania e del mondo in blocchi contrapposti. Harry Seidel, il vero protagonista del pannello, è rappresentato sempre in movimento, in contrapposizione con la staticità del muro.

Yusra Mardini

Yusra Mardini – Rescue

La nuotatrice olimpionica diventata simbolo di tutti i rifugiati del mondo

Siria, 1998. Insieme a sua sorella Sara, salvò un gommone di profughi, sulla quale si trovava lei stessa nella traversata del 2015. La famiglia Mardini, costretta a fare i conti con i bombardamenti, i saccheggi e le violenze, durante l’onda delle Primavere arabe, decise di scappare in Europa per salvarsi.
La tavola ricorda un momento cruciale di quel viaggio: la tratta da Smirne alla Grecia. Il piccolo gommone rappresenta in maniera evocativa la storia del naufragio e del salvataggio, accanto all’immagine altrettanto evocativa di Yusra, di ritorno in Siria dopo 10 anni, visibilmente commossa e con gli occhi pieni delle immagini del suo Paese completamente distrutto.
Una volta in salvo, Yusra riprese a nuotare e gareggiare, rappresentando la squadra degli Atleti Rifugiati a due Olimpiadi. Non vinse nulla, ma ciò che quell’esperienza le lasciò fu molto più importante: portare la bandiera Olimpica che rappresenta il mondo intero. In primo piano, in basso al pannello, la Giusta è in piscina, sdraiata a pelo d’acqua. Sorride mentre pratica lo sport che ama e che l’ha salvata.

Antonio Maglio

Antonio Maglio – Inclusion

Il medico che trasformò la riabilitazione in una rivoluzione chiamata Paralimpiadi

Egitto, 1912 – Italia, 1988. Pioniere nel campo delle terapie riabilitative per le lesioni midollari in Italia, è ricordato oggi come figura chiave per la nascita dei Giochi Paralimpici. Maglio, convinto che la dignità passasse anche attraverso il movimento e la competizione, trasformò i suoi pazienti in atleti, allenandoli con serietà e dedizione. Ispirandosi alle attività e agli studi di Ludwig Guttmann relativi allo sport-terapia, decise di impiantare nuovi e rivoluzionari programmi sanitari nel Centro Inail per paraplegici di Ostia.
Il collage di fotografie unisce atleti in carrozzina del 1960 a campioni paralimpici di oggi, raccontando meglio di ogni parola la rivoluzione di Maglio. La sua visione aprì la strada a generazioni di sportivi: dai pionieri che scendevano in pista a Roma fino ai protagonisti odierni, come Simone Barlaam, a destra nel pannello, atleta simbolo dell’Italia e vincitore di otto medaglie alle Paralimpiadi. Con coraggio seppe restituire a tante persone non solo la possibilità di gareggiare, ma soprattutto di sentirsi pienamente parte della società.

Emil e Dana Zátopek

Emil e Dana Zátopek – Democracy

La coppia che mise amore, sport e coraggio nella Primavera di Praga

Cecoslovacchia 1922 – Cechia 2000, 2020. Leggendaria coppia di atleti cecoslovacchi. Emil Zátopek, detto la “locomotiva umana”, e sua moglie Dana, campionessa olimpionica di giavellotto, presero posizione pubblicamente sostenendo la Primavera di Praga, pagando con i lavori forzati e la morte civile. Firmarono il Manifesto delle duemila parole, documento che sosteneva la necessità di un socialismo democratico e pluralista. Una storia d’amore, di libertà e di sport: un mix di ingredienti che rende questo pannello unico nel contesto dell’esposizione.
L’amore, il sentimento che caratterizza ogni singolo episodio della vita dei coniugi Zátopek, è al centro della composizione, nella fotografia dove appaiono in un affettuoso e spontaneo abbraccio. Tocchi di colore rosso, simbolo della città di Praga, collegano le immagini in bianco e nero della coppia a quelle di contesto, con carri armati e uomini in divisa, funzionali a spiegare l’impegno dei Giusti nelle vicende della Primavera di Praga, durante la quale scelsero di schierarsi in favore delle riforme democratiche.

