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Un pianoforte "a favore" dei Giusti

intervista a Gaetano Liguori

Gaetano Liguori al Palazzo Reale di Milano, il 6 marzo 2013

Gaetano Liguori al Palazzo Reale di Milano, il 6 marzo 2013

Gaetano Liguori, pianista e compositore, vincitore dell'Ambrogino d'Oro nel 2013, è da anni al fianco di Gariwo con la sua musica.
Ha accompagnato il ricordo dei Giusti a Varsavia, a Praga, al Teatro Franco Parenti, all’Auditorium San Fedele, ha suonato nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano per celebrare la prima Giornata europea dei Giusti
Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo libro Confesso che ho suonato (ed. Skirà), in cui racconta la musica, il jazz, l'impegno politico, i viaggi di solidarietà, la città di Milano e i luoghi a cui è più legato. 

È da poco uscito il tuo libro, Confesso che ho suonato. Le prime pagine sono dedicate al concerto del 6 marzo 2013 a Palazzo Reale in occasione della prima Giornata europea dei Giusti. Come mai hai deciso di iniziare il libro proprio con questo episodio?

Era una data importante, che chiudeva un ciclo. Sono anni che collaboro con Gariwo, ho suonato a Varsavia, Praga, al Teatro Franco Parenti di Milano, all’Auditorium San Fedele, e mi sembrava giusto cominciare da questo momento. Mi sono ispirato ai film - mia grande passione - perché ho scelto di cominciare il libro con un flashback, ripercorrendo la strada che mi aveva portato a quel concerto. Palazzo Reale, la Sala delle Cariatidi… Per me era il punto di arrivo. E suonare in un luogo così prestigioso, con colleghi della portata di Janusz Olejniczak, davanti a un pubblico di amici e personalità come Gabriele Nissim e l’allora assessore Stefano Boeri, mi emozionava molto. Anche se, alla fine, c’è sempre un momento in cui la sala scompare, e rimani da solo con il tuo pianoforte e la tua musica. 
Ancora una volta mi trovavo a seguire la linea su cui ho impostato la mia carriera, dalla parte di chi lotta per un mondo migliore. Sono molto legato a Gariwo per la mia ricerca culturale, umana e spirituale, e penso che sia importante ricordare e onorare chi ha rischiato la propria vita per salvarne altre, il sacrificio più grande che si possa fare. Ho suonato per Gariwo al Palazzo Reale di Varsavia per chiedere l’istituzione della Giornata europea dei Giusti nel 2012, e dopo un anno mi ritrovavo a festeggiare proprio questa ricorrenza suonando a Palazzo Reale. Mi piace pensare che la mia musica abbia portato fortuna…

Il tuo libro è un omaggio alla musica, ma anche a Milano. Qual è il tuo legame con la città?

Sono molto legato al Corvetto, il quartiere dove sono arrivato da Napoli quando ero piccolo e nel quale ho vissuto intensamente per gran parte della mia vita. Un quartiere di periferia dove si poteva giocare nei prati, nella Milano degli anni ’50 e ’60. Poi c’è il Conservatorio, dove qualche giorno fa ho presentato il mio libro, sullo stesso palco dove nel 1964 ho strapazzato Beethoven al saggio di fine anno. Sono entrato al Conservatorio come studente, mi sono diplomato, ora continuo a frequentarlo da docente… Insomma, è un luogo dove ho trascorso tre quarti della mia vita!
Un altro posto molto importante per me è sicuramente la Statale di Milano, che con Piazza Santo Stefano ha rappresentato, dal ’68 in poi, il centro dell’attività politica e sociale degli studenti. È qui che negli anni ’70 anche io ho dato il mio contributo attivo: concerti, assemblee, manifestazioni…
Poi negli anni ’90 ho cominciato a frequentare Piazza San Fedele, il Centro Culturale San Fedele dei gesuiti, e da lì sono iniziate le mie frequentazioni monastiche: una volta all’anno, infatti, passo un mese in monastero per meditare.

Nel tuo libro racconti tutti i viaggi che ti hanno portato a Cuba e in India, Nicaragua, Israele, Bosnia, Thailandia, Iraq, Siria… Di quale hai un ricordo particolarmente forte?

Sicuramente dei viaggi in Thailandia e Nicaragua, perché è lì che ho incontrato le mie compagne. Di tutti comunque conservo un ricordo speciale. Ho sempre fatto viaggi impegnati nel sociale, e tutte le volte che sono tornato ho lasciato qualcosa di me nel Nicaragua sandinista della rivoluzione, nella Thailandia dei templi o nell’Africa del deserto del Sahel. In ogni luogo ho avuto sensazioni ed emozioni diverse. E questo essendo sempre dall’altra parte della barricata, contro la linea ufficiale. Ecco perché parlo di “pianoforte contro”.

Confesso che ho suonato si conclude con l’Ambrogio d’Oro, che hai vinto nel 2013, con la seconda Giornata europea dei Giusti, il reading sulla storia di Giovanni e Norina Pesce, Piano City… E con una frase: “Quando ero un ragazzo mi dicevano, quando avrai cinquant’anni vedrai. Ora ne ho sessantaquattro eppure non ho visto nulla”. Cosa significano per te queste parole?

Significano che, come dicevano i filosofi greci, la vita è breve e le cose da fare sono tante. Io sento che ho voglia di mettermi in gioco, di partecipare e di dire la mia, sempre in una linea di progresso. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non è finito, le guerre ci sono sempre, e finché potrò metterò il mio pianoforte al servizio di queste cause.

a cura di Martina Landi, Redazione Gariwo

11 dicembre 2014

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6 marzo 2013 - Concerto Dalla classica al jazz

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