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Giordania: agricoltura verde, rinnovabili e turismo

per dare lavoro e gestire l'emergenza profughi

Il sito archeologico di Petra

Il sito archeologico di Petra http://www.jordanwebs.com/

La Giordania sta attuando una strategia di lungo periodo per promuovere uno sviluppo economico equo e sostenibile e ridurre l'alto tasso di disoccupazione (18,1% nel secondo trimestre 2017), effetto sia del forte afflusso dei rifugiati siriani, sia del ristagno della produzione dovuto al calo delle esportazioni e degli investimenti esteri a causa dei conflitti regionali. Tra i settori di punta ci sono le energie rinnovabili, con progetti mirati a ridurre progressivamente la dipendenza dall'estero nell'approvvigionamento energetico e idrico, e il turismo, un patrimonio inestimabile per la varietà dei siti archeologici e naturalistici giordani, capaci di richiamare migliaia di visitatori. 

Per entrambi i settori il successo dei piani di sviluppo dipende dalla capacità del governo di stabilizzare la situazione interna, controllando le tensioni legate alla  presenza dei rifugiati e alle minacce del terrorismo fondamentalista.

Coltivare nel deserto: la scommessa "verde" della Giordania

Il Paese copre un’area di 89.342 kmq (poco meno del Portogallo) con una prevalenza del deserto nelle regioni settentrionali, orientali e meridionali, mentre la parte occidentale beneficia della presenza del fiume Giordano e dei suoi affluenti ed è quella dove sono concentrate le piante da frutto e da fiore. L’agricoltura esporta principalmente frutta e ortaggi, mentre l’allevamento è praticato tradizionalmente dalle tribù beduine nella parte meridionale.

La limitata disponibilità di petrolio, tranne quello di scisto (in inglese shale oil, petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso) e la scarsità di acqua hanno spinto la Giordania a investire nella ricerca di fonti alternative di energia e di approvvigionamento idrico.

La “svolta verde” prevede anche la collaborazione con istituzioni straniere come nel caso del Sahara Forest Projectinaugurato di recente. Scopo del progetto è sviluppare l’agricoltura in aree desertiche con un sistema quasi autosufficiente, alimentato da una centrale solare termodinamica, che fornisce l’energia necessaria a far funzionare un impianto di desalinizzazione.
L’acqua proveniente dal Mar Rosso è resa potabile - con una capacità fino a 10.000 litri d’acqua/giorno - grazie alla centrale solare termodinamica (CSP, Concentrating Solar Power) che fornirà sia l’elettricità sia il calore per le attività agricole.

L’iniziativa, realizzata a livello sperimentale nei pressi della città di Aqaba, è nata dalla collaborazione tra Giordania, Unione Europea, governo norvegese e investitori privati interessati finanziare un sistema innovativo di produzione agricola in condizioni difficili, creando posti di lavoro e favorendo lo sviluppo sociale. Obiettivo del Sahara Forest Project è produrre 130 tonnellate di verdure l’anno, come annunciato nella cerimonia inaugurale tenuta in settembre alla presenza del re giordano Abdallah II e del principe ereditario norvegese Haakon.


Profughi e rifugiati: dare lavoro per dare un futuro

La Giordania ha 9,9 milioni di abitanti, di cui 6,5 milioni sono giordani, 1,4 milioni siriani, 500 mila iracheni e 1,5 milioni palestinesi, mentre circassi, armeni e curdi sono gruppi minoritari. Oltre un terzo degli abitanti è dato da rifugiati, arrivati in seguito alle guerre arabo-israeliane (1948-49, 1967), e dai loro discendenti e da profughi dovuti alla guerra civile in Siria (2011-2017). La capitale Amman ha 1,5 milioni di abitanti che salgono a 4 milioni considerando l’intero territorio municipale della Grande Amman. Lingua ufficiale l’arabo, religione prevalente l’Islam (92% dei fedeli sono sunniti).

La presenza di un grande numero di profughi in uno Stato di dimensioni limitate e per l’80 % desertico rappresenta da anni un onere considerevole, anche a causa del taglio dei finanziamenti internazionali ai programmi umanitari per i siriani e le comunità che li ospitano, in primo luogo Giordania e Libano, denunciato dall’UNHCR (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) all’inizio dell’estate.

In Giordania il sostegno mensile distribuito dall’UNHCR permette ai rifugiati di avere un pasto al giorno e un tetto, il minimo per una vita dignitosa, e senza questo aiuto quelle persone finirebbero in uno stato di povertà assoluta, ha sottolineato la stessa Agenzia dell’Onu per richiamare le nazioni più ricche a dare gli aiuti promessi.

