Come e perché fare Memoria nella scuola

Come e perché fare Memoria nella scuola

di Daniela Palumbo

La scuola resta uno dei luoghi dove abita la Memoria. Molto più che in altri segmenti della società. Essa è un serbatoio importante di Memoria, grazie alle parole tessute per narrare i fatti che costituiscono la Shoah, ai bambini alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze. Per questo dobbiamo incessantemente chiederci come e perché continuare a testimoniare un impegno educativo in questo ambito.

Come la memoria della Shoah ha cambiato il mondo

Come la memoria della Shoah ha cambiato il mondo

di Gabriele Nissim

Quella Convenzione di Lemkin ha segnato un nuovo inizio: sono nati i Tribunali Penali internazionali che hanno giudicato i criminali della Bosnia, del Ruanda e della Cambogia; si è affermato il principio dell’intervento umanitario per venire in soccorso delle popolazioni minacciate; si è cominciato a discutere alle Nazioni Unite di un sistema di allerta precoce per informare il mondo quando ci sono i presupposti di un genocidio. Se tutto questo percorso verrà implementato, la memoria della Shoah, genocidio paradigmatico del Novecento, avrà un effetto per il mondo intero, come si era proposto il giurista ebreo polacco.

La responsabilità della memoria: il presidente AEI aderisce alla Carta della Memoria di Gariwo

La responsabilità della memoria: il presidente AEI aderisce alla Carta della Memoria di Gariwo

la responsabilità della Memoria nel nostro tempo

“Ho voluto aderire a questa lodevole iniziativa pubblica che denuncia senza mezzi termini la brutalità del male, offrendo al contempo la concreta possibilità di opporvisi. Per me forse si tratta di affermare praticamente e congiuntamente due dottrine fondamentali della fede evangelica: tanto quella della gravità del peccato e i suoi effetti devastanti, quanto quella della grazia comune, l’azione provvidenziale di Dio nella società per mitigarli."

Consigli di lettura per il Giorno della Memoria

Consigli di lettura per il Giorno della Memoria

Una selezione di libri per i ragazzi

In vista di questo periodo dedicato alla Memoria, abbiamo pensato di raccogliere consigli di lettura per affacciarsi a questo tema in modo creativo e da diversi punti di vista. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano.

Nozioni e consapevolezza. Gli studenti polacchi e la memoria dell’Olocausto

Nozioni e consapevolezza. Gli studenti polacchi e la memoria dell’Olocausto

di Anna Ziarkowska e Robert Szuchta

Quel che è successo al popolo d’Israele non deve ripetersi mai, e deve assurgere a principio morale di difesa di ogni nazione in pericolo. Gabriele Nissim ha perfettamente ragione, quando afferma che dovremmo impegnarci a rendere i giovani sensibili a tutti i genocidi. La comparitistica intesa come metodo d’indagine insegna a contemplare molteplici prospettive di ricerca.

Il senso della memoria

Il senso della memoria

di Pietro Kuciukian

Il ruolo cruciale della memoria si è costituito soprattutto in riferimento al Novecento, il secolo dei genocidi, fino a temere che la memoria sopravanzi la storia, ma soprattutto che, dilatandosi ai crimini contro l’umanità, dal passato al presente, banalizzi o indebolisca la centralità della Shoah. Ne è nato un dibattito a volte aspro e divisivo. Non è questa la mia posizione.

La storia e la memoria dei genocidi

La storia e la memoria dei genocidi

di Marcello Flores

Le memorie specifiche di ogni genocidio, che vanno salvaguardate, aiutate, diffuse e fatte conoscere, si comprendono meglio se si ha un’idea complessiva di cosa sono i genocidi, come si preparano, s’impongono, trovano collaboratori e carnefici, cercano di distruggerne le memorie mentre si stanno compiendo.

La memoria della Shoà: scontro tra due posizioni

La memoria della Shoà: scontro tra due posizioni

di Stefano Levi Della Torre

Da tragedia di una minoranza specifica e isolata, la Shoà si pone ora come un paradigma universale. La Shoà è un paradigma non malgrado la sua unicità, ma in virtù di essa, perché in essa si compendiano tutti gli elementi che, per parti, si presentano in ogni altra atrocità di massa, del passato, del presente e del futuro prevedibile. La memoria di Auschwitz non è un idolo negativo, ma l’avvertimento di una possibilità latente, un messaggio vivo e un insegnamento attuale.

Carta della Memoria - il dibattito

Carta della Memoria - il dibattito

le reazioni dopo la pubblicazione del documento

In occasione della quarta edizione di GariwoNetwork, l'annuale appuntamento con la rete dei Giardini dei Giusti e degli insegnanti che si occupano dei nostri temi, Gariwo ha lanciato la Carta della Memoria, un allegato alla Carta delle responsabilità 2017. Ne è nato un importante dibattito, di cui vi segnaliamo alcuni contributi...

La Memoria non gioca a carte

La Memoria non gioca a carte

di Vittorio Pavoncello

Se la Shoah è un monito serve sia agli ebrei perché non siano più vittime ignare e inconsapevoli, ma serve anche a non creare più carnefici. Non serve a molto far prendere coscienza alle vittime del loro essere state tali se contemporaneamente non si spingono e disinnescano le spinte che tesero a fare di molti dei carnefici e a divenirlo. Ecco, allora che le cause che possono spingere alcuni a divenire carnefici si devono trovare nella storia e nell’attualità; nelle molte o in alcune di quelle cause che trasformarono, e che potrebbero ancora trasformarlo, un uomo in soldato e poi in un feroce quanto cinico assassino.

La Memoria del bene e il futuro degli Stati Uniti

La Memoria del bene e il futuro degli Stati Uniti

di Craig Palmer

A prescindere dalla forma che assumerà il futuro, potrebbe essere troppo sperare che le persone siano giudicate in base al loro comportamento e non alla rispettiva categoria sociale. Tuttavia, spero che il futuro contempli una “memoria del bene”, intesa come persone che compiono atti altruistici di gentilezza verso altre persone.

Le parole, i totalitarismi e i populismi

Le parole, i totalitarismi e i populismi

di Francesco M. Cataluccio

Chi vive in un regimi totalitari si sente isolato, lontano dal suo prossimo. È diffidente, confuso, isolato. Il potere ottiene questo risultato controllando l’arte del discorso: rendendo i concetti opachi, istillando paura e incertezza, sommergendoci di rumore. La sopravvivenza dipende dalla nostra capacità di pensare e parlare con chiarezza e in libertà. E anche vivere e discutere collettivamente.

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