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Un nuovo albero nel Giardino dei Giusti di Vignate

di Gianluca Chianello

La dedica dell'albero a Guelfo Zamboni

La dedica dell'albero a Guelfo Zamboni

Lo scorso 8 giugno, in occasione del tradizionale saluto alle classi Terze, l'Istituto Comprensivo di Vignate ha voluto arricchire il proprio programma di un momento speciale, un momento di riflessione e di grande significato. Come l'anno precedente, infatti, gli studenti hanno piantato, nel giardino della scuola, un albero in memoria di un personaggio considerato “Giusto tra le Nazioni”, una figura la cui conoscenza è stata approfondita durante il corso dei mesi scolastici.

Se il primo albero era stato dedicato, nel giugno del 2016, ad Armin Wegner, testimone imprescindibile per far conoscere al mondo il dramma del genocidio degli armeni, quest'anno il Giardino di Vignate si è impreziosito di un altro albero, questa volta dedicato a Guelfo Zamboni.

Come la conoscenza di Wegner era stata promossa dalla lettura del romanzo La lettera a Hitler, scritto da Gabriele Nissim e pubblicato da Mondadori, anche quest'anno i ragazzi hanno potuto scoprire un nuovo e straordinario personaggio - sconosciuto ai più - attraverso la lettura in classe del romanzo Hanna non chiude mai gli occhi di Luigi Ballerini e pubblicato da Edizioni San Paolo.

Il romanzo di Ballerini narra una storia basata su fatti realmente accaduti, ma vista e raccontata attraverso gli occhi di due ragazzi - Hanna e Yosef - che prendono spunto da personaggi reali. Grazie a questo libro possiamo svelare una pagina sconosciuta della Shoah e soprattutto un personaggio straordinario come Guelfo Zamboni, console italiano a Salonicco che, falsificando documenti e mettendo a serio rischio la propria vita, riuscì a salvare decine e decine di cittadini ebrei. Romagnolo, rimasto senza genitori molto giovane, reduce decorato durante la Grande Guerra, Zamboni verrà nominato console generale di Salonicco - una città con una delle più numerose comunità ebraiche d'Europa - nel 1942. Impegnato a tutelare, per quanto gli fu possibile, tutti gli ebrei della città, dovrà limitarsi a proteggere gli ebrei con cittadinanza italiana da quando Eichmann inviò in città il suo Vicario con l'ordine di deportare tutti gli ebrei presenti, a prescindere dalla nazionalità. Zamboni farà di tutto per ottenere documenti falsi necessari e nella fatidica notte del 15 luglio organizzerà una tratta ferroviaria per far giungere 315 ebrei nella parte di Atene sotto il controllo delle forze di occupazione italiane. Quando verrà richiamato a Roma, il suo lavoro sarà continuato dal suo vice, Giuseppe Castruccio.

Finita la guerra, Zamboni proseguirà la sua carriera diplomatica con missioni a Baghdad e in Thailandia, dove ricoprì l'incarico di ambasciatore sino al 1961. Non reclamerà mai riconoscimenti per quanto fatto e se la sua storia giungerà agli onori della cronaca sarà solo grazie al lavoro di ricostruzione storica operata da un suo collaboratore, Lucillo Merci, e dallo storico Daniel Carpi. Nel 1992, due anni prima della sua morte, lo stato di Israele ha onorato Guelfo Zamboni con il titolo di Giusto tra le Nazioni, dedicandogli il posto che merita nel sacrario di Yad Vashem; una decina di anni dopo, l'ambasciatore israeliano in Italia Ehud Gol si è recato in Romagna, a Santa Sofia, paese natale di Zamboni, per porre una pietra in suo onore.

Così da quest'anno il piccolo “Giardino dei giusti” dell'Istituto Comprensivo di Vignate ha un albero in più, una targa in più che ricorda un uomo straordinario le cui gesta eroiche sono rimaste nell'ombra per quasi cinquant'anni.

Prima di piantare il giovane albero, i ragazzi delle Classi Terze hanno letto, alla presenza di insegnanti e genitori, la storia di Guelfo Zamboni; quindi, insieme al Dirigente Scolastico, la dott.ssa Daniela Spanò, hanno proceduto con la cerimonia nel Giardino. Gesti semplici ma dal grande significato, nella speranza che ai ragazzi arrivi il messaggio che questi uomini ci hanno lasciato in eredità: a prescindere dalle situazioni e dalle avversità, fare la cosa giusta, sebbene rischiosa e difficile rimane la cosa più importante.

Gianluca Chianello

28 giugno 2017

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