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I Giusti in casa circondariale

Come le storie dei Giusti aiutano il riscatto personale

La porta si chiude alle tue spalle ed il suo rumore ti entra nelle ossa. Non è l’unica porta ed il suo peso appartiene al peso delle colpe di tutti coloro che varcano quel cancello.

Entrare in un carcere non è una passeggiata e non riesci ad immaginare cosa si possa provare fino a quando non ti trovi di fronte a questa realtà, dall’altra parte.

Devi lasciare i tuoi documenti e qualsiasi oggetto elettronico, ma soprattutto devi abbandonare il tuo cellulare, quell’apparecchio che ti mette in contatto con il mondo. Basta messaggi, telefonate e quelle fotografie che ami passare agli amici o postare su Fb per far sapere a tutti dove ti trovi e cosa stai facendo, in quell’esatto momento restano al di là di quella porta, senza più nessuna possibilità.

Ora sei lì dentro e il tempo si scorda cosa fai. Lì dentro può essere il nulla e tutto.

Dopo la porta ti trovi in un grande giardino ben curato dove vedi un parco giochi per bambini e subito la mente va a quei bambini che il papà lo vedono solo durante i colloqui settimanali, ma forse hanno attenzioni più di coloro che un papà ce l’hanno in casa ma che è sempre distratto da altro, magari proprio da un telefono che squilla messaggi tutta la sera.

I muri sono alti, spessi e tu ti senti piccola e indifesa, non riusciresti mai a scavalcarli, e ti senti sola anche se tutto intorno è un brulicare di guardie carcerarie che cambiano il turno, che entrano ed escono perché il loro lavoro è un lavoro come tanti, e tu cammini verso la struttura con il cuore che batte e forse quel battito è l’unico tuo pensiero del momento.

La quercia è lì, in quel giardino, non si è ancora risvegliata dal lungo sonno invernale ma presto arriveranno le prime foglie, ultima fra tanti alberi ma forte come solo una quercia può essere, perché in carcere forti bisogna essere sempre e i Giusti, in fondo, lo sono anche se non sanno di esserlo. Sulla targa il nome del primo Giusto: GIORGIO PERLASCA, che si finse diplomatico a Budapest e riuscì a salvare più di 5200 ebrei.

La scelta di quel primo nome va a loro, ai detenuti e al percorso che l’Associazione Senza Confini ha iniziato un paio di mesi fa nella Casa Circondariale di Monza. Un percorso accordato con il Direttore, la Dott.ssa Maria Pitaniello che ha deciso di promuovere le figure positive dei Giusti in un luogo di detenzione.

E’ stato un incontro emozionante quello con il figlio Franco Perlasca, che ha raccontato ai detenuti la sua storia. Un pomeriggio intenso anche per la presenza del figlio (Fabio) di Guido Lopez salvato dal maresciallo Sibona, Giusto che viene ricordato al Bosco di Solaro.

Una sala gremita quel giorno, di studenti e di detenuti, con momenti di riflessione intensi. I detenuti fanno domande, s’interrogano sul ruolo dei Giusti. Perché rimanere nel silenzio per così tanto tempo?I Giusti sono testimoni di un silenzio che nasconde azioni grandiose anche verso i propri famigliari, perché?

Il dibattito è forte e le risposte di Perlasca e di Lopez lasciano spazio ad ulteriori approfondimenti.

Perché parlare di Giusti dove la speranza di rinascita pare soffocata e tutto viene dilatato nel tempo? Un tempo che non passa mai, cadenzato forse solo dal trascorrere delle stagioni che si osservano durante le ore di uscita in cortile. Eppure ci deve pur essere un’altra via.

Tanti i progetti condivisi nella Casa Circondariale, come quello del centro di promozione alla legalità degli Istituti scolastici Lombardi seguito dalla prof.ssa Anna Martinetti che in carcere è stata Dirigente scolastico per anni, o quello dell’orto nelle serre insieme ai detenuti che possono imparare un mestiere, ma perché ora entrare in carcere parlando di Giusti?

