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I nuovi alberi al Bosco dei Giusti di Solaro

In onore di Lea Garofalo, delle vittime delle Foibe, delle Aquile randagie e di O.S.C.A.R.

Tre nuovi alberi nel Bosco dei Giusti di Solaro. Sono quelli piantati venerdì 10 maggio 2013 in onore delle vittime delle Foibe, di Lea Garofalo, delle Aquile randagie e dei soccorritori di O.S.C.A.R.
La cerimonia, organizzata dall'Associazione Senza confini in collaborazione con Gariwo e il Parco delle Groane, ha visto la partecipazione di centinaia di studenti della scuole della zona che negli scorsi mesi hanno partecipato al progetto "I volti del coraggio". Testimonianze e materiali di approfondimento hanno permesso ai ragazzi di affrontare i temi legati alla memoria, alla giustizia e alla legalità.

Ad aprire la mattinata gli interventi della presidente del Parco, Barbara Calzavara, della co-fondatrice di Gariwo, Anna Maria Samuelli, e di Roberta Miotto, presidente dell'Associazione Senza confini, seguiti dal saluto dell'assessore all'ambiente della Provincia di Monza e Brianza, Martina Sassoli, dell'Assessore all'industria e al lavoro della Provincia di Milano, Paolo Giovanni Del Nero e del Viceprefetto della Provincia di Monza Adriana Sabato. 

A ricordare le vittime delle Foibe la testimonianza del dottor Marino Micich, segretario generale della Società di Studi Fiumani, che ha raccontato la sua esperienza di vita come figlio di esuli dalmati. Nato e cresciuto in un campo profughi alle porte di Roma, Micich ha sottolineato l'importanza di diffondere e far conoscere ai giovani una vicenda triste e dolorosa che è stata per lungo tempo dimenticata.

Particolarmente emozionante è stato il racconto dell'avvocato Enza Rando, legale di Lea Garofalo sino alla sua morte e ora di sua figlia Denise. "L'esempio di Lea è diventato un modello fondamentale per i figli e le mogli dei mafiosi - ha raccontato la Rando, che segue diversi testimoni di giustizia nelle loro vicende legali - In particolare molte donne, specialmente calabresi, hanno deciso di denunciare le loro famiglie mafiose, spinte dal desiderio di dare un futuro ai loro figli. Un futuro fatto di studio e di conoscenza invece che di illegalità. Alcune di loro sono state uccise, altre vivono sotto protezione. Anche Denise, che ha deciso di testimoniare contro il padre mafioso, vive in una località segreta". E ai ragazzi che ascoltavano attentamente in sala ha ricordato l'importanza della responsabilità personale di ognuno di noi, che però dev'essere supportata anche dal contributo prezioso delle istituzioni: "La politica deve essere credibile e non deve avere paura. Nelle intercettazioni che ho avuto modo di ascoltare, ho appurato che i mafiosi non si insediano dove c'è una politica attenta e coraggiosa".

Don Giovanni Barbareschi, fondatore delle Aquile randagie e dei soccorritori di O.S.C.A.R., non ha potuto intervenire alla cerimonia ma ha comunque voluto inviare una lettera ai tanti giovani presenti. Nel messaggio, particolare attenzione al tema della libertà: "L'intelligenza genera pensiero, la libertà genera vita. [...] Solo voi potete costruire la vostra persona libera, giorno per giorno, momento per momento". 

La proiezione di un servizio video realizzato dal Tg3 ha poi permesso ai partecipanti di conoscere la vicenda umana di Don Giovanni, che ha svolto un ruolo fondamentale nel salvataggio di moltissime vite durante il periodo fascista.

La storie delle Aquile randagie e di O.S.C.A.R. è stata quindi approfondita da Agostino Migone, scout e presidente della Fondazione Baden, che ha posto l'accento sui valori del rispetto e del servizio per il prossimo.

La cerimonia si è conclusa con lo scoprimento dei tre cippi e della targa che ricorda la medaglia di rappresentanza che il presidente Napolitano ha conferito quest'anno al Bosco dei Giusti.

14 maggio 2013

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Il Giardino Parco delle Groane

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