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"Giorgio Perlasca, mio padre"

intervista a Franco Perlasca

Dal 1944 Giorgio Perlasca, fingendosi console spagnolo a Budapest e distribuendo documenti falsi, riuscì a salvare oltre 5mila ebrei ungheresi dalla deportazione. In occasione della Giornata europea dei Giusti abbiamo chiesto a Franco Perlasca, figlio di Giorgio, di raccontare in che modo viene ricordata e sentita la figura di suo padre, uno dei Giusti più noti d'Italia.



Giorgio Perlasca è uno dei Giusti più conosciuti e amati d’Italia. Quali sono le iniziative che lei e la Fondazione Perlasca organizzate per ricordare e diffondere la vicenda di suo padre?

Ce ne sono tantissime, soprattutto nelle scuole, dove penso che la testimonianza dell’esperienza di mio padre sia molto importante. Tuttavia seguiamo anche altri filoni. Ad esempio il 10 febbraio è uscito L’eroe invisibile, il libro per ragazzi di Luca Cognolato e Silvia Del Francia su Giorgio Perlasca, edito da Einaudi Ragazzi, che sarà presente a marzo al salone del libro per ragazzi di Bologna, e poi a maggio al salone del libro di Torino. Un altro progetto molto importante è stato quello che abbiamo creato con la Regione Veneto a novembre, sulla città di Budapest e i luoghi di Giorgio Perlasca. Accanto ai vari punti del percorso è stata posizionata una cartina con riportati i passi del suo diario che descrivono quel posti. Abbiamo portato anche diversi ragazzi a Budapest, per visitare la città sulle orme di Giorgio Perlasca.


Come viene sentito l’esempio di suo padre nelle scuole, nei città e all’interno delle comunità che hanno ricordato e ricordano la sua esperienza?

Tra i ragazzi è una figura molto amata, per un semplice motivo: è la dimostrazione che chiunque di noi, se vuole, può fare qualcosa. Giorgio Perlasca era una persona qualunque, non era in Ungheria per salvare qualcuno con poteri particolari. Il suo esempio fa riflettere e ci insegna che tutti, se vogliamo, possiamo dire il fatidico “sì o no” di Hannah Arendt. Mio padre quindi viene sentito come una figura estremamente positiva, anche perché, nel disastro morale della nostra società, esempi come il suo sono davvero molto amati.


Pensa che l’esempio di suo padre e degli altri Giusti della Shoah sia un valore universale, valido per l’umanità intera?

Certo. Dico sempre che i Giusti non sono prerogativa del mondo ebraico, anche se il mondo ebraico ha avuto la capacità di normarli, di dare a questo concetto delle regole e una struttura. Altri mondi non lo hanno mai fatto, ma quello dei Giusti è un patrimonio comune a tutta l’Umanità. I Giusti sono sempre esistiti, esistono oggi e esisteranno domani, anche al di fuori della Shoah. Ricordare le figure esemplari di tutte le ingiustizie del mondo è quindi opportuno, anche per non far passare l’idea che i Giusti si identifichino esclusivamente nella Shoah. 


Qual è secondo lei l’importanza della Giornata europea dei Giusti?

È importante riuscire a far passare questa Giornata come momento di ricordo di tutti gli uomini giusti che sono sparsi nel mondo e agiscono quando la situazione precipita e le ingiustizie diventano troppo pesanti. È quindi essenziale ricordarli e “dar loro una data”. Il 6 marzo deve essere valorizzato in maniera importante, deve diffondersi nelle diverse città. Per quanto riguarda noi della Fondazione Perlasca, in occasione della Giornata europea dei Giusti inaugureremo a Ferrara una scuola dedicata a Giorgio Perlasca. Abbiamo scelto questa data proprio per far capire che il valore dei Giusti è un valore assolutamente universale.


In quest’ottica universale, chi sono i Giusti oggi?

Nella speranza che nessuno debba essere messo alla prova in situazioni estremamente complicate come quelle in cui si sono trovati mio padre e gli altri Giusti, penso che essere Giusto nella nostra società significhi anche comportarsi in maniera corretta e coerente, privilegiando i doveri prima ancora che i diritti. 


Secondo lei, qual è il messaggio più importante che la storia di Giorgio Perlasca può trasmettere, soprattutto ai giovani?

Oltre all’idea di fare del bene senza aspettarsi qualcosa in cambio, il messaggio fondamentale della vicenda di mio padre è la lotta contro l’indifferenza: Giorgio Perlasca ha dimostrato infatti che ciascuno di noi può fare qualcosa, a patto che non si volti dall’altra parte e che si carichi le sofferenze altrui sulle proprie spalle.
Questo è il testamento spirituale che mio padre ha lasciato, espresso nella famosa frase “Vorrei che la mia storia venisse ricordata dai giovani affinché, sapendo quello che è successo, sappiano anche opporsi a violenze del genere qualora dovessero ripetersi”. Oggi questa frase significa che se conosciamo la Storia riusciamo a creare dentro di noi una serie di anticorpi contro l’odio, la violenza, l’intolleranza e l’indifferenza. Se ci riusciamo, questi momenti saranno prima personali, e poi potranno - e dovranno - diventare momenti collettivi di rifiuto di questi sentimenti negativi.

a cura di Martina Landi, Redazione Gariwo

27 febbraio 2014

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Giornata europea dei Giusti

Il valore dell’individuo e della responsabilità personale

Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’umanità.

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: ogni anno il 6 marzo celebriamo l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà.

Il termine “Giusto” non è più circoscritto alla Shoah ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana.

Il significato di questa decisione richiama uno degli elementi fondanti della cultura europea: il valore dell’individuo e della responsabilità personale.

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