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Alexei Ananenko

svuotò le piscine di sicurezza di Chernobyl, impedendo una seconda esplosione

Alexei Ananenko (sulla sinistra)

Alexei Ananenko (sulla sinistra)

Brillante ingegnere e tecnologo dell'industria nucleare sovietica, a Chernobyl insieme a Valeriy Bezpalov e Boris Baranov impedì una seconda esplosione nucleare dopo quella che il 26 aprile 1986 travolse il reattore 4 della centrale.

Avendo collaborato nella costruzione della centrale di Chernobyl, sapeva con precisione dove fossero posizionate le valvole di sfogo dell’acqua nelle piscine di sicurezza sotto ai reattori. Queste ultime, andavano svuotate manualmente per evitare che il reattore al di sopra di esse, in fusione a 1666 gradi, crollasse a pezzi nell’acqua, provocando una serie di grandi esplosioni di vapore ad altissima temperatura, che avrebbero disperso a distanza di migliaia di km ulteriori quantità di radiazioni.

Sapendo di rischiare la morte, si immerse nell’acqua contaminata delle piscine e insieme ai suoi compagni svitò le valvole. Questo gesto evitò che il disastro nucleare Chernobyl si trasformasse in uno ancora peggiore. 

Oggi Alexei non vive da eroe, ma con una piccola pensione. Quando viene intervistato dice: "feci solo il mio dovere". 

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Difendere la Terra, difendere i diritti

Chi sono questi defenders? Si tratta di persone che, con un’azione pacifica, sono in prima linea nella protezione dell’ecosistema. Persone comuni, che probabilmente non si riferirebbero mai a loro stesse con l’appellativo di “difensori”. Tra loro troviamo indigeni che vivono tra le montagne o le foreste e vogliono proteggere le terre dei loro antenati e le loro tradizioni da multinazionali o catene di hotel di lusso, o ranger che cercano di contrastare il bracconaggio, o ancora avvocati, giornalisti o membri di Ong che denunciano abusi e illegalità.

Il 60% dei crimini ai loro danni avviene in America Latina, in particolare in Brasile, Colombia, Honduras e Perù. L’industria estrattiva è la maggiore causa delle proteste, e di conseguenza delle morti, anche in India e Turchia. In Messico e nelle Filippine gli ambientalisti vengono uccisi principalmente per mano di gang criminali, mentre in Africa la più grande minaccia alla loro vita arriva dal bracconaggio.