Podio Città del Messico 1968

Podio Città del Messico 1968 – No Racism

Il Podio simbolo della battaglia contro la segregazione razziale degli USA

Messico, 1968. Durante la premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, il podio diventa il palcoscenico della protesta contro la segregazione razziale, le discriminazioni nel lavoro e nell’istruzione che colpivano duramente la comunità afroamericana. Gli atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos, rispettivamente oro e bronzo, salirono sul podio scalzi (simbolo di povertà) e con un guanto nero: al momento dell’inno alzarono il pugno, gesto del Black Power, movimento politico-ideologico emerso tra gli afroamericani negli Stati Uniti. Al loro fianco, l’australiano Peter Norman, argento, scelse di indossare una coccarda per i diritti umani come segno di solidarietà.
La fotografia di quel momento resta una delle più potenti del Novecento: tre atleti, tre percorsi diversi, un unico messaggio che attraversa il tempo. No al razzismo, allora come oggi. Questo è l’unico pannello di tutta la serie che non racconta la storia di una sola persona ma di tre uomini coraggiosi che hanno deciso di non rimanere in silenzio.

Ferdinando Valletti

Ferdinando Valletti – Remembrance

Il calciatore del Milan che salvò i compagni di prigionia e il pittore Aldo Carpi

Questo pannello è un omaggio alla città di Milano.
Italia, 1921 – Italia, 2007. Ferdinando Valletti è stato un giovane calciatore del Milan. Dopo l’armistizio del settembre 1943, aveva deciso di opporsi all’occupazione nazifascista aderendo allo sciopero generale indetto dagli operai dell’Alfa Romeo, venendo catturato e deportato a Mauthausen. In quel contesto, sfruttò il suo talento per ottenere un posto nella squadra del campo, migliorando così le sue condizioni di vita. Valletti non approfittò egoisticamente di questo vantaggio, ma lo utilizzò per aiutare molti compagni di prigionia. La vicenda di Valletti ci ricorda che i lager non furono popolati solo da vittime dell’antisemitismo, ma anche da oppositori politici e resistenti.
Grazie all’utilizzo meticoloso e accurato delle matite colorate, si riconosce immediatamente il volto calmo e sorridente di Ferdinando Valletti in primo piano, circondato dai compagni di squadra. Nel gioco di stratificazioni operato dall’artista, emerge il disegno in negativo del campo di concentramento di Gusen realizzato da Aldo Carpi.

Árpád Weisz

Árpád Weisz – Ethics

Il tecnico calcistico più brillante del nostro Paese

Questo pannello è un omaggio alla città di Milano.
Ungheria, 1896 – Auschwitz, 1944. Árpád Weisz fu un calciatore e allenatore ebreo-ungherese, fu allenatore dell’Inter e del Bologna conquistando tre scudetti. Rivoluzionò il mondo del calcio inserendo novità mai viste prima. Quando, nel 1938, furono emanate le leggi razziali, fu inghiottito dalla macchina di sterminio nazista: in poco tempo la sua figura, così centrale nel calcio italiano, scomparve dal discorso pubblico, lasciando un silenzio che oggi è parte integrante della sua memoria.
In primo piano, nel pannello, troviamo la sua figura elegante e sofisticata unita alla squadra che gli ha rubato il cuore, l’Inter. La fotografia con i dirigenti ricorda il ruolo cruciale di Árpád nella definizione tattica e tecnica dello sport, che si concretizza nella scrittura, in collaborazione con Aldo Molinari, del manuale intitolato Il giuoco del calcio. Tra sovrapposizioni, ritagli e trasparenze emerge come in un terribile ricordo lontano l’immagine del campo di concentramento di Auschwitz, luogo in cui perse la vita.

