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I Giusti polacchi e la Giornata europea

Agnieszka Holland, regista di In Darkness

di Annalia Guglielmi, 25 febbraio 2013


Il 6 marzo sarà celebrata la prima Giornata Europea dei Giusti di tutti i totalitarismi e di tutti i genocidi. Qual è secondo Lei il senso e il valore di questa Giornata?


Sarebbe fondamentale che il loro coraggio e la loro grandezza d’animo diventassero un modello per tutti gli uomini e per tutte le nazioni. Soffriamo di una grande mancanza di autorità e di modelli da proporre e da seguire. Mi sembra che nella cultura dell’apparenza in cui viviamo oggi, questi uomini normali, che il più delle volte sono rimasti nell’anonimato, siano molto più adeguati di tanti altri ad essere per noi un modello e un’autorità.

Chi sono per Lei i Giusti?

I Giusti per me sono uomini che sono stati pronti a sacrificare il proprio comodo, la propria sicurezza, e spesso anche la propria vita e la vita delle loro famiglie per salvare la vita di un altro uomo, a volte di uno sconosciuto…

In che modo questa Giornata e i valori su cui si fonda la Comunità Europea possono educare le giovani generazioni, insegnando loro la tolleranza e il rispetto reciproco?

Non bastano i richiami e le esortazioni moraleggianti. Spesso i film e i racconti dei testimoni possono essere molto più efficaci di tante parole. Bisogna cercare di risvegliare l’immaginazione e l’empatia. Potrebbe addirittura essere utile organizzare qualcosa come dei giochi di ruolo.

Che importanza può avere la Giornata dei Giusti per la Polonia?

Penso che soprattutto per la Polonia questo sia un evento particolarmente importante: qui durante la Seconda Guerra Mondiale c’è stato il numero maggiore di Giusti, qui ha avuto luogo la Shoah. I polacchi e gli ebrei, però, devono ancora lavorare molto per costruire dei ponti gli uni verso gli altri.

Chi proporrebbe, se dovesse elencare dei Giusti che varrebbe la pena ricordare nella Giornata Europea e che secondo lei dovrebbero essere fatti conoscere anche in Italia, o che a suo parere hanno vissuto una storia eccezionale?


Non ci sono dei Giusti migliori di altri. Per me un’eroina è anche la mia mamma, che, del resto, ha ricevuto il titolo di Giusta fra le nazioni, perché ha salvato una famiglia ebrea. E poi ha vissuto tutta la vita cercando di aiutare gli altri. Però, ci sono due nomi molto importanti fra i Giusti polacchi che il mondo dovrebbe conoscere meglio, perché hanno fatto più di chiunque altro: Irena Sendler e Jan Karski.

Chi sono i Giusti per i polacchi?


I polacchi hanno imparato da poco ad apprezzare i propri Giusti. Per anni un antisemitismo strisciante e un inconfessato senso di colpa hanno fatto sì che i Giusti fossero tenuti ai margini. Vivevano in mezzo a noi, ma noi non volevamo sapere niente di loro, non li consideravamo nostri eroi nazionali. Questa situazione ha cominciato evidentemente a cambiare circa dieci anni fa, in gran parte a seguito dello shock causato dalle rivelazioni sull’eccidio compiuto dai polacchi ai danni degli ebrei a Jedwabne, in gran parte grazie alla coraggiosa politica educativa di due presidenti polacchi: Aleksander Kwasniewski e Lech Kaczyński.

A Milano, nel Giardino dei Giusti sul Monte Stella c’è un albero dedicato a Marek Edelman, a cui lei ha dedicato il suo film. Può dirci qualcosa sul valore che ha avuto Marek Edelman nella sua vita?


Marek è stato un uomo straordinariamente coraggioso, saggio, onesto ed insopportabile. È stato un eroe ebreo e un eroe polacco, e allo stesso tempo è stato un uomo scomodo per gli uni e per gli altri. Non accettava nessun tipo di compromesso. È stato anche un medico geniale e riteneva che la sua vocazione fosse salvare gli altri. Mi ha insegnato il coraggio di voler conoscere tutta la verità sulla natura dell’uomo. Molti di noi, ed io personalmente, gli dobbiamo molto.

Il destino della sua famiglia e di molti suoi amici e parenti sono stati di ispirazione al film?


Sicuramente hanno avuto un ruolo nella realizzazione del film il destino della famiglia ebrea di mio padre, che è tutta morta nel ghetto, e il destino di due mie zie, che, invece,  sono riuscite a scappare. E poi hanno pesato anche le parole di mia madre, che mi raccontava che guardava impotente il ghetto di Varsavia avvolto dalle fiamme e riprometteva a se stessa che non lo avrebbe mai dimenticato.

Secondo lei come potrà essere recepita in Polonia la Giornata Europea dei Giusti?


Vedremo. Come ho già detto, la cosa più importante è non farne una celebrazione noiosa, ma farne un’occasione per presentare la verità viva di quegli uomini.

25 febbraio 2013

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