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Berta Cáceres 1971 - 2016

la protrettrice del fiume, attivista ambientale, leader dei popoli indigeni dell'Honduras

Berta Cáceres

Berta Cáceres

Berta Isabel Cáceres Flores è stata un’attivista honduregna che ha lottato per la difesa del territorio e i diritti del popolo Lenca. Nel 1993, ancora studentessa, co-fonda il Consejo Civico de Organizaciones indigenas Populares (COPINH) con il quale, dal 2013, ha organizzato diverse campagne contro la joint venture Agua Zarca, formata dalla compagnia cinese Sinohydro, la Banca Mondiale, l'International Finance Corporation e la compagnia honduregna Desarrollos Energéticos, S.A.(DESA) - la quale progettava di costruire alcune dighe idroelettriche sul fiume Gualcarque - un luogo di importanza spirituale per la comunità Lenca. Più volte Cáceres è stata minacciata dalla polizia locale, sebbene la Commissione Interamericana dei diritti umani l’avesse inclusa nella lista di persone in pericolo di vita dopo il golpe in Honduras del 2009. Nell'aprile 2013, Berta ha organizzato un blocco stradale per impedire l'accesso del DESA al sito della diga. Tenendosi tutti in fila, il popolo Lenca ha mantenuto una presenza importante ma pacifica. Per oltre un anno, il blocco ha resistito a numerosi tentativi di sfratto e attacchi violenti da parte della sicurezza militarizzata e delle forze armate honduregne.

Tomas García, un leader della comunità di Rio Blanco, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco durante una protesta pacifica presso l’ufficio della diga. Altri sono stati attaccati con machete, screditati, detenuti e torturati. Gli sforzi di Cáceres e della comunità Lenca sono riusciti a tenere lontano dal sito la strumentazione per la diga. Alla fine del 2013, Sinohydro ha rescisso, così, il contratto con DESA, citando pubblicamente la resistenza e l'indignazione della comunità in seguito alla morte di Tomas. Agua Zarca ha subito un altro colpo quando l'IFC ha ritirato i finanziamenti, citando le preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani. Ad oggi, la costruzione del progetto si è effettivamente arrestata.

Le minacce di morte a Cáceres sono continuate fino al 3 marzo 2016, quando è stata uccisa da uomini armati nella sua casa a La Esperanza, in Honduras. La sua morte, seguita dall'uccisione del suo collega e collega Nelson García, membro della COPINH, solo 12 giorni dopo, ha scatenato l'indignazione internazionale. I giorni successivi alla morte di Berta, diverse organizzazioni, tra cui Amnesty e OAS, e la figlia di Cáceres, si sono mobilitate per denunciare l’accaduto e per incentivare le autorità honduregne a prolungare le indagini fino all’arresto dei colpevoli. Così il governo ha arrestato nove uomini tra cui il responsabile DESA per le questioni ambientali e sociali - sebbene la compagnia sostenga di essere stata erroneamente presa di mira dai pubblici ministeri a causa delle pressioni dei gruppi internazionali per i diritti umani, i media e Copinh - un ex dipendente della compagnia di sicurezza ingaggiata dalla DESA, il comandante dell'esercito ed un capitano in pensione. Un portavoce della procura al Guardian ha affermato così: "Siamo fiduciosi delle prove contro i nove uomini accusati. L’indagine per trovare i restanti colpevoli continua, ma il caso è praticamente risolto.” Berta è stata insignita di diversi premi. Il più importante è stato il Goldman Environmental Prize ottenuto nel 2015, un anno prima della sua morte.

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Difendere la Terra, difendere i diritti

Chi sono questi defenders? Si tratta di persone che, con un’azione pacifica, sono in prima linea nella protezione dell’ecosistema. Persone comuni, che probabilmente non si riferirebbero mai a loro stesse con l’appellativo di “difensori”. Tra loro troviamo indigeni che vivono tra le montagne o le foreste e vogliono proteggere le terre dei loro antenati e le loro tradizioni da multinazionali o catene di hotel di lusso, o ranger che cercano di contrastare il bracconaggio, o ancora avvocati, giornalisti o membri di Ong che denunciano abusi e illegalità.

Il 60% dei crimini ai loro danni avviene in America Latina, in particolare in Brasile, Colombia, Honduras e Perù. L’industria estrattiva è la maggiore causa delle proteste, e di conseguenza delle morti, anche in India e Turchia. In Messico e nelle Filippine gli ambientalisti vengono uccisi principalmente per mano di gang criminali, mentre in Africa la più grande minaccia alla loro vita arriva dal bracconaggio.