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I teenager, la nuova forza europea per discutere il cambio climatico

in Nordeuropa cresce un movimento ecologista giovanile

Proteste sul clima in Germania

Proteste sul clima in Germania NY Times

I reporter Milan Schreuer, Elian Peltier e Christopher F. Schuetze del New York Times sono andati a incontrare i giovanissimi che, in diversi Paesi europei, stanno protestando contro l'inerzia dei governi sul clima. Abbiamo tradotto il reportage.

Decine di migliaia di ragazzi hanno saltato la scuola in Belgio giovedì per unirsi ai cortei che chiamavano all’azione contro il cambiamento climatico, parte di un più ampio movimento di protesta su scala europea che è diventato sempre più forte nelle ultime settimane.

In Germania, Francia, Svezia, Svizzera e altrove, gli attivisti si sono riuniti sui social media per organizzare cortei gremiti di gente, senza prepararli prima molto a lungo, con le proteste che assumevano forme diverse in ogni Paese.

In Germania, gli studenti hanno protestato di venerdì, comunicando soprattutto attraverso la app di messaggistica WhatsApp; in Belgio, si sono organizzati su Facebook e hanno saltato la scuola a migliaia per quattro giovedì consecutivi.

Domenica scorsa, le proteste sul clima a Bruxelles hanno raggiunto le centomila persone di ogni età. Lo stesso giorno, in circa 80.000 vi hanno preso parte in diverse città in tutta la Francia – più di quanti si erano aggregati alle proteste dei “gilet gialli” il giorno prima.

Il movimento per il clima non ha leader o strutture evidenti, ma una svedese di 16 anni, Greta Thunberg, ha attirato l’attenzione e ispirato molti dei dimostranti, incitando allo sciopero generale per sensibilizzare sul cambio climatico, dopo avere sgridato i leader politici ed economici durante la riunione di questo mese a Davos, in Svizzera. Greta ha perfino uno spazio per parlare su TED Talk.

"La maggior parte degli adulti non avverte l’urgenza sentita dai giovani sul riscaldamento globale", ha dichiarato Axelle Kiambi, 17 anni, che ha partecipato a una manifestazione a Bruxelles giovedì con le sue sorelle, Pauline di 16 anni ed Elisa di 19.
“Per noi è così evidente che non possiamo andare avanti in questo modo”, ha dichiarato Axelle, esprimendo il suo pensiero a voce alta sui rullii di tamburi, fischi e grida dei suoi compagni.
Noi veniamo qui con le migliori intenzioni, per protestare pacificamente e sensibilizzare sul climate change, perché vogliamo essere dalla parte giusta nella storia,” ha affermato Elisa Kiambi. “È ora che il governo intervenga”.

Dopo essersi incontrato questa settimana con una delegazione di attivisti del clima, il primo ministro del Belgio, Charles Michel, ha detto che era pronto a intervenire, ma non a ogni costo. “Niente è gratuito, c’è sempre qualcuno che deve pagare il conto”, ha dichiarato.
Egli sembrava riferirsi al movimento dei Gilet Gialli contro le sofferenze economiche e le diseguaglianze, che ha avuto un’ampia risonanza presso le persone in tutta Europa, incluso il Belgio. Quel movimento, che è iniziato in risposta all’annuncio di un aumento delle tasse sul carburante – presentato come misura di protezione ambientale – è in contrasto con le preoccupazioni per il clima.
“Abbiamo bisogno di una politica climatica positiva per l’ambiente, ma anche per il potere d’acquisto delle famiglie”, ha dichiarato Michel.

In Francia, pochi studenti hanno saltato la scuola per protestare, ma una petizione online che chiede l’intervento del governo ha raccolto oltre 2,1 milioni di firme. A Place de la République, a Parigi, domenica scorsa, i manifestanti hanno discusso di come fare entrare il climate change nel dialogo nazionale avviato dal Presidente Emmanuel Macron in risposta ai Gilet Gialli.
In entrambi i movimenti, ci sono persone che sostengono che le battaglie contro le disuguaglianze e per il clima non debbano essere in conflitto fra loro.
“Non bisognerebbe pensare che i Gilet Gialli non siano attenti all’ecologia e al pianeta” ha detto Ingrid Levavasseur, 31 anni, una manifestante dei Gilet Gialli che corre per un seggio al Parlamento Europeo.

In Germania venerdì, circa 3.500 studenti medi e universitari si sono riuniti a Monaco sotto la bandiera “I venerdì per il futuro”.
A Berlino, circa 10.000 attivisti per il clima con striscioni come “È con il nostro futuro che state giocando” e “Climate S.O.S.”, hanno manifestato di fronte al Ministero dell’Economia e della Tecnologia, dove li ha raggiunti anche l’artista dissidente cinese Ai Weiwei.
“Noi diciamo alle persone di vestire abiti caldi, perché siamo solo all’inizio,” ha dichiarato Luisa Neubauer, 22 anni, una studentessa universitaria che partecipa all’organizzazione delle proteste di Berlino.
Venerdì mattina, gli organizzatori hanno incontrato il ministro dell’Economia, Peter Altmaier, e alcuni membri della Commissione per il carbone del governo. Il giorno dopo, la commissione raccomandava di finire di usare il carbone per generare elettricità entro il 2038.

A Bruxelles, Liam, di 18 anni, che protestava per il terzo giovedì consecutivo, ha affermato che c’era “una crescita” nel movimento, ma si chiedeva se non dovrebbe compiere azioni più dirompenti per attirare più attenzione.
“La maggior parte degli adulti pensa che sia carino che i figli manifestino”, ha detto. “Ma forse dovremmo manifestare all’ora di punta”.

8 febbraio 2019

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