Billie Jean King

Billie Jean King – Gender Equality

La campionessa che trasformò il tennis in una battaglia per l’uguaglianza

USA, 1943. Fin da bambina ha impugnato la racchetta da tennis scatenando le occhiate contrariate dei soci del club conservatore presso cui si allenava. Molti anni dopo, fu tra le fondatrici della Women’s Tennis Association, l’organizzazione che unì le atlete professioniste nella rivendicazione di pari diritti e dignità. Nel settembre 1973, nella celebre Battaglia dei sessi, rappresentata nel pannello, sconfisse il maschilista Robert Larimore Riggs, oppositore del “dilagante femminismo” nel tennis. Quel successo diede una spinta decisiva al riconoscimento della parità salariale nei tornei più importanti, traguardo che oggi rappresenta una delle eredità più tangibili della sua lotta.
In un gioco di sovrapposizioni e trasparenze si invita l’osservatore ad avvicinarsi al pannello, per scoprirne dettagli nascosti. Le sovrapposizioni ricordano inoltre le battaglie che la coraggiosa Giusta continua a sostenere, relative alla parità salariale tra atlete e atleti, ai diritti delle donne nel tennis e ai diritti della comunità LGBTQ+.

Mostra fotografica – I Giusti nello Sport

una staffetta di valori per i Giochi Invernali

Il progetto espositivo

La fiamma olimpica è da sempre il simbolo universale di pace e unità, capace di attraversare i confini per unire i popoli. Accanto a lei, Fondazione Gariwo intende accendere e alimentare un’altra fiamma, altrettanto potente e destinata a non spegnersi: quella della responsabilità personale.

In vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, e a coronamento della campagna Giusti nello Sport, Fondazione Gariwo, forte della sua ventennale esperienza nell'organizzazione di eventi culturali e delle progettualità avviate sul tema dello sport, organizza una mostra fotografica che è una vera e propria staffetta di valori. La mostra racconta le storie di quattordici Giusti nello Sport: atleti e atlete che, in ogni angolo del mondo e in ogni epoca, sono andati controcorrente per prevenire il male, contrastare l'indifferenza, difendere i diritti umani e promuovere i valori espressi dalla manifestazione olimpica.

Le storie selezionate presentano un ampio ventaglio di contesti sportivi, geografici e temporali, spaziando dai tragici eventi che hanno contraddistinto il secolo scorso fino alle attuali battaglie in favore dei diritti delle donne. Come quella di Gino Bartali, il campione di ciclismo che ha salvato centinaia di ebrei dalla deportazione, di Yusra Mardini, la nuotatrice siriana che insieme alla sorella Sarah ha salvato i migranti in fuga verso la Grecia, o di Khalida Popal, la calciatrice afghana che usa lo sport come mezzo di emancipazione per le donne e che nel 2021 ha contribuito a salvare 300 persone in fuga dai talebani.

Nel 2026, la fiamma dei Giusti inizia il suo viaggio. Dopo l'esposizione di ventidue giorni in via Dante a Milano (patrocinata da Comune di Milano, CONI Lombardia, CIP Lombardia e inserita nell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026), la mostra diventa itinerante e viene ospitata in nuovi spazi espositivi, musei, biblioteche e scuole. Ogni ente che accetta di esporre la mostra accoglie il testimone lasciato dai Giusti. L’intero progetto che ruota attorno alla mostra I Giusti nello Sport è concepito come una "Staffetta del Bene": un’azione culturale dinamica in cui ogni tappa espositiva rappresenta un passaggio di testimone. Le storie degli atleti Giusti vengono consegnate a nuovi territori, enti e comunità, al fine di diffondere i valori dell’olimpismo e del coraggio civile, lasciando un'eredità.

Per studenti e insegnanti è inoltre disponibile un percorso educativo scaricabile, pensato per esplorare e approfondire le storie a partire dai pannelli fotografici della mostra I Giusti nello Sport.

