Valerij Legasov

Valerij Legasov

l'uomo che riuscì a mitigare le conseguenze di Chernobyl

Insisté per l’evacuazione della popolazione di Pripyat, salvando molte vite, e lavorò senza sosta, incurante delle radiazioni a cui era esposto, per cercare di contenere le disastrose conseguenze dell’incidente: una miscela di boro contenente piombo, sabbia e argilla venne gettata dagli elicotteri nel nocciolo del reattore per assorbire le radiazioni.

Cosa fu Chernobyl, trent'anni fa

Cosa fu Chernobyl, trent'anni fa

di Francesco M. Cataluccio

Il nome di Chernobyl divenne famoso in tutto il mondo dopo il 26 aprile del 1986 quando, nella locale centrale elettronucleare, si verificarono due esplosioni successive che provocarono l’immediata morte di 31 persone e fecero scoperchiare il tetto disperdendo nell’atmosfera grandi quantità di vapore contenente particelle radioattive.

Chernobyl - il libro di Francesco M. Cataluccio

Chernobyl - il libro di Francesco M. Cataluccio

nuovo libro di Francesco M. Cataluccio

Il 26 aprile 1986 una serie di errori e di irresponsabilità porta alla fusione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl, causando un enorme disastro ambientale. Il Comitato Foresta dei Giusti presenta il nuovo libro di F. M. Cataluccio, che parte proprio da questa strage per un'accurata indagine.

Vassili Nesterenko

Vassili Nesterenko

fisico nucleare dissidente sovietico

Nel 1986, quando avviene il disastro di Chernobyl, Nesterenko è uno dei primi a intervenure sull'impianto. Sorvola in elicottero il luogo dell'incidente per buttare azoto liquido sul nocciolo, nel tentativo di arginare la reazione nucleare. Si batte da subito per fare evacuare la zona, altrimenti “non ci sarà più nessuno a portare avanti questa cultura, né a leggere i vostri libri”.

Yuri Bandazhevsky

Yuri Bandazhevsky

scienziato anatomopatologo, ha indagato sulle conseguenze del disastro di Chernobyl

Bandazhevsky fonda l'Istituto medico statale di Gomel in Bielorussia, il primo centro di studi dedicato a indagare sulle conseguenze ambientali del disastro di Chernobyl del 1986. Secondo gli attivisti per i diritti umani Bandazhevsky è un prigioniero di coscienza, Amnesty International ritiene la sua detenzione correlata alle ricerche sulla catastrofe di Chernobyl.