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​“Affrontare le pagine buie della storia con empatia”

intervista a Ulrich Klan

Lo scrittore e compositore Ulrich Klan, Presidente della Armin T. Wegner Society

Lo scrittore e compositore Ulrich Klan, Presidente della Armin T. Wegner Society Andreas Fischer

La Giornata Europea dei Giusti per la prima volta quest’anno si svolgerà anche in Germania, con l’imprimatur del Parlamento del “Land” del Nord Reno – Westfalia, la regione di Düsseldorf. Gariwo ha intervistato Ulrich Klan, Presidente della Società Armin T. Wegner e promotore di questo grande successo, sulla situazione in Germania, la riconciliazione turco-armena e l’importanza di onorare i Giusti musulmani.

Che cosa significa oggi celebrare la Giornata Europea dei Giusti in Germania e nel mondo?

Prima di tutto, è molto importante che oggi possiamo celebrare giornate del ricordo “positive” come la Giornata Europea dei Giusti, che sono incentrate non solo sulle vittime, ma anche sui salvatori, le figure esemplari, coloro che hanno compiuto “azioni positive” per aiutare i perseguitati. Ci sono celebrazioni in molte città e quest’anno la Giornata ha anche ricevuto il sostegno di un’importante istituzione politica, il Parlamento del Land del Nord Reno – Westfalia, a Düsseldorf. È la prima volta che organizziamo una celebrazione simile in Germania, mentre altri Paesi lo fanno già.

È un grande successo. Ci sono stati ostacoli sulla via?

Non li definirei ostacoli. Ci vuole tempo per connettere tra loro network stabili per la Giornata dei Giusti. Questa Giornata non funzionerà a lungo se dipende tutta e soltanto da singoli individui e organizzazioni. È necessario unirsi a reti simili, per esempio quelle formate dalle persone che lavorano per la Giornata della Memoria del 27 gennaio. È tutto qui.

Armin Wegner era considerato scomodo in Germania e le sue opere non hanno a lungo trovato un editore. Com’è rinato l’interesse intorno a questa figura?

È una storia interessante. Inizialmente, Wegner è diventato importante fuori dalla Germania, specialmente dopo che è stato nominato Giusto fra le nazioni da Yad Vashem, in Israele nel 1968. Poi, negli anni Settanta, le sue opere hanno trovato un editore coraggioso anche in Germania e i libri di Wegner piano piano sono stari ripubblicati. Da 12 anni abbiamo fondato la Armin T. Wegner Society, che è internazionale: ora ci sono eminenti personalità che ne promuovono il nome, l’opera e il messaggio di Wegner non soltanto in Germania ma anche negli USA, in Italia, in Palestina e altrove. Anno dopo anno sempre più libri di Wegner sono disponibili in lingua tedesca. In questo febbraio 2015 la Armin T. Wegner Society ha ripubblicato le lettere di Wegner a Hitler e al Presidente americano Woodrow Wilson, con le quali lo scrittore chiedeva di porre fine alle persecuzioni contro gli ebrei e gli armeni.

L’altra figura di Giusto che onorerete il 6 marzo è lo scrittore turco-tedesco Dogan Akhanli. Ci racconta qualcosa di questa figura?

Dogan Akhanli è uno scrittore vivente. Accanto a un Giusto che non è più in vita, come Armin T. Wegner, abbiamo scelto di onorare uno scrittore che è con noi. Akhanli ora ha 58 anni. È stato il primo scrittore turco a pubblicare un libro sul genocidio degli armeni: il suo Die Richter des jüngsten Gerichts è apparso in lingua turca e tedesca, e in quel libro fa la sua comparsa anche Wegner nei panni del “Giusto”, che aveva anche esperienza del genocidio degli ebrei. Akhanli ha pubblicato anche libri sull’antisemitismo, e non ha dimenticato l’esistenza di questo problema in Turchia. È stato incarcerato in Turchia nel 2010. La grande campagna internazionale per la sua liberazione, a cui la Wegner Society ha dato un forte sostegno, ha avuto successo.