Trovi la mostra qui:

Verona | Casa Verona, Arsenale di Verona

dal 14 febbraio all’8 marzo 2026

Civitavecchia | Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Civitavecchia

dal 16 al 25 febbraio 2026

Vuoi ospitare la mostra I Giusti nello Sport nel tuo Comune, nella tua scuola o nella tua associazione?
Scrivici per ricevere informazioni e diventare parte della Staffetta del Bene, contribuendo a diffondere le storie e i valori dei Giusti attraverso lo sport.

Nell'ambito di

  • Olimpiade Culturale | Olimpiadi Milano Cortina 2026
  • Giusti nello Sport

Iniziativa inserita nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l'Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizzerà il dialogo tra arte, cultura e sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l'Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Tecnica

Per narrare le vite, i valori, le gesta, i contesti, gli sport praticati e le battaglie sostenute dalle persone giuste presentate nella mostra, si è scelto il linguaggio della fotografia d’artista contemporanea interpretato da Gabriele Stabile. Nelle mani dell’artista, il collage di fotografie d’archivio, ottenute grazie alla preziosa collaborazione di associazioni calcistiche milanesi, realtà sportive, enti culturali del territorio e il contributo di singoli cittadini, avvia un dialogo virtuoso con altre forme d’arte, dalla pittura alla scrittura, dando origine ad una narrazione fatta di suggestioni e piccoli indizi che prendono forma all’interno dell’opera.

Gabriele Stabile gioca con la trasparenza, la nitidezza, la saturazione dei colori propri delle fotografie d’archivio, sovrapposte al disegno, tocchi di pittura, materiali eterogenei, rivelando stratificazioni complesse in grado di trasmettere le articolate vite dei protagonisti dell’esposizione.
Ogni pannello mostra una storia composta da persone, luoghi ed epoche storiche lontane tra loro ma unite dallo sport, spazio di promozione di valori positivi e di salvaguardia dei diritti umani, e da una scelta giusta esemplare, di coraggio e responsabilità personale, trasformandosi in modelli virtuosi da imitare. Ciascuna opera è accompagnata da una parola chiave, giustapposta alla immagini, esemplificativa del valore espresso dalla storia del Giusto, in lingua inglese, per favorire una più ampia trasmissione e comprensione del messaggio del pannello.

L’artista

Gabriele StabileGabriele Stabile è un fotografo italiano conosciuto internazionalmente, ha un Master in fotogiornalismo alla Westminster University a Londra ed è stato valedictorian all’ICP di New York (’07) e nei PDN30 del 2010. A New York, per oltre una decade è stato un collaboratore fisso del New Yorker, del New York Times e del Il Wall Street Journal seguendo importanti storie locali e internazionali, incluse aree di conflitto e crisi umanitarie.
Con Juliet Linderman ha pubblicato Refugee Hotel (McSweeneys, San Francisco, 2013). Ha portato a termine una commissione per la fondazione Aperture ed ha fondato Lucky Peach, un rivoluzionario periodico di cibo e letteratura. La sua prima monografia, Swim till I Sank, (RVMHUB) ha vinto nello stesso anno il prestigioso premio Marco Bastianelli, è stato finalista a Photo España, vincitore di Gibellina Photoroad, e ha ottenuto la menzione speciale al Liquida Photofestival, tra gli altri. È fondatore di Raw Messina, una galleria atipica, a Roma.

La fotografia rende al meglio quando le si permette di suggerire, più che di descrivere accuratamente, di inspirare dibattito e opinioni più che servire da prova inconfutabile. Accostando alle fotografie altri media possiamo catturare l’attenzione e restituire l’impressione globale di una storia che sembra a quel punto emergere direttamente dall’inconscio collettivo. Necessità interiori, amore per il genere umano ed empatia credo siano stati i motori principali delle azioni dei Giusti che abbiamo cercato di rappresentare in queste tavole. È grazie a questa eredità che il loro esempio ci parla ancora, e ci ispira ad essere persone migliori.

