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La frontiera fuori legge dell'Amazzonia

storia di Sairá Ka’apor, ambientalista ucciso in circostanze misteriose

Appartenenti alla tribù Kapo'or

Appartenenti alla tribù Kapo'or Lunae Parracho for the Observer

Il giornale inglese Guardian ci racconta la storia di Sairá Ka’apor, che controllava una delle frontiere più pericolose del mondo, una regione ampia e per lo più fuori controllo dell'Amazzonia brasiliana, dove la sua comunità indigena lotta da generazioni per proteggere il proprio habitat, la foresta.

Ka'apor aveva formato una Guardia Forestale armata in modo rudimentale che mandava via, e talvolta attaccava, i produttori di legname che si intrufolavano nel suo territorio, la terra indigena Alto Turiaçu, 530.000 ettari, quasi tre volte tutta Londra comprese le periferie, che contiene circa la metà delle foreste amazzoniche non ancora distrutte nello Stato nordbrasiliano del Maranhão. 

Il ruolo di guardia di Sairá Ka’apor è venuto meno ad aprile, quando lui è stato pugnalato a morte a Betel, una città dedita alla produzione del legname vicino alla sua terra. L'omicidio è avvenuto in un mondo difficile, sospeso a un filo tra conservazione e distruzione delle risorse, tradizione e modernità. La polizia non ha svolto alcuna indagine e l'omicidio non è stato riportato dalla maggior parte dei media brasiliani.

Eppure è importante perché porta alla luce il problema dello sfruttamento del legname e della conseguente deforestazione, che può velocemente privare l'umanità di un grande polmone di aria pura e interi popoli del proprio fragile ecosistema dove hanno vissuto per millenni. Di solito succede che per estrarre il legname vengono dati alle fiamme ettari ed ettari di foresta, e gli indigeni che vogliono difenderla - supportati anche dagli studi che affermano che l'ecologia si protegge meglio tutelando le loro popolazioni - si trovano spesso contro sia gli speculatori, che la polizia. Il problema ha conseguenze su tutto il Brasile, che infatti è ancora lontano dal rispettare i parametri climatici fissati a Parigi.

I Ka’apor – come molte altre tribù - sono spesso colpiti dalla violenza che si abbatte sugli ambientalisti - secondo Global Witness gli attivisti per la tutela dell'ambiente uccisi nel 2017 sono stati 197, di cui 44 nel solo Brasile.

Sairá conosceva il pericolo, ma secondo i suoi compagni "era completamente senza paura", e l'aveva dimostrato per esempio nel 2014, fermando tre camion di estrazione della legna semplicemente con le sue forze. La sua comunità è composta da 2.200 persone, che vivono in un ambiente di rara e preziosa biodiversità, costantemente minacciata dal consumismo e dalle pressioni dei mercati internazionali.

22 febbraio 2018

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Il 60% dei crimini ai loro danni avviene in America Latina, in particolare in Brasile, Colombia, Honduras e Perù. L’industria estrattiva è la maggiore causa delle proteste, e di conseguenza delle morti, anche in India e Turchia. In Messico e nelle Filippine gli ambientalisti vengono uccisi principalmente per mano di gang criminali, mentre in Africa la più grande minaccia alla loro vita arriva dal bracconaggio.

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