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Betty Makoni

paladina dei diritti delle donne in Africa

Betty Makoni è una ex insegnante che vive e opera in Zimbabwe, dove dirige l’organizzazione da lei stessa fondata, Girl Child Network. In un articolo del 2007, intitolato “Giving Zimbabwe’s Girls a Voice”, spiega i motivi che l’hanno indotta ad abbandonare l’insegnamento ufficiale e a dedicarsi all’attività di protezione e sostegno alle ragazze minorenni del suo Paese.

“È la mia stessa storia personale che mi ha portata a fare quello che ho fatto. Ero stata stuprata all’età di sei anni da parte di un uomo che stuprava ragazze minorenni senza il minimo imbarazzo e, all’età di nove anni, fui resa orfana di mia madre morta a seguito di un atto di violenza in famiglia. All’età di otto anni, mi ribellai e cercai di spingere mia madre a rendere di pubblico dominio la violenza perpetrata su di lei da parte di mio padre, ma lei mi mise un dito davanti alla bocca e mi impedì di parlare di quell’argomento in pubblico. Quell’ordine, così comune in gran parte dell’Africa, è proprio ciò che ero determinata a respingere quando divenni adulta. Non eravamo solo io o mia madre a soffrire, ma virtualmente ogni ragazza o donna che vedeva nascondere sotto il tappeto gli abusi che si compivano contro di lei. Era la norma”. 

Da adulta Betty sceglie come lavoro l’insegnamento. Usa una parte dei soldi ricavati dalla vendita di frutta e verdura nei mercati ambulanti per mantenersi agli studi. Ottenuta una laurea in socio-linguistica e diverse specializzazioni, riceve un incarico di insegnamento a Chitungwiza, un sobborgo densamente popolato di Harare. Nella sua posizione di insegnante, viene facilmente a conoscenza di abusi commessi nei confronti delle ragazze e si sente frustrata nel vedere come, ad ogni inizio di anno scolastico, il numero delle ragazze che frequentano la scuola diminuisca. Nel 1998 decide di costituire un circolo con nove ragazze, nel quale si mettono in comune le storie e i problemi e si cercano insieme le soluzioni. 

Nel 1999 fonda il “Girl Child Network” (GCN), con lo scopo di dare un aiuto economico alle ragazze che devono frequentare la scuola, sostenerle psicologicamente, offrire loro ospitalità e consulenza, fare opera di riabilitazione delle vittime di abusi, rendere di pubblico dominio i casi di violenza e abusi sessuali sulle bambine. Betty provvede ai bisogni materiali delle ragazze che accoglie, ma si preoccupa soprattutto di fornire loro formazione e istruzione. Da quando GCN è stato fondato, Betty ha salvato più di 7.000 bambine dal lavoro minorile, dai matrimoni forzati, dagli abusi, dal traffico di esseri umani e dall’aggressione sessuale. 

Nel 2007 i circoli sono diventati 500 e sono diffusi in 49 dei 58 distretti dello Zimbabwe, dando servizi a circa 30.000 ragazze. 

Fra i suoi impegni, c’è anche quello di denunciare gli abusi sessuali perpetrati da personaggi di alto livello sociale, che pretendono l’impunità grazie al loro potere di ricatto. In un contesto come quello in cui lavora la Makoni, si tratta di un lavoro ad alto rischio, come dimostrano le continue minacce e intimidazioni a cui è sottoposta nonché gli arresti arbitrari subiti.

Nel corso degli anni Betty Makoni ha ricevuto premi e riconoscimenti da parte di molte organizzazioni per la difesa dei diritti dei bambini e dei diritti umani in genere.

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