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Ayaan Hirsi Ali 1969

europarlamentare, scrittrice, docente universitaria

Laureata in scienze politiche, scrittrice, è nata a Mogadiscio nel 1969. Figlia di un politico somalo, Hirsi Magan, noto esponente dell’opposizione contro Siad Barre, Ayaan cresce in un ambiente strettamente musulmano. Questo significa che è nata muslim senza possibilità di scelta: durante l'infanzia subisce la rituale mutilazione genitale cui sono sottoposte tutte le donne somale. Quando emigra con la famiglia in Arabia Saudita si adatta all’imposizione del velo islamico e alla proibizione alle frequentazioni esterne.

Per sfuggire al matrimonio combinato per lei dal padre, musulmano osservante, si allontana dalla famiglia e si rifugia in Europa. Dal 1992 vive in Olanda, dove è inizialmente un’esponente della sinistra, per poi migrare, con una mossa controversa ma sintomatica delle sue posizioni personali, nelle fila del partito liberale. 

In Olanda perfeziona la lingua e si iscrive all'Università. Dopo la laurea lavora presso l’ufficio studi del partito socialdemocratico. Il suo è un attivismo mirato alla protezione delle donne di religione musulmana. Documenta centinaia di casi di violenza fisica, pestaggi, incesti, abusi sessuali accusando le autorità olandesi di fare troppo poco per porre fine queste pratiche. Proprio a seguito di queste denunce giungono le prime minacce di morte. Si nasconde all'estero, poi viene posta sotto protezione della polizia. 

Ayaan Hisri Ali è nota per avere scritto la sceneggiatura del film Submission Part1, ritenuto blasfemo dai fondamentalisti islamici e costato la vita al regista olandese Theo Van Gogh, orribilmente ucciso (sgozzato) da un fanatico. Anche la giovane scrittrice è colpita da una fatwa, condanna che, secondo il Corano, può essere eseguita da qualsiasi musulmano nel mondo. Oltre ai rischi concreti del vivere con una condanna a morte sulla testa ciò ha comportato di fatto la perdita dei contatti con la famiglia e la comunità di appartenenza. Rientrata in Olanda, è stata eletta in Parlamento, ma si è dimessa nel maggio del 2006, dopo aver subito la minaccia, da parte del ministro dell’immigrazione, Rita Verdonk (appartenente al suo stesso partito) di ritiro della nazionalità olandese per aver fornito alle autorità dei dati anagrafici imprecisi al momento del suo ingresso nel paese con lo scopo di ottenere lo stato di profuga. Dopo lo scandalo suscitato dalla presa di posizione della Verdonk, la deputata di origine somala ha deciso di lasciare l’Olanda per emigrare negli Stati Uniti, anche se il ministro ha fatto marcia indietro e le ha restituito il passaporto olandese.

Trasferitasi negli USA, ha continuato la sua battaglia contro il fondamentalismo, denunciando con forza la condizione di grave subordinazione delle donne nell'Islam. Ha scritto un libro che le ha attirato le ire sempre più minacciose degli estremisti islamici, L'Infedele, tradotto e pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2007, in cui narra la propria vita e il percorso umano e intellettuale che l'ha portata a rifiutare la religione e il mondo da cui proviene.

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