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La "maestà luminosa" della fotografia di Ansel Adams

in un libro di Simon Schama il legame tra arte e sensibilità ambientalista

I Monti Tetons e lo Snake River

I Monti Tetons e lo Snake River Ansel Adams Trust

Fin dalla sua prima visita allo Yosemite Park del 1916, il grande fotografo USA Ansel Adams celebrò, più che la natura in sé, la "visione interna" che l'occhio umano sviluppa di fronte a un paesaggio. Lo racconta un recente libro di Simon Schama, intitolato Civilisations: Picturing Paradise

Ansel Adams fu uno dei padri nobili del moderno ambientalismo, partendo non da un principio ideologico, ma proprio dalle emozioni che gli suscitava il rapporto, sottile e a volte purtroppo tendente a sfociare in tragedia, tra la "maestà luminosa" degli ambienti che ritraeva e la mano dell'uomo. 

Egli concepiva il compito che aveva nella vita come quello di esprimere in forma visiva quel filo serico sottile che lega il destino dell'uomo e quello della terra. Si trovò per questo anche a difendere i popoli indigeni americani, ancora in un tempo in cui erano pochi a farlo.

Un discorso a parte merita l'impegno di Adams nella seconda guerra mondiale. L'artista fu particolarmente colpito dalla vicenda degli immigrati dal Giappone, che in quegli anni dolorosi venivano perfino chiusi in campi di concentramento affinché non agissero da quinta colonna dell'Asse. In centomila furono gli americani di origine giapponese incarcerati in quel periodo.

Adams individuò persone e famiglie di immigrati giapponesi che nulla avevano a che vedere con il conflitto e cercò di riscattare la loro immagine e la loro cultura dalla "nippofobia" di quegli anni, mostrandoli anche intenti nel loro duro lavoro, nella costruzione di comunità che diventavano anche prospere, grazie all'impegno profuso nel reagire a un ambiente sociale ostile. 

Inoltre immortalò, assieme ad altri grandi fotografi come Dorothea Lange, le condizioni di vita nel terribile campo di internamento di Manzanar, dove erano rinchiuse molte di queste persone. Adams attribuiva la loro sorte all'"isteria, al razzismo e allo sfruttamento economico". Il suo reportage sul campo di internamento si intitolavaBorn Free and Equal. In questo libro, Adams non indulgeva però nel mostrare i fili spinati e gli altri segni più evidenti della coercizione. Mostrava soprattutto le immagini della vita di quelle persone, che per lui erano "patriottiche" esattamente quanto qualunque altro cittadino americano. 

Negli ultimi anni della sua vita, invece, il fotografo a volte lasciava la sua fotocamera e i suoi amati panorami dello Yosemite e si recava a parlare personalmente con i presidenti americani per sensibilizzarli sulla tutela degli ecosistemi.

22 marzo 2018

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