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Quattro nuovi "maestri di umanità"

la cerimonia 2019 al Giardino di Milano

Sono quasi 800 gli studenti che, come ogni anno, colorano la balza del Monte Stella di Milano che ospita il Giardino dei Giusti di tutto il mondo. Con loro hanno striscioni, cartelli e messaggi per i Giusti. “Voi siete i nostri maestri di umanità”, si legge su uno di questi.

È una cerimonia sentita, dedicata quest’anno ai Giusti di Europa e Africa. Per riscoprire i valori europei e l’importanza dello sviluppo del continente africano attraverso le storie di Istvan Bibo, Simone Veil, Wangari Maathai e Denis Mukwege.

“Questa è una Giornata che celebra l’uomo e la sua capacità di fare del bene - ha sottolineato in apertura il Sindaco di Milano Giuseppe Sala. Tutti questi giovani presenti rendono questo angolo di Milano ancora più bello. E il Giardino dei Giusti proietta Milano nel futuro. Una città antifascista, pragmatica e generosa che sa offrire assistenza: un modello di tolleranza”.

Milano quindi si conferma capitale morale del movimento culturale dei Giardini dei Giusti, che Gariwo ha costruito in Italia e nel mondo. “In questi giorni - ha ricordato il presidente di Gariwo Gabriele Nissim - centinaia di iniziative si sono realizzate in Italia, in Europa e in Medio Oriente: da Israele, alla Giordania, alla Polonia, all’Inghilterra, da Agrigento, a Napoli, Benevento, Roma, Brescia e Vercelli. Lo spirito che guida questo movimento è che ogni individuo, nel suo piccolo, può sempre fare qualche cosa per porre un argine all’odio, all’antisemitismo, al razzismo e può evitare che si ripetano nuovi genocidi, totalitarismi e atrocità di massa contro gli esseri umani”.

Di questa capacità di cambiare le sorti del mondo attraverso atti di coraggio, pace e determinazione sono portatori i quattro Giusti onorati.

A ricordare Istvan Bibo, grande intellettuale ungherese, coscienza critica della nazione sulle collusioni con il nazismo e difensore della democrazia durante la rivoluzione del ’56, il figlio Istvan e Julia Vasarhelyi, figlia dell’amico e compagno di prigionia di Bibo Miklos Vasarhely. Vasarhely ha letto un messaggio di Istvan, che raccontava la figura di Bibo: “Spesso era definito ingenuo, perché riteneva che mantenere i principi e la morale non fosse solo auspicabile in politica, ma a lungo termine anche indispensabile. In altre parole, pensava che onestà politica, gusto e moralità fossero necessari, e da questi principi trasse tutti i riferimenti per la propria vita, restando sempre dalla parte dei perseguitati”.

A queste parole seguono quelle del Console generale di Francia Cyrille Rogeau su Simone Veil, ebrea francese sopravvissuta alla Shoah che ha incarnato i valori dell’Europa unita e solidale e si è battuta per la dignità delle donne e i diritti umani.
“Inserita nel Pantheon dei francesi più illustri il 1 luglio 2018 - ha ricordato Rogeau - è stata simbolo della lotta contro la discriminazione delle donne. Le sue ultime parole, alla sua morte, saranno semplicemente “grazie”. Ora, Madame Veil, tocca a noi dire grazie. Grazie per essere stata per tanti francesi e per tanti europei un esempio e un modello da seguire. Non è un caso se nel cuore dei francesi lei è rimasta per tanto tempo al primo posto. In questi tempi di incertezza e turbamento, possa il suo esempio ispirare tutti gli europei e tutti coloro che ci governano.”

Accanto a Simone Veil è stata ricordata anche Wangari Maathai, attivista keniota, fondatrice del Green Belt Movement, con cui ha mostrato al mondo il legame indivisibile tra sviluppo sostenibile, democrazia e pace. A parlare di lei, Rahab Wanjiru Mwatha, CEO del Green Belt Movement International e grande amica di Maathai.
“Spesso Wangari diceva «Non dimenticare di sorridere e di ridere ogni giorno, anche quando i tempi sono duri. I problemi sono come un fiume, semplicemente passano e scorrono via». Il Green Belt Movement ha incoraggiato le donne a lavorare insieme per far crescere sementi e piantare alberi per rinforzare il suolo, per immagazzinare l’acqua piovana, fornire cibo e legnada ardere e ricevere un piccolo segno monetario di apprezzamento per il loro lavoro. Oggi, grazie proprio al lavoro del Green Belt Movement, abbiamo una comprensione molto più profonda del legame tra deforestazione, governo del territorio e pace, tre pilastri che formano le fondamenta dello sviluppo sostenibile”.

A chiudere la cerimonia, le parole della dottoressa Christine Amisi per Denis Mukwege, medico congolese che ha dedicato la vita alla cura e al reinserimento sociale delle donne vittime dello stupro di guerra, contro violenza e discriminazioni. Amisi, che presiede la Fondazione Panzi e lavora fianco a fianco con Mukwege, pronuncia parole di coraggio e speranza: “Ogni volta che da qualche parte nel mondo, la follia umana si accanisce a reificare e sterminare altri esseri umani, è la nostra umanità comune che viene pugnalata. Ogni volta che i visitatori arrivano all’ospedale Panzi e domandano alle donne ciò che esse desiderano, loro rispondono immediatamente: «vogliamo la pace, perché se c’è la pace, possiamo andare nei campi, attendere le nostre attività quotidiane senza paura di essere violentate per strada, i nostri figli possono andare a scuola». Con i nostri amici in tutto il mondo, compresi quelli del Giardino dei Giusti, è possibile contribuire alla costruzione di una pace duratura, di una giustizia transazionale e di un ambiente che possa promuovere i diritti della donna e dell’essere umano in generale”.

15 marzo 2019

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Quattro nuovi Giusti al Giardino del Monte Stella di Milano

cerimonia in onore di Istvan Bibo, Simone Veil, Wangari Maathai e Denis Mukwege

Il Giardino dei Giusti di Milano

contro tutti i genocidi

Il 24 gennaio 2003, a Milano, in un'area del parco Monte Stella, è stato inaugurato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo, gestito da un'associazione appositamente costituita dal Comune di Milano insieme all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e al Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo.
Nel corso degli anni sono state onorate figure esemplari di resistenza morale in Rwanda, in America Latina, in Bosnia, nell'Europa oppressa dal nazismo e dal comunismo, in Tunisia, in Russia, in Iran.

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Multimedia

Klaas Smelik per Etty Hillesum

per la Giornata europea dei Giusti 2017

La storia

Marek Edelman

Vicecomandante dell'insurrezione nel ghetto di Varsavia e militante di Solidarnosc