Siamo sempre andati nelle scuole a raccontare il ruolo dei Giusti , coloro che hanno saputo dire No nei momenti più bui della storia, non come eroi ma come uomini semplici che sono riusciti a cambiarne il corso. Questi uomini chiusi in un luogo di detenzione con le loro colpe, devono poter trovare la forza per rinascere, per uscire cambiati da quell’esperienza di reclusione e perché non trovare tutto questo nella forza esemplare dei Giusti, nella loro semplicità di uomini onesti, nelle azioni semplici di tutti i giorni?

Si sa che nei periodi bui della propria vita spesso si cerca quella speranza nella Fede che illumina le coscienze eppure ci deve essere una luce anche nei gesti quotidiani, che con i nostri Si o No potrebbe cambiare l’esito delle storie.

Sono entrata titubante quel giorno, animata dai più buoni propositi, mi ero immaginata un percorso sulla Legalità, volevo parlare di quelle figure di Giusti, trasparenti di giustizia come Libero Grassi, Giorgio Ambrosoli, Lea Garofalo che dimorano nel nostro Bosco al Parco delle Groane e invece i ragazzi di quell’incontro mi hanno stupita e in quelle due ore spese con loro abbiamo parlato di Giusti con una naturalezza che mai mi sarei aspettata di trovare. Niente Giusti per la Legalità ma, la sete di curiosità va a quelle figure che in questo momento stanno combattendo per i diritti umani in Africa, dove le guerre non sembrano mai terminare è lì che la curiosità dei detenuti ha avuto il sopravvento.

Un gruppo ristretto che è da tempo seguito da un’educatrice di Brianza biblioteche. Guardano film, leggono libri di attualità da cui scaturisce un dialogo aperto e spesso critico nei confronti di quello che sta accadendo nel mondo.

Ed è proprio lì che figure come Yolande Mukagasana, superstite del Genocidio Ruandese o Isoke Aikpitanyi hanno incontrato la loro curiosità e stimolato la voglia di conoscere le loro storie di dolore ma di rinascita. Come si può subire violenze e non essere autori di violenza a sua volta? Come si può risorgere dal male e tornare a nuova vita come Testimoni di verità?

Come può un uomo, un Sacerdote come Don Giovanni Barbareschi, rinchiuso più volte a San Vittore, avere il coraggio di resistere e di pensare agli altri e non solo a sè stesso e gridare oggi ai giovani, con la stessa passione di un tempo, di “innamorarsi della Libertà”.

Queste due parole, pronunciate durante quell’incontro sono rimaste impresse ad un giovane detenuto, elaborate, forse sognate e così durante, un secondo incontro dopo lo spettacolo per la commemorazione del Giorno della Memoria, lui stesso ha ricordato a tutti la forza di quel Sacerdote, che senza mai perdere il coraggio, nonostante le avversità della vita esorta ancora oggi ad innamorarsi della Libertà.

Forse il nostro compito non è solo quello di parlare di Giusti nelle scuole ma di riuscire ad esprimere il concetto di Giusto anche a coloro che, al contrario di altri, hanno avuto una vita più difficile. Dobbiamo dare gli stessi strumenti anche a chi, al contrario, una vita pensa di averla perduta. E’ fondamentale andare nelle scuole, ma allo stesso modo è importante entrare dove si sconta un fallimento e vedere l’entusiasmo di chi conta i giorni che lo separano ad un nuova alba ascoltando le storie di quei Giusti che possono fare la differenza nella propria vita. Un’ alba che dovrà essere senza più ombre per un domani differente.

Roberta Miotto, referente dell'Associazione Senza Confini

28 aprile 2017

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Giardino di Monza - Casa Circondariale

Il 17 marzo 2017, su iniziativa dell'Associazione "Senza Confini" di Seveso e con il sostegno della "Casa delle Culture" e l'Associazione "Novaluna" di Monza, è stato inaugurato il Giardino della Casa Circondariale di Monza. In questa occasione sono state dedicate una quercia - donata dal Parco delle Groane - e una targa a Giorgio Perlasca.

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