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Nascerà il primo Giardino dei Giusti in Svizzera

Lugano riscopre la sua tradizione umanitaria

Città di Lugano

Città di Lugano

A ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali italiane che diedero la stura ad un esodo di perseguitati verso la Svizzera, la città di Lugano riscopre la propria tradizione umanitaria e con la Fondazione intitolata a Federica Spitzer lancia il progetto “Lugano città aperta” che culminerà il 26 aprile 2018 con l’istituzione di un Giardino dei Giusti (il primo in Svizzera) in presenza del ministro degli esteri elvetico. Il Giardino dei Giusti di Lugano - che si ispira a quelli promossi da Gariwo in Italia e in diversi Paesi del mondo e che con Gariwo collaborerà - renderà omaggio a quattro figure di Ticinesi che si prodigarono in epoche diverse per dare protezione a chi era perseguitato.

Si tratta di un lavoro di memoria fatto in funzione del presente. Quando si fa memoria degli anni bui del Novecento, uno dei secoli più barbari della storia dell’uomo a causa dei totalitarismi che produssero decine di milioni di morti, si sottolinea giustamente l’efferatezza di quanto fu compiuto ma spesso si considerano quelle barbare vicende un unicum nella storia. 

Purtroppo, se consideriamo soltanto quanto è successo nei pochi anni dall’inizio del secondo millennio ad oggi, ci accorgiamo che non si tratta di un unicum. Si pensi solo alle barbarie che hanno dovuto subire recentemente milioni di madri, padri e bambini siriani, alle decapitazioni e agli attentati nelle città europee contro giovani innocenti e indifesi… Ci vuole un approccio alla storia che non si limiti a commemorare la liberazione di Auschwitz una volta all’anno, ma interpelli la responsabilità personale di fronte alla realtà del presente. 

Le leggi razziali contro gli ebrei in Italia diedero il via all’esodo di persone perseguitate a causa della loro religione e del loro gruppo etnico. Molte di loro, tra il 1938 e il 1945, trovarono un porto sicuro nella neutrale Svizzera e in un Ticino pur molto esitante, timoroso e contraddittorio nei confronti del nazifascismo. Sappiamo che l’atteggiamento della Svizzera italiana non fu cristallino: c’erano coloro che sostenevano i fascisti oppure (neutrale e accerchiata dalle potenze dell’Asse com’era la Svizzera) c’erano esitazioni forti a schierarsi apertamente contro i nazifascisti. Eppure – pur nell’incertezza e nei timori – in vasti strati della società civile del Cantone Ticino prevalse la tradizione umanitaria che già aveva aperto le porte ai combattenti per la libertà durante il Risorgimento. Il cuore dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Spitzer e fatta propria dalla città di Lugano, sta in una convinzione profonda di Federica Spitzer - ebrea scampata al lager che ha vissuto in questa città e alla quale Lugano ha dedicato una via. Quale convinzione? La certezza, maturata da Fritzi Spitzer durante la deportazione e la vita nel Lager, che il senso della vita – quale che sia – di un essere umano è più forte di qualsiasi vessazione, qualsiasi Ragion di Stato o della logica del “male minore”. 

Scrive Federica Spitzer: “Anche in una situazione irrimediabile, confrontati con un destino irrevocabile possiamo mostrare, testimoniare ciò di cui l’essere umano è capace e con questo trasformare una tragedia umana in un trionfo”. Tale convinzione animò nel 1942 la sua scelta semplice di iscriversi volontaria alle liste di deportazione su cui figuravano i propri genitori per salvare loro la vita. Come poi accadde. Un simile approccio della memoria storica e dei conflitti del presente sta alla base dell’iniziativa di Gariwo e dei Giardini dei Giusti nel mondo nonché della Giornata dei Giusti che il Consiglio d’Europa ha fissato per il 6 marzo e che recentemente il Parlamento italiano ha adottato ufficialmente.

Promotori del progetto “Lugano città aperta” (vedi programma sul sito www.luganocittaaperta.ch) sono la Fondazione Spitzer e la Città di Lugano. Ma la collaborazione coinvolge secondo modalità specifiche il Cantone Ticino, l’Università della Svizzera Italiana, l’Associazione Svizzera-Israele, Gariwo. Le figure scelte dall’Archivio storico della città di Lugano e dalla Fondazione Spitzer per il Giardino dei Giusti di Lugano sono: Guido Rivoir, pastore valdese di fede socialista, che si prodigò negli anni Settanta per l’accoglienza ai cittadini cileni perseguitati sotto la dittatura di Pinochet; Francesco Alberti, sacerdote cattolico amico di Don Sturzo, direttore di “Popolo e Libertà” e antifascista impegnato; Carlo Sommaruga e sua moglie Anna Maria Valagussa. Diplomatico presso l’ambasciata Svizzera a Roma, per il suo impegno a protezione degli ebrei perseguitati Carlo Sommaruga era sulla lista di proscrizione dell’autore dell’eccidio delle Fosse Ardeatine Herbert Kappler. Carlo e Annamaria Sommaruga furono i genitori di Cornelio Sommaruga, già presidente della Croce Rossa Internazionale. Il valore educativo delle scelte dei genitori ebbe certamente un notevole influsso sul futuro operato del figlio.

Fra febbraio e marzo verranno dedicate ad ognuna di queste figure serate pubbliche alla Biblioteca cantonale di Lugano, alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano e all’Università della Svizzera italiana per illustrare il contesto storico e il loro operato. In aprile l’Istituto studi italiani organizzerà il Convegno scientifico “Lugano al crocevia: esuli, esperienze, idee". Come detto, il progetto si concluderà il 26 aprile, con l’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Lugano, in presenza del Consigliere federale e capo del Dipartimento degli Esteri Ignazio Cassis, il Presidente del Governo cantonale ticinese e le autorità diplomatiche italiane, il sindaco di Lugano Marco Borradori, il presidente della Fondazione Spitzer e il presidente e fondatore di Gariwo Gabriele Nissim. 

A conclusione della giornata, è in programma uno spettacolo nella sala teatro del LAC (Lugano arte e cultura) dal titolo “Serata colorata” - curato ed ideato da Viviana Kasam, giornalista e co-ideatrice del progetto Lugano Città Aperta - che con interpreti italiani di grande richiamo internazionale riproporrà quegli intrattenimenti teatrali e musicali che si svolgevano nei campi di internamento fascisti in Italia. Il pubblico – l’evento è in cartellone dia LuganoInscena- potrà condividere quel clima di ironia, di tristezza ma anche di speranza che caratterizzava questi spettacoli di cabaret.

Moreno Bernasconi, Presidente della Fondazione Federica Spitzer

7 febbraio 2018

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