Le tappe della staffetta “I Giusti nello Sport”

  • Milano

    Dal 10 novembre al 3 dicembre 2025
    Via Dante, Milano

    La prima tappa della mostra si svolge nel cuore di Milano, lungo Via Dante, uno degli assi urbani più suggestivi della città, che collega il Duomo di Milano al Castello Sforzesco.

    Uno spazio aperto e attraversato ogni giorno da cittadini e visitatori, ideale per incontrare un pubblico ampio e internazionale, trasformando una passeggiata nel centro storico in un’occasione di riflessione sui valori dello sport, della responsabilità individuale e del coraggio civile. Milano è stata scelta come prima tappa della mostra I Giusti nello Sport perché sede principale delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.

  • Arese

    Dal 15 al 31 gennaio 2026
    Biblioteca Comunale di Arese

    La seconda tappa della mostra approda alla Biblioteca Comunale di Arese, in occasione del progetto Fair Play. Sport, Cultura e Territorio, un progetto sostenuto da Regione Lombardia,

    Il Centro Civico Agorà di Arese è un luogo di studio, incontro e crescita condivisa che accoglie le storie dei Giusti come strumenti di educazione civica e dialogo tra generazioni. In questo contesto, la mostra si inserisce in un percorso che mette in relazione sport e cultura, valorizzando il territorio e promuovendo i valori del rispetto, dell’inclusione e della responsabilità attraverso il racconto di scelte esemplari.

  • Verona

    Dal 14 febbraio all’8 marzo 2026
    Casa Verona, Arsenale di Verona

    La terza tappa della mostra arriva a Verona, città simbolo delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 perché sede della cerimonia di chiusura all’Arena di Verona!

    Il luogo scelto per questa tappa è Casa Verona, uno spazio di incontro dove sport, cultura e comunità si uniscono nel segno dei valori olimpici. Nata in occasione dei XXV Giochi Invernali, ha sede presso l’Arsenale: un luogo storicamente legato a conflitti militari che oggi rinasce come laboratorio di pace e dialogo tra i popoli. La mostra è organizzata in collaborazione con il Comune di Verona e International Inner Wheel Verona, un’associazione che opera per i diritti delle donne e dei bambini.

  • Civitavecchia

    Dal 16 febbraio al 25 febbraio 2026
    Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Civitavecchia

    La quarta tappa della mostra arriva a Civitavecchia, per la prima volta in versione roll-up.

    Il luogo scelto per questa tappa è la sala consiliare del palazzo comunale di Civitavecchia.
    Sarà possibile visitare la mostra dal 16 al 25 febbraio, in concomitanza della presentazione alla cittadinanza del libro “Storie dei Giusti dello Sport” (Mimesis, 2025).
    La mostra è organizzata in collaborazione con il Comune di Civitavecchia, nella persona della Dottoressa Maria Antonietta Maucioni, assessore ai Servizi alla Persona e e Socio-Assistenziali e già referente del Giardino dei Giusti di Civitavecchia.

Credits

Nationaal Archief Fotocollectie Anefo/Rob Bogaerts, Hoover Photographic Collection, UCLA Library, National Library of Medicine, Società Escursionisti Milanesi sezione del CAI (CAI SEM), Willem van de Poll/Anefo, Muzeum Tatrzańskie Zakopane, Auschwitz Memorial, Reza Dehshiri, Eri Adiidaaas 2019, Lynn Gilbert, PICRYL, Gabriele Seghizzi, INAIL, Maria Stella Calà Maglio, ONU Brasil, Girl Power, RFE/RL, RFE/RL collections at the Hoover Institution Library and Archives at Stanford University, Bundesarchiv, Rotraut Seidel, Aad van der Drift, Museo Ebraico di Bologna/Vincenza Maugeri, Deutsche Fotothek, Suomen Urheilumuseo, Helsingin kaupunginmuseo/Väinö Aleksi, Manuela Valletti.