La situazione dei profughi potrebbe migliorare per effetto della decisione presa lo scorso anno dalla Giordania, unico tra i paesi arabi, di facilitare la concessione di permessi di lavoro per i rifugiati siriani abolendo le tasse e semplificando le procedure amministrative. Per i 300 mila rifugiati siriani in età da lavoro (su 650 mila ufficialmente registrati dall’UNHCR) è diventato più facile trovare un’occupazione anche al di fuori dei campi profughi come quello di Za’atari, il più grande del Medio Oriente con 80mila abitanti, dove sono stati finora in gran parte confinati i siriani. Il governo giordano si è impegnato a offrire 200 mila opportunità di lavoro in più anni per i siriani rifugiati a fronte di prestiti internazionali, facilitazioni negli scambi commerciali e investimenti da parte di operatori esteri. Nei primi nove mesi dell’anno il Ministero del Lavoro giordano ha concesso circa 30mila permessi di lavoro per i rifugiati siriani, secondo un rapporto dell’UNHCR.


Terrorismo e ordine pubblico

La Giordania ha subito nel passato e subisce anche oggi le conseguenze delle guerre tra arabi e israeliani successive alla nascita dello Stato di Israele e del conseguente esodo di migliaia di palestinesi rimasti senza patria. L’arrivo in massa dei palestinesi provocò forti tensioni tra il governo locale e una parte dei profughi, che portarono a violenti scontri nel settembre del 1970, poi noto come il ‘Settembre Nero’, e all’offensiva del governo giordano per espellere i gruppi aderenti all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) dal proprio territorio, decretando la legge marziale e attuando una dura repressione nei campi profughi.

La guerra in Siria e l’espansione dello Stato Islamico hanno indotto la Giordania nel 2015 a schierarsi con altri paesi arabi nella coalizione militare guidata dagli Stati Uniti per combattere il terrorismo fondamentalista e fermare i miliziani di Daesh. Tra le vittime di questa offensiva c’è Moath Al Kasasbeh, il pilota giordano abbattuto durante un combattimento, catturato e bruciato vivo dall’IS. Crimine a cui la Giordania ha reagito con la vendetta, giustiziando la terrorista Sajida al Rishawi (che era stata condannata a morte per gli attentati del 2005 ad Amman), e con un bombardamento aereo contro postazioni dello Stato Islamico.

La pressione dei profughi in fuga da Siria e Iraq e la “questione palestinese” non risolta restano un motivo di preoccupazione per la Giordania e il re Abdallah II ha di recente fatto appello alla comunità internazionale per una maggiore cooperazione transnazionale per combattere l'estremismo e il crimine, nel corso di un incontro della Associazione delle forze di polizia e delle gendarmerie dell'Europa e del Mediterraneo (Fiep) ad Amman.


Il turismo in ripresa

La pace e la distensione dei rapporti internazionali sono determinanti per il buon andamento del turismo, che rappresenta il 40% degli introiti della Giordania ed è in ripresa dopo anni di crisi per i conflitti e gli attentati terroristici nei paesi dell’area. I visitatori sono tornati nei luoghi più celebri, come la cittadella di Amman, il biblico Monte Nebo da cui si domina un panorama straordinario, i mosaici di Madaba, il Mar Morto, l’antica città di Jerash, il deserto di Wadi Rum, il monumentale sito archeologico di Petra, le spiagge di Aqaba e il Mar Rosso.

Nella prima metà dell'anno le presenze sono aumentate del 14,5% e la tendenza sembra confermata anche per i mesi in corso con un incremento di visitatori da Europa, Nord America e Asia, secondo i dati riportati da ANSAmed.

La Giordania ha notevoli bellezze naturali e numerose riserve che le tutelano. Oltre a quella del deserto di Wadi Rum (con le rocce e la sabbia rosse, dove sono stati girati famosi film, tra cui Lawrence d'Arabia, Transformers 2 e The Martian) ci sono la riserva di Dana all’interno delle montagne dominanti la Rift Valley, Shaumari nel deserto orientale, Azraq, centro di importanza mondiale per i volatili acquatici, e lo Sharhabil Bin Hassneh Eco Park nel nord della Giordania gestito da EcoPeace Middle East. Questa riserva naturale è stata creata nel 2004 da un gruppo di volontari, che dopo aver risanato l’area hanno realizzato strutture eco-compatibili per ospitare turisti e organizzare attività educative per la tutela dell’ambiente. Questo parco ecologico ospita ora il Giardino del Bene, nato dalla collaborazione tra Gariwo, l’Ambasciata italiana ad Amman ed EcoPeace Middle East.

Viviana Vestrucci

23 ottobre 2017

Giardino del Bene in Giordania

un nuovo luogo della memoria

Il Giardino del Bene in Giordania - inaugurato il 30 ottobre 2017 presso lo Sharhbil Bin Hasseneh EcoPark - nasce dalla collaborazione tra Gariwo, l'Ambasciata italiana ad Amman ed EcoPeace Middle East - l’organizzazione che unisce ambientalisti giordani, israeliani e palestinesi per la salvaguardia dell’ambiente, la tutela delle risorse e la cooperazione pacifica verso uno sviluppo sostenibile.

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La storia

​Anis Mansour Muasher

impegnato nella tutela e salvaguardia dell’ambiente.