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Vladimir Slivyak (1973)

ambientalista russo, insieme a Ecodefense sfida il Cremlino e le industrie del carbone e del nucleare


Vladimir Slivyak è un ambientalista russo che da decenni guida importanti campagne contro pratiche dannose per l'ambiente. Ha dedicato la sua vita a combattere lo sfruttamento dei combustibili fossili, l'uso dell'energia nucleare e del carbone e il trasporto di scorie radioattive dall’estero verso la Russia.

In qualità di copresidente e cofondatore di Ecodefense (Ekozashchita), da decenni una delle principali organizzazioni ambientaliste russe, Slivyak ha lavorato a lungo per ottenere risultati concreti nella riduzione dei rischi ambientali, la mitigazione della crisi climatica e la promozione delle energie rinnovabili in Russia.

Slivyak ha co-fondato Ecodefense alla fine del 1989 nella città di Kaliningrad. Con la fine dell'era sovietica, Slivyak è emerso come voce di primo piano per la protezione dell'ambiente e la sostenibilità in Russia. Oggi, Ecodefense è una fonte unica di informazioni affidabili sulle industrie nucleari e del carbone della Russia, con una lunga storia di campagne di successo.

Tramite la guidata da Slivyak, nel 2013 Ecodefense è stato il primo gruppo ambientalista in Russia ad avviare una campagna anti-carbone, che ha contribuito a rafforzare le comunità locali che soffrono per l'impatto dell’estrazione e del trasporto del carbone. È riuscito a creare una rete tra le comunità locali di tutta la Russia che ha portato a una rapida crescita delle proteste contro l'estrazione di carbone in più parti del Paese.

Possedendo alcune delle più grandi riserve mondiali di petrolio, gas e carbone, la Russia è tra i principali esportatori mondiali di combustibili fossili. Dalla caduta dell'Unione Sovietica, la protezione ambientale è stata totalmente trascurata da Mosca, che ha regolarmente minato i negoziati internazionali per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici. E, con l'oppressione sistematica dell'attivismo della società civile, le questioni ambientali sono spesso politicizzate e gli attivisti ambientali messi a tacere.

Slivyak ha inoltre coinvolto nelle sue cause ambientali oltre 10.000 studenti e circa 1.000 insegnanti. Lo stesso Slivyak è stato, tra il 2012 e il 2015, docente di politica ambientale presso una delle principali università russe, la Higher School of Economics (HSE), a Mosca. È stato il primo insegnante a introdurre il tema della transizione energetica in un corso presso la principale università russa.

I successi dell'attivismo dal basso

Slivyak ha dimostrato che l'attivismo dal basso può produrre risultati anche nei principali Paesi produttori di combustibili fossili, come la Russia. Un esempio è la campagna sostenuta di Ecodefense nei primi anni 2000 contro le trivellazioni petrolifere pianificate nel Mar Baltico vicino a Kaliningrad. Questa campagna ha costretto il gigante petrolifero russo Lukoil ad accettare un accordo con le autorità lituane sulla cooperazione transfrontaliera in caso di fuoriuscite di petrolio e ha portato anche all'introduzione di nuove tecnologie per il monitoraggio. Nonostante il successo, Ecodefense ha dovuto sopportare una campagna diffamatoria orchestrata dall'industria petrolifera, che ha definito i gruppi ambientalisti "nemici naturali" dello stato.

Negli ultimi anni, anche il governo russo è stato sempre più ostile a Ecodefense. Dal 2014, Slivyak è stato etichettato come "agente straniero" per aver protestato contro la costruzione di reattori nucleari. Ciò ha comportato ulteriori ispezioni, multe e ostacoli alle attività ambientaliste. Il governo russo ha anche scatenato un'intensa campagna di vessazioni giudiziarie contro Ecodefense e i suoi membri.

Oltre che sulle estrazioni nel Baltico, Slivyak ed Ecodefense hanno concentrato la loro opposizione all'industria mineraria russa nelle regioni strategicamente importanti di Kuzbass in Siberia e nella regione dell'Estremo Oriente russo, che hanno fornito grandi quantità di carbone ai paesi asiatici. Quella del Kuzbass rappresenta circa il 60% della produzione di carbone della Russia, il che ha un enorme impatto negativo sulla popolazione della regione.

Dopo molti anni di campagne di sensibilizzazione, Slivyak ha iniziato a vedere cambiamenti anche tra i più alti livelli del governo russo. ​​Nell'ottobre 2020, Ecodefense ha pubblicato un rapporto storico che collega la produzione di carbone ai problemi di salute pubblica e all'inquinamento ambientale. Il rapporto ha ottenuto una copertura senza precedenti nei media russi non controllati dal governo. Le raccomandazioni del rapporto sono state infine incluse anche in un rapporto speciale di una commissione presidenziale sulla transizione energetica della Russia.

All'inizio del 2021, il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto la diversificazione delle economie locali nelle regioni carbonifere, riconoscendo, per la prima volta nella storia russa, che la domanda di carbone sarebbe diminuita in futuro. Nel giugno 2021, il governo ha annunciato piani per la sua transizione energetica, che includerebbero la riduzione della quota di carbone nel settore energetico dal 15 al 7% e l'aumento della quota di energie rinnovabili dall'1 al 10% entro il 2040. Seppur questi obiettivi sono tutt'altro che adeguati per raggiungere gli obiettivi climatici necessari, l'annuncio segnala un cambiamento politico storico verso il quale Slivyak ed Ecodefense hanno lavorato instancabilmente.

Di fronte alla schiacciante influenza statale e aziendale, Slivyak ed Ecodefense hanno dimostrato che è possibile innescare un cambiamento attraverso l'opposizione dal basso, opponendosi alla promozione dell'energia nucleare da parte della Russia sia in patria che all'estero. Questi enormi successi hanno dimostrato che anche nella Russia autoritaria, le attività dal basso possono effettivamente sfidare i progetti sostenuti dal governo.

Slivyak ed Ecodefense sono stati presi di mira dalle autorità russe per il loro lavoro. Tuttavia, Slivyak ha mantenuto la rotta, rincuorato dalla crescente influenza dei giovani attivisti per il clima. Al loro fianco, si impegna a inaugurare un futuro più pulito e sostenibile per la Russia e il mondo. Nel 2021, Vladimir Slivjak ha ricevuto il Right Livelihood Award, noto anche come Premio Nobel alternativo.

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