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Il tempo dei trentasei giusti

la mostra di Mario Vespasiani



Sabato 31 agosto si è aperta a Caldogno la mostra Mario Vespasiani Il tempo dei trentasei giusti, un progetto site-specific realizzato appositamente per Villa Caldogno, tra le più celebri ville venete, opera dell'architetto Andrea Palladio, già patrimonio UNESCO. La mostra concluderà la sua presenza nella Villa il 3 Novembre 2019. 

La personale si svolge nelle sale del piano nobile, nelle quali le inedite opere di Vespasiani si pongono in dialogo con gli affreschi cinque-seicenteschi presenti nelle tre stanze scelte, che illustrano gli svaghi e i divertimenti quotidiani della vita dell'epoca, tra giocatori di carte e suonatori. Mario Vespasiani (1978) ha concepito questi recenti dipinti in relazione alle immagini presenti sulle pareti affrescate, sia nel tema che con le tonalità, interpretando questi episodi come racconto di un'umanità distratta dalla urgenze del quotidiano, presa dai vizi e dal passatempo. Ha associato in ciascuna sala tre quadri che descrivono un particolare mondo notturno dove appaiono uccelli di varie specie, che silenziosi osservano lo spettatore, attenti ad ogni segnale, al punto di svanire un un battito d'ali. Nella ricerca dell'artista, sono fondamentali i simboli e le metafore, infatti i volatili più che una fedele descrizione ornitologica, rappresentano il ruolo che ciascun individuo ha sulla terra e le sue responsabilità, in base al talento ricevuto e alla missione da svolgere.

Sia il titolo che la mostra si rifanno all'interesse di Vespasiani per la spiritualità che lega Oriente ed Occidente. In questo caso l'autore attinge alla sapienza ebraica, infatti secondo quanto sta scritto nel Talmud in qualsiasi momento della storia, ci sono sempre trentasei giusti al mondo che vivono senza essere consapevoli della loro natura “speciale”. Nessuno li conosce nel momento del loro operato – sono in un certo senso “nascosti” – ma la loro presenza assicura l’esistenza del mondo stesso perché, per amor loro, Dio non distrugge il pianeta terra. La tradizione ritiene che le loro identità siano sconosciute anche tra di loro e che, se uno di loro giungesse a comprendere il vero scopo della propria esistenza, allora verrebbe immediatamente sostituito da un altro giusto. Riconoscendo il male e le sofferenze e se ne fanno carico perché non possono tollerare simili ingiustizie. 

Nelle grandi tele il fondo scuro del blu notte, richiama il contesto nascosto e riservato in cui operano queste figure, non protagoniste alla ribalta, ma attente e silenziose, non generiche ma precise, inoltre ogni uccello è anche la rappresentazione di un simbolo, caro alle varie culture, sia nella specie come nel colore. Mario Vespasiani in un quotidiano che si svela nelle spaventose disparità tra gli esseri umani, nelle distanze tecnologiche che separano perfino tra le pareti di casa o che atterrisce di fronte agli abissi insondabili di ogni anima, vuole sensibilizzare l'orientamento individuale a percepire l'aspetto più profondo che ci fa sentire esseri uniti tra noi, alla madre terra e all'opera della creazione. Confida l'autore che la mostra deriva anche dall'incoraggiamento a fare il bene, che ricevette quando era giovanissimo studente da parte del leggendario ciclista Gino Bartali, che circa venti anni dopo sarebbe stato dichiarato dallo Yad Vashem, per i suoi gesti di assoluto coraggio e umanità, Giusto tra le nazioni.

La biografia dell'artista è disponibile qui.

19 settembre 2019

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