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Chico Mendes 1944 - 1988

sindacalista brasiliano ucciso per il suo impegno in favore degli Indios dell'Amazzonia

Se scendesse un inviato del cielo e garantisse che la mia morte sarà utile per rafforzare la nostra lotta, ne varrebbe la pena. Ma l’esperienza ci insegna il contrario. Quindi voglio vivere. Cerimonie pubbliche e funerali non salveranno l’Amazzonia”, Chico Mendes

Raccoglitore di caucciù, attivista e ambientalista brasiliano, è un “Giusto della foresta”, per il suo impegno nella difesa degli alberi e degli Indios dell’Amazzonia. Ricopre la carica di Segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia ed è promotore della nascita del sindacato a Xapuri. Trasforma la Câmara Municipal di Xapuri in un'assemblea permanente in cui partecipano tutte le componenti politiche, sociali e religiose della città, non ricevendo l'appoggio delle formazioni politiche ufficiali, incluso quello del suo stesso partito, il Movimento Democrático Brasileiro. Quando iniziano le repressioni violente degli empates, i braccianti che portano avanti una resistenza pacifica, anche Mendes viene arrestato e torturato

Partecipa alle assemblee che porteranno alla nascita, nel 1980,del Partido dos Trabalhadores (PT, Partito dei Lavoratori). Lo stesso anno viene di nuovo arrestato  per l'omicidio di un leader sindacale di un'organizzazione avversaria, ma il processo rivela la montatura dell'accusa, per la quale sono invece condannati 40 possidenti di Xapuri.

Nel 1985 guida il primo congresso nazionale dei seringueros - operai che estraggono il lattice per la fabbricazione della gomma naturale dall'albero Hevea brasiliensis nellForesta Amazzonica - che diventerà il soggetto politico e sindacale di riferimento per le rivendicazioni delle popolazioni indigene dell'Amazzonia.

Nel 1988, lavora con successo alla creazione di una "riserva estrattiva" di caucciù nel seringal Cachoeira, espropriato dallo Stato alla famiglia latifondista Alves da Silva, che l'aveva a sua volta illegalmente acquisito da dei piccoli proprietari terrieri. Nel dicembre dello stesso anno, viene ucciso a colpi di fucile davanti alla porta di casa, proprio dai fratelli Alves da Silva, nonostante avesse denunciato i loro nomi come possibili suoi sicari. Il suo assassinio scatena la prima grande polemica a livello mondiale riguardo la mancata giustizia nei confronti dei “difensori dell’ambiente perseguitati e uccisi. Un tema oggi centrale in molti Paesi della terra. Il processo ai colpevoli della sua morte - considerati, almeno inizialmente, troppo potenti per essere toccati - avverrà infatti a seguito di pressioni internazionali. 

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Difendere la Terra, difendere i diritti

Chi sono questi defenders? Si tratta di persone che, con un’azione pacifica, sono in prima linea nella protezione dell’ecosistema. Persone comuni, che probabilmente non si riferirebbero mai a loro stesse con l’appellativo di “difensori”. Tra loro troviamo indigeni che vivono tra le montagne o le foreste e vogliono proteggere le terre dei loro antenati e le loro tradizioni da multinazionali o catene di hotel di lusso, o ranger che cercano di contrastare il bracconaggio, o ancora avvocati, giornalisti o membri di Ong che denunciano abusi e illegalità.

Il 60% dei crimini ai loro danni avviene in America Latina, in particolare in Brasile, Colombia, Honduras e Perù. L’industria estrattiva è la maggiore causa delle proteste, e di conseguenza delle morti, anche in India e Turchia. In Messico e nelle Filippine gli ambientalisti vengono uccisi principalmente per mano di gang criminali, mentre in Africa la più grande minaccia alla loro vita arriva dal bracconaggio.