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Bruno da Cunha Araújo Pereira (1980 - 2022)

Il difensore dei diritti dei popoli indigeni dell'Amazzonia ucciso assieme al giornalista Dominic "Dom" Mark Philips

Bruno da Cunha Araújo Pereira nasce nel 1980 a Recife, in Brasile. Dopo aver tentato un percorso di studi in giornalismo da giovane, decide di mollare tutto e seguire un richiamo troppo forte per lui, quello della foresta. Si trasferisce quindi nella regione dell’Amazonas e inizia a lavorare in alcuni programmi governativi che si occupano di tutelare le circa 235 tribù indigene che popolano il Brasile, alcune mai contattate e altre scoperte solo recentemente.

Pereira decide di fare della difesa delle popolazioni native di quella foresta che lui tanto ama la sua missione. Oltre ad aiutarli, però, cerca anche di interferire il meno possibile con l’esistenza di tribù isolate, seguendo gli insegnamenti dei famosi esploratori e antropologi Orlando Villas Boas e Sydney Possuelo. Pereira e i suoi colleghi entrano in contatto con le tribù locali solo ed esclusivamente in caso di pericolo, come la presenza di attività illecite portate avanti da minatori, pescatori, cacciatori e trafficanti di droga. Le tecniche per aiutare le popolazioni messe in atto da Bruno sono molteplici, dal dare loro una voce e una rappresentanza all’equipaggiare le comunità locali con droni, GPS e tecnologie avanzate per controllare il territorio. Per questo suo impegno viene minacciato di morte innumerevoli volte da parte di chi ha interessi nello strappare agli indigeni le loro terre per trarne profitto economico grazie alle ricchezze di quei territori: legna, pesci, animali, minerali.

Nel 2018, mentre Bruno è impegnato nel suo lavoro di difesa del territorio indigeno con il Funai, un’organizzazione governativa, avviene un incontro che gli cambierà la vita: quello con un giornalista britannico alla ricerca di nuove piste per studiare e raccontare il terribile fenomeno della deforestazione nella foresta amazzonica e del generale sfruttamento illegale di quei territori. Dominic Mark Philips, da tutti conosciuto come “Dom”, nasce a Bebington, una piccola città vicina a Liverpool, ma si trasferisce in Brasile dal 2007, dove inizia a lavorare come corrispondente estero per il The Washington Post e per il The Guardian su alcuni dei temi più sensibili e importanti nella società: la povertà, i pericoli a cui sono costantemente sottoposti i popoli indigeni e la deforestazione dell’Amazzonia. I due diventano immediatamente inseparabili, ottimi amici e prolifici collaboratori.

Poco dopo il loro incontro, però, si verifica quello che si rivelerà un fattore determinante per il futuro dell’Amazzonia, del Brasile, di Dom e di Bruno: l’elezione nel 2019 di Jair Bolsonaro come Presidente. Fin dal suo insediamento Bolsonaro mostra sostegno e una volontà di garanzia d’impunità a minatori, agricoltori, pescatori e taglialegna che vedono la foresta esclusivamente come luogo di profitto, con molti addetti ai lavori che lo accusano addirittura di fomentare la violenza contro i “difensori” degli indigeni. Con il cambio di vertice al governo i fondi riservati al Funai calano in maniera drastica e Pereira è costretto ad abbandonare il suo lavoro, così come tanti altri suoi colleghi. “Niente più benzina o protezione della polizia, non ci era rimasto niente”, commenta al The Guardian l’allora leader del Funai Antenor Vaz. “Lo smantellamento dell’organizzazione significò che tante persone che avevano dedicato la vita a questa causa sono stato allontanate dal campo, rimpiazzate da altre che avevano zero esperienza con le problematiche degli indigeni. Ad esempio, al posto di Bruno arrivò un pastore evangelico”. Bruno decide quindi di trasferirsi nella Valle del Javari, una zona al confine con il Perù nella quale le tribù indigene sono in pericolo.

Dom e Bruno sono insieme anche il 5 giugno 2022, quando scompaiono alle prime luci del giorno mentre sono in viaggio lungo il fiume Itaquaì, nella valle del Javari, per incontrare un attivista per i diritti degli indigeni. Dopo pochi giorni vengono ritrovati alcuni dei loro effetti personali (vestiti, uno zaino, le scarpe e il computer di Philips), ma nel frattempo le ricerche della polizia si sono già focalizzate su Ruben Dario da Silva Villar, conosciuto come “Colombia”, un criminale della zona a capo di un gruppo dedito alla pesca di frodo in quel territorio. Alcuni indigeni hanno infatti informato la polizia di aver notato una barca appartenente al gruppo seguire quella di Dom e Bruno poche ore prima della scomparsa. Qualche giorno più tardi arriva la confessione di Amarildo da Costa Oliveira, incaricato da “Colombia” di portare a termine l’omicidio e di nascondere i corpi insieme al fratello e un complice.

“Il Brasile”, commenta Jurema Werneck, direttrice generale di Amnesty International Brasile, “è uno degli stati più pericolosi al mondo per gli ambientalisti e per i difensori dei diritti umani e ciò è la conseguenza di politiche che attaccano le norme in difesa dell’ambiente, promuovono lo smantellamento delle istituzioni per la promozione e la protezione dei diritti dei popoli nativi e criminalizzano i movimenti della società civile e le organizzazioni comunitarie”. Le parole di Werneck vengono confermate anche da alcune statistiche fornite dal progetto Tierra de Resistentes: tra il 2009 e il 2020 in Brasile sono stati uccisi 139 attivisti dell’ambiente e dei popoli nativi, uno dei tassi più alti al mondo.

Il The Guardian, il giornale per il quale lavorava Dom Philips, racconta del rapporto che avevano instaurato i due, della fiducia e della fratellanza che contraddistingueva la loro amicizia fino a quel maledetto 5 giugno: “Dom e Philips hanno viaggiato insieme negli ultimi 4 anni, hanno vissuto straordinarie esperienze viaggio dopo viaggio. Amavano tuffarsi in nuove avventure insieme, viaggiavano in canoa e cercavano un rifugio tra gli alberi secolari dell’Amazzonia, dove appendevano le loro amache una accanto all’altra. Condividevano pasti e momenti meravigliosi, come il passaggio silenzioso di scimmie e coccodrilli. E quando uno di loro cadeva nelle acque torbide di un fiume o di una palude, trovava sempre l’altro con la mano tesa per aiutarlo a rialzarsi. Il loro era un legame indissolubile”.

“Colombia” è stato arrestato nel gennaio 2023, insieme al suo collaboratore, con l’accusa di essere il mandante del duplice omicidio; raggiungono in carcere tre pescatori già arrestati per essere gli esecutori materiali. Dom Philips lascia una moglie, Bruno Pereira una compagna e due figli di due e tre anni. Jair Bolsonaro ha perso le elezioni del 2022 e non ricopre più la carica di Presidente del Brasile, ma la foresta amazzonica continua a rimanere un territorio sotto la terribile minaccia del bracconaggio e della deforestazione.

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