Lo scrittore ora vive a Colonia. Il suo romanzo è diventato molto popolare sia in Germania che in Turchia e Dogan Akhanli è diventato un’importante figura nel campo della memoria e della cultura, occupandosi non solo del genocidio armeno, ma anche della Shoah e degli altri genocidi.

Il dramma di Akhanli Anna’s silence (2012) “è molto suggestivo soprattutto per la sua indagine del nesso tra subire violenza e commettere violenza”, ha scritto il famoso cineasta Fatih Akin.

Akhanli ha anche denunciato l’assassinio di Hrant Dink. Ci racconta anche questa storia?

Hrant Dink era un giornalista armeno, cittadino della Turchia. Fondò il giornale turco-armeno Agos a Istanbul. Dink ci ha insegnato che quando ci avviciniamo alla storia dobbiamo prima di tutto affrontare il nostro stesso atteggiamento nei confronti di essa. Studiare i documenti, consultare gli archivi e analizzare fotografie di quei tempi non conta, se non si prende una posizione etica, che potremmo chiamare “l’etica dell’empatia”. Non possiamo analizzare ciò che accadde agli armeni senza tale empatia.

Parlare della Turchia significa anche parlare di migrazioni. Che cosa pensa del rischio jihadista all’interno delle comunità musulmane in Germania?

Io insegno in una grande scuola multiculturale, con allievi di almeno 50 diverse culture, inclusi turchi con genitori di tutti i possibili orientamenti politici presenti in Turchia. Conosciamo perfino persone a rischio di arruolarsi nel jihad. Ma il nostro lavoro è parlare con ogni studente e la sua famiglia, conoscerli e fare un’opera molto coerente con loro, per la comprensione reciproca e la democrazia.

E che cosa pensa del pericolo jihadista a livello mondiale, con grandi organizzazioni come Boko Haram o IS?

Se consideriamo i migranti dall’Iran, dai Paesi africani, dall’Afghanistan etc., il fattore chiave è sempre di andare oltre ciò che fanno i governi e chiedere loro direttamente e personalmente: “Che cosa pensi?” e “Che cosa fai?”. La gente che commette atti violenti è spesso gente con cui nessuno ha mai parlato.

Che cosa si può fare, nel centenario del Genocidio Armeno, per riconciliare i turchi e gli armeni?

“Riconciliazione” è una parola sbagliata per me perché la possono usare solo le vittime. Solo gli armeni possono offrire riconciliazione. Noi in Germania – io sono tedesco – possiamo proporre una comprensione, un dialogo, possiamo adoperarci per preparare il terreno a tutto ciò, ma non possiamo metterci al posto delle vittime e offrire riconciliazione. In memoria dell’umanista Armin T. Wegner, la Wegner Society deve rifiutare qualsiasi forma di odio e confermare la memoria e la dignità delle vittime. Ma non spetta a noi parlare di riconciliazione.

Qual è il suo messaggio per la Giornata europea dei Giusti?

Ricordarsi che l’amore, il coraggio civile e il rispetto porteranno ad altri amore, coraggio civile e rispetto, oggi e in futuro. Il mio messaggio è: nutrire l’amore invece dell’odio. E dire la verità invece di accusare gli altri. 

Ulrich Klan è scrittore, compositore e insegnante. È co-fondatore e Presidente della Armin T. Wegner Society e editore dei libri di Wegner. Inoltre realizza progetti di dialogo e concerti, libri e CD. Ha musicato canzoni di poeti in esilio o il Requiem tedesco-turco „wie eine taube / bir güvercin gibi ..“ (come una colomba) per Hrant Dink. 

26 febbraio 2015

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Giornata europea dei Giusti

Il valore dell’individuo e della responsabilità personale

Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’umanità.

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: ogni anno il 6 marzo celebriamo l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà.

Il termine “Giusto” non è più circoscritto alla Shoah ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana.

Il significato di questa decisione richiama uno degli elementi fondanti della cultura europea: il valore dell’individuo e della responsabilità personale.

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