L’undici novembre, a Matera, è stata una bella giornata.
Non lo è stata soltanto perché il cielo era terso e una luce dorata scivolava sui rami degli alberi, accarezzando ogni dettaglio con una promessa di quiete. È stata una bella giornata nel senso che Raffaele La Capria attribuiva a questa espressione: un attimo di equilibrio, un frammento di armonia in cui spazio, persone e comunità trovano una forma di complicità luminosa. Una di quelle giornate che sembrano restituire al mondo la sua possibilità.
In quella luce è stato inaugurato il Giardino dei Giusti di Matera, un nuovo spazio pubblico, un frammento di città riconsegnato ai suoi abitanti. Ma soprattutto: un luogo che educa, interroga, chiede di essere attraversato con consapevolezza.
Un progetto che nasce dal basso
L’idea del giardino nasce da un’idea del professor Alessandro Monitillo del Liceo Tommaso Stigliani che si è posto una domanda semplice e radicale: come ricordare i Giusti? A questa domanda ha risposto una comunità intera.
Il progetto ha preso forma grazie al lavoro congiunto del Liceo Tommaso Stigliani e del Dipartimento per l’Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale (DIUSS) dell’Università della Basilicata, guidato nel processo di progettazione dalla professoressa Chiara Rizzi, che ha raccolto l’idea iniziale e l’ha trasformata in un percorso di ricerca, formazione, cittadinanza attiva. Il risultato è un dispositivo educativo, un laboratorio civico, un frammento di città in cui ricordare non significa fermarsi, ma ripartire. E insieme un progetto di rigenerazione urbana.
La bella giornata come principio di progettazione
La bella giornata, quella di La Capria così come quella di questo undici novembre, è stata, in un certo senso, un principio di progettazione. Perché un giardino, come una bella giornata, è fatto di equilibrio e fragilità. È un bene comune che va curato, protetto, frequentato. E soprattutto è un luogo in cui si può fare esperienza della bellezza come responsabilità condivisa.
Era questo lo spirito che si respirava durante l’inaugurazione: ragazze e ragazzi che avevano contribuito al progetto osservavano il giardino come qualcosa che, in parte, apparteneva a loro.
È nel loro sguardo che prendeva forma quel senso di comunità che spesso si invoca ma raramente si vede così chiaramente.
Tre aree, tre simboli, tre modi di abitare la memoria
L’architettura del giardino è il risultato di un processo partecipato. Gli studenti, quindici gruppi composti da ragazze e ragazzi del liceo e dell’università, coordinati da Vincenzo Pace (dottorando Cities and Landscapes) e Luca Favia (borsista Unibas), hanno ripensato lo spazio verde esistente, suddividendolo in tre aree, tre capitoli di una stessa storia.
La soglia è «uno spazio situato a ridosso di un muro di contenimento, elemento di confine tra il giardino e l’edificio scolastico. Questa zona rappresenta il passaggio simbolico tra il contesto scolastico e l’area di riflessione, un luogo di transizione in cui si può sostare prima di immergersi nello spazio del Giardino dei Giusti».
L’habitat è «un’area caratterizzata dalla presenza di numerose specie vegetali, che insieme costituiscono un esempio di ecosistema locale. Questo spazio non è solo un luogo di contemplazione della natura, ma anche un’occasione di apprendimento attivo sulla varietà delle piante e sul loro ruolo nell’ecosistema».
L’ombra è «una zona in cui, sfruttando la capacità di un gruppo di alberi di fico a creare una copertura naturale, può offrire riparo dal sole generando un ambiente fresco e accogliente. Il fico, con la sua simbologia di saggezza e prosperità, contribuisce a rendere questa parte del giardino un luogo ideale per il riposo e la meditazione».
Per ognuno di questi luoghi è stata realizzata un’installazione, pensata, progettata e realizzata manualmente dagli studenti. Non semplici monumenti, ma interpretazioni attive, dialoghi visivi, segni che invitano a porsi domande. Ad ogni installazione è stata associata la figura di un Giusto: Sonita Alizadeh, Etty Hillesum, Bai Bibyaon, i primi tre Giusti onorati nel Giardino di Matera. E presto il giardino accoglierà nuove installazioni per nuovi Giusti scelti dai ragazzi dopo un percorso di studio e confronto: Mons. Augusto Bertazzoni, Don Oreste Benzi, Pavel Kushmir, Jerzy Bielecki, Chico Mendes, Homa Darabi e Daphne Vloumidi.Un laboratorio civico in forma di giardino, soprattutto non un progetto isolato, ma il frutto di una collaborazione ampia che ha coinvolto la Provincia di Matera, il Comune di Matera, la Fondazione Matera-Basilicata 2019, la Fondazione Gariwo, l’Associazione Quartiere Lanera, l’Associazione Matera Olistica e il progetto SO|STA – Lo Spazio dello Stare.
Un esempio virtuoso di come istituzioni, scuole, università e associazioni possano lavorare insieme per realizzare qualcosa che migliora la qualità della vita collettiva. La dimostrazione, concreta e tangibile, che la partecipazione attiva dei cittadini non è un’utopia da slogan, ma un processo operativo che può trasformare luoghi e relazioni.
Il senso ultimo: custodire il mondo
«Chi salva una vita salva il mondo intero», recita un passo del Talmud. Il termine Giusto nasce da lì: dalla riconoscenza verso chi ha scelto il bene quando tutto intorno chiedeva il contrario. La Fondazione Gariwo lavora per portare questo principio oltre la Shoah, verso la memoria di tutti i genocidi, di tutte le ingiustizie, di tutti i luoghi della storia in cui l’umanità è stata messa alla prova. Con l’inaugurazione dell’undici novembre, Matera ha ora un nuovo spazio che si inserisce in questa rete nazionale e internazionale. Un giardino che parla di responsabilità, memoria viva, cittadinanza e che invita ciascuno a fare la propria parte, piccola o grande che sia.
Una bella giornata che diventa possibilità
La giornata dell’inaugurazione non è stata soltanto un evento, ma una dichiarazione d’intenti. La conferma che la città può diventare un luogo educativo, che i giovani possono essere protagonisti, che la memoria può essere fertile, che la bellezza può rileggere la democrazia.
È stata, e sarà, una bella giornata nel senso pieno, luminoso e fragile che La Capria ha donato alla letteratura. Una giornata che non si limita a passare, ma che semina. E come ogni semina, chiede cura. Il Giardino dei Giusti di Matera sarà questo: un luogo che cresce insieme alla città, un luogo che restituisce, un luogo che ricorda che la democrazia, come un giardino, vive soltanto se ci prendiamo cura gli uni degli altri.
Alla manifestazione di presentazione e inaugurazione del Giardino dei Giusti di Matera hanno partecipato le studentesse e gli studenti del Liceo Tommaso Stigliani e del Dipartimento per l’Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale (DIUSS) dell’Università degli Studi della Basilicata e Maria Rosaria Santeramo, Dirigente Liceo Tommaso Stigliani, Alessandro Monitillo, referente del progetto e promotore dell'iniziativa Liceo Tommaso Stigliani, Chiara Rizzi, professore associato Unibas, Massimiliano Burgi, fondazione Matera-Basilicata 2019, Rosalba Matera, presidente associazione Quartiere Lanera, Francesco Mancini, presidente provincia di Matera, Angela Braia, assessore alle politiche sociali del comune di Matera, Oscar Buonamano, Fondazione Gariwo e referente del Giardino dei Giusti di Pescara.
