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Socrate al Giardino dei Giusti di Milano. Una struttura architettonica innovativa

di Gabriele Nissim

Un'immagine del Giardino

Un'immagine del Giardino

Il Giardino dei Giusti di tutto il mondo, ospitato dal Monte Stella di Milano, è una struttura architettonica unica al mondo e, proprio per questo, è diventato un punto di riferimento per gli oltre cento Giardini che sono nati in Italia, in Europa e in Medio Oriente sull’onda delle celebrazioni della Giornata europea dei Giusti.

Non è un memoriale, ma un luogo attivo di educazione alla responsabilità che lega il passato al presente e che invita i giovani a riflettere sulla storia per affrontare le sfide del nostro tempo.

Il messaggio che il Giardino ispira ad ogni visitatore, spingendolo alla riflessione e alla meditazione, è che non è sufficiente stare dalla parte dei buoni e delle vittime, guardando solo al passato, ma che è necessario interrogarsi sui nostri comportamenti nella vita di tutti i giorni.

Mi viene in mente l’insegnamento della maieutica socratica: il filosofo greco si recava nelle piazze e nei mercati per allertare la coscienza degli ateniesi, costringendoli a farsi delle domande e, eventualmente, a cambiare il loro punto di vista, superando i pregiudizi e quelle che chiamava le “idee congelate”. Così i cittadini greci erano pungolati ad uscire dal proprio sé e a guardare il mondo dal punto di vista della ragione e dell’umanità.

Nel Giardino dei Giusti di Milano avviene qualcosa di simile. Passeggiando tra gli alberi e le targhe dedicate ai Giusti, il visitatore può virtualmente “dialogare” con i personaggi ricordati nel Giardino.

Per rendere effettivo questo meccanismo, abbiamo predisposto due ambienti diversi: il primo, molto raccolto, che abbiamo chiamato Spazio del dialogo, è una piazzetta dove le persone possono riflettere da sole o in piccoli gruppi; l’altro è un anfiteatro (intitolato alla memoria di Ulianova Radice) circondato dagli alberi, dove i giovani si possono confrontare con i loro insegnanti sul concetto di responsabilità e su come applicarlo nella vita di tutti i giorni. Dunque una possibilità di crescita sia individuale che nella collettività.

Ciò che determina la metodologia del dialogo con se stessi, gli altri e la propria coscienza, è la comparazione tra i Giusti del passato e le figure morali del nostro tempo. Chi si ferma, per esempio, davanti alla targa del console cinese Ho Feng Shan, che salvò a Vienna centinaia di ebrei, si accorge che il meccanismo della scelta si ripropone nel mondo di oggi. È capitato a Parigi con Lassana Bathily, che salvò gli ebrei nell’ipermercato kosher durante un attentato terrorista, o sull'isola di Lesbo in Grecia, dove Daphne Vloumidi sfidò le autorità per dare protezione ai profughi salvati in mare. Ognuno può immaginare come replicare queste azioni nella propria vita, seppur con piccoli gesti.

Il visitatore del Giardino dei Giusti può anche contare su delle guide professioniste, che, su prenotazione, illustrano la storia del Giardino e raccontano le vicende storiche dei Giusti. Scaricando una app, si può inoltre accedere con il proprio cellulare a un’innovativa audioguida con la quale conoscere gli avvenimenti di tutti i genocidi e le biografie di tutte le figure onorate nel Giardino.

Il Giardino sta diventando un luogo di memoria attiva per tutti gli studenti d’Italia. Anche quest’anno, in collaborazione con il Miur, i ragazzi di tutte le scuole italiane potranno partecipare a un concorso artistico-letterario incentrato sulle figure dei Giusti. Una formula molto apprezzata dai ragazzi, che nell’ultima edizione ci hanno mandato oltre mille elaborati.

Abbiamo l’ambizione di rendere il Giardino un luogo di incontro tra le religioni (all’inaugurazione saranno presenti l’arcivescovo Mario Delpini, il rabbino capo Alfonso Arbib e, in rappresentanza del COREIS, il vice Presidente Yusuf Abd al-Hakim Carrara e il responsabile per il dialogo interreligioso Abd al-Ghafur Masotti), dove le minoranze culturali e etniche della città possano riunirsi. Crediamo inoltre che il Giardino abbia tutte le carte in regola per diventare un luogo di attrazione per i turisti che visitano Milano, così da valorizzare l’immagine morale della città in Europa e nel mondo.

Consideriamo il Giardino un tempio civile e laico per la cittadinanza, dove far nascere esperienze e pratiche di amicizia che possano arginare la cultura dell’odio e del nemico, che tanti danni ha fatto nella società.

Su questa scia abbiamo elaborato una Carta delle responsabilità con la quale rigettare la cultura del disprezzo ed esaltare il dialogo, a cui stiamo aggiungendo degli allegati tematici che rispondano alle urgenze di oggi. Vogliamo invitare le persone a vivere in modo diverso la politica; nello sport, a respingere il razzismo, la cattiveria e le scorrettezze tra gli atleti e le diverse tifoserie; tra gli utenti dei social network, a riscoprire il gusto del dialogo e della conoscenza, così da porre fine alle scorrerie degli "odiatori" di professione.

Con questo Giardino, che ispira gioia e allegria, cerchiamo di trasmettere un messaggio molto semplice: fare del bene non è un sacrificio e una privazione, ma un modo per essere più felici nella nostra esistenza. Ecco perché amo molto una definizione della compianta filosofa Agnes Heller: “la bellezza della persona buona”.

Ogni visitatore può lasciare una sua piccola traccia dopo la visita al Giardino, scrivendo le proprie impressioni a redazione@gariwo.net.

Le raccoglieremo tutte, perché il Giardino vive e si rinnova con le testimonianze di chi porta a termine il percorso della sua coscienza.

di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

25 settembre 2019

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Il Giardino dei Giusti di Milano

contro tutti i genocidi

Il 24 gennaio 2003, a Milano, in un'area del parco Monte Stella, è stato inaugurato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo, gestito da un'associazione appositamente costituita dal Comune di Milano insieme all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e al Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo.
Nel corso degli anni sono state onorate figure esemplari di resistenza morale in Rwanda, in America Latina, in Bosnia, nell'Europa oppressa dal nazismo e dal comunismo, in Tunisia, in Russia, in Iran.

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