Il silenzio di Auschwitz

Il silenzio di Auschwitz

di Francesco M. Cataluccio

La prima volta che andai ad Auschwitz fu nell’aprile del 1980, durante una tardiva tormenta di neve. Da allora mi è rimasto dentro il silenzio. Un silenzio mai sperimentato prima, che nemmeno il gracchiare dei panciuti corvi riusciva a intaccare. Ero da solo e quindi, vendendomi il biglietto d’ingresso, mi obbligarono ad accodarmi a un gruppo di visitatori polacchi, che mi dettero un passaggio sul loro sgangherato autobus fino a Birkenau...

Il volto dell’altro

Il volto dell’altro

di Mordecai Paldiel

La maggior parte dei soccorritori, quando viene chiesto loro cosa li ha spinti a rispondere positivamente alla richiesta di aiuto, trova difficile fornire spiegazioni razionali. Non citano frasi di grandi filosofi, ma affermano semplicemente che “era la cosa più naturale da fare” per loro, aiutare un ebreo - o un'intera famiglia - in fuga...

Consigli di lettura per il Giorno della Memoria

Consigli di lettura per il Giorno della Memoria

Una selezione di libri per i ragazzi

In vista di questo periodo dedicato alla Memoria, abbiamo pensato di raccogliere consigli di lettura per affacciarsi a questo tema in modo creativo e da diversi punti di vista. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano.

Il fratello minore

Il fratello minore

di Andrea Barzini

Nella mia famiglia c’era un mistero, mio zio Ettore, Ettore Barzini, fratello di mio padre, morto a Mauthausen. Nessuno ce ne aveva mai parlato, non c’era una foto, una traccia, non sapevamo nemmeno perché fosse stato deportato. Così, da ragazzo, ci avevo fantasticato. Chi era questo zio?

Willy Brandt a Varsavia, un gesto che segnò la storia

Willy Brandt a Varsavia, un gesto che segnò la storia

di Simone Zoppellaro

“Posto di fronte all'abisso della storia tedesca e al peso dei milioni di persone che furono uccise, ho fatto quello che noi uomini facciamo quando le parole ci mancano”, così scriveva il cancelliere tedesco occidentale Willy Brandt nelle sue memorie, ricordando quello storico gesto. Cinquant’anni sono trascorsi da quel 7 dicembre del 1970 quando Brandt, in visita a Varsavia, si inginocchiò di fronte al monumento dedicato ai resistenti del ghetto di Varsavia.

Giusta la coppia che salvò Roman Polanski

Giusta la coppia che salvò Roman Polanski

il riconoscimento di Yad Vashem

Tra i Giusti riconosciuti dal Memoriale di Yad Vashem, da qualche giorno spicca il nome dei coniugi Stefania e Jan Buchala. Una storia di coraggio e umanità che ha molti tratti in comune con quelle delle migliaia di figure esemplari ricordate a Gerusalemme, se non fosse che il bambino salvato dai Buchala sarebbe poi diventato il celebre regista Roman Polanski.

Ricordo di Marek Edelman

Ricordo di Marek Edelman

di Francesco M. Cataluccio

Undici anni fa moriva a Varsavia, all’età di 87 anni, Marek Edelman, uno dei pochi sopravvissuti dell’eroica insurrezione del Ghetto di Varsavia, nella primavera del 1943: uomini e donne che, certi di essere votati allo sterminio per mano dei nazisti, decisero di morire con le armi in pugno, mettendo in scacco per parecchie settimane l’esercito nemico e dando un segnale di coraggio e dignità a tutta l’Europa.

Lettere d’amore dal carcere di Trieste

Lettere d’amore dal carcere di Trieste

storia di Daniele Israel, deportato ad Auschwitz nel 1944

È nel carcere del Coroneo di Trieste che Daniele passa gli otto interminabili mesi precedenti la deportazione. Ed è da qui che scrive ogni giorno alla moglie lunghe lettere, testimoni della frustrazione di un uomo allontanato dalla sua famiglia e costretto a continue torture in attesa dell’ignoto. Nascosti nello scantinato del cognato, Anna e i bambini aspettano con ansia i messaggi che Daniele riesce a far uscire dal carcere nascosti nei colletti ed i polsini delle sue camicie.

Saburo Nei: il diplomatico giapponese in URSS che salvò molti ebrei in fuga dal nazismo

Saburo Nei: il diplomatico giapponese in URSS che salvò molti ebrei in fuga dal nazismo

Il console giapponese Saburo Nei concesse visti di transito per il Giappone a coloro che, in fuga dalle persecuzioni naziste, tentavano di raggiungere il Pacifico per salpare verso le coste americane.

Il ruolo della polizia polacca nella Soluzione Finale

Il ruolo della polizia polacca nella Soluzione Finale

lo studio dello storico Jan Grabowski

Il libro di Grabowski dimostra che, sotto l’auspicio dei tedeschi ma mostrando di volta in volta uno spirito di iniziativa e grande fervore, la polizia polacca prese parte alla sistematica eliminazione - diretta ed indiretta - della popolazione ebraica, tanto nelle città quanto nei villaggi, i ghetti e i nascondigli. “Senza la polizia polacca, i tedeschi non avrebbero portato a termine il loro piano”, dichiara lo storico polacco ad Haaretz.

La storia di Witold Pilecki

La storia di Witold Pilecki

di Ewa Wierzynska

Il valore di Pilecki non viene riconosciuto nel 1956, come accade per molti soldati dell’AK, a cui anche lui apparteneva. La verità sul suo operato emerge solo sedici anni più tardi grazie al presidente Lech Kaczyński che gli conferisce postumo l'Ordine dell'Aquila Bianca - la più alta onoreficenza polacca. Da allora, è l’eroe ispiratore di libri, film, canzoni e poesie, a cui sono innalzati monumenti in Polonia e all’estero.

Jojo Rabbit di Taika Waititi

Jojo Rabbit di Taika Waititi

l'esperienza di Valentina Carrera

Un film poetico. Divertente, a tratti esilarante. Con alcune scene e inquadrature indimenticabili e di bellezza assoluta. Ma anche triste, molto triste; commovente e dolce e amaro. Ferocemente e orgogliosamente antinazista. Originale nella narrazione e nella regia perfetta, fatto di sfumature e particolari e con interpreti d'eccezione. E finale da storia del cinema con i due protagonisti che ballano sulle note di Heroes di David Bowie, inno alla ritrovata libertà.

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