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Enes Kanter 1992

il cestista turco che si oppone a Erdogan

Enes Kanter

Enes Kanter

L’operazione militare turca nel nordest della Siria contro i curdi siriani, iniziata a ottobre 2019, sta avendo ripercussioni anche nel mondo dello sport professionistico.
Il sostegno di molti sportivi turchi al governo di Recep Tayyip Erdoğan, tramite saluti militari rivolti al loro pubblico e messaggi pubblicati sui social netrwork, è stato interpretato anche come una scelta obbligata, dovuta alle pressioni del governo nel tentativo di difendere la propria immagine all’estero.

Ma fra i più noti sportivi turchi si trovano anche fermi oppositori, proprio come Enes Kanter, 27 anni, musulmano, nato a Zurigo da genitori turchi e cresciuto in Turchia, considerato uno dei migliori cestisti europei. Dal 2011 milita nella NBA, dove ha giocato con Utah, Oklahoma City, New York e Portland, mentre da questa stagione farà parte dei Boston Celtics.

Kanter non ha mai nascosto la sua vicinanza al movimento Hizmet di Fethullah Gülen, politico e predicatore islamico turco, prima alleato e poi acerrimo nemico e principale avversario politico del rais turco: vive in esilio autoimposto in Pennsylvania dal 1999 e nonostante questo è ritenuto dal governo turco il principale responsabile del tentato colpo di Stato avvenuto nel luglio del 2016. Secondo Erdoğan e i suoi alleati, Hizmet rappresenta uno «Stato nello Stato», una specie di organizzazione segreta che tenta di rovesciare il governo in carica.
È proprio il 15 luglio 2016, una data che diventerà uno spartiacque della recente storia turca, che la sua vita cambia per sempre.
Nella notte si ha infatti il tentato colpo di Stato, che durerà però solo poche ore. All’alba la Turchia si sveglia nell’era dello “Stato di Emergenza” e con il presidente turco intenzionato a spazzare via rivali storici e oppositori del suo partito.
Agenti di polizia, magistrati, funzionari statali, accademici, giornalisti, militari: chiunque non sia favorevole a Erdoğan viene sospeso, licenziato o peggio, messo in prigione.
Kanter rende pubbliche le sue posizioni insultando Erdogan. La sua aperta opposizione al governo gli costerà anni di minacce e violenze verso di lui e la sua famiglia.
Ai genitori viene requisito il passaporto. Dal 2016 non possono più lasciare il Paese. La situazione diventa ancora più drammatica quando il padre è costretto a disconoscere pubblicamente il figlio per la sua aperta posizione filo gulenista: «Con profonda vergogna mi scuso con il nostro presidente e con tutto il popolo turco per avere un figlio del genere», scrive.
Nel 2017 Kanter perde la cittadinanza turca e rischia l’arresto anche all’estero. Mentre si trova infatti in Indonesia per seguire le sue attività benefiche, viene avvertito dal suo agente che le autorità locali lo stanno cercando per catturarlo. Sale sul primo volo per l’Europa e arriva a Bucarest, in Romania, dove scopre che il suo passaporto è stato “cancellato”. Kanter è ora un apolide. Grazie all’intervento del senatore dell’Oklahoma riesce a tornare negli Stati Uniti. Viene accusato di essere tra i favoreggiatori del colpo di Stato e la procura turca chiede in contumacia quattro anni di reclusione.

Come ha scritto sui social network, le condizioni di esilio in cui di fatto si trova a vivere gli impediscono di vedere i familiari da anni: suo padre è stato condannato a quindici anni di carcere, i suoi fratelli, che non ha modo di contattare, non riescono a trovare un impiego e non possono lasciare la Turchia dopo la confisca dei passaporti. Il fratello minore, anche lui cestista, è stato invece espulso dalle nazionali turche e vive in Spagna. Lui, negli Stati Uniti, riceve inoltre continue minacce di morte e ha subito anche alcuni tentativi di aggressione.

Kanter non può neanche partecipare alle trasferte europee della NBA. Nel gennaio 2019, quando dovette saltare la trasferta a Londra con i Knicks, disse: «È piuttosto triste il modo in cui queste storie stiano influenzando la mia carriera. Vorrei essere là fuori e aiutare la mia squadra a vincere. Ma solo per colpa di un folle, maniaco e dittatore non posso nemmeno fare il mio lavoro. Lì a Londra hanno un sacco di spie, potrebbe accadermi qualcosa in qualsiasi momento». Per lo stesso motivo nel marzo 2019 è costretto a declinare la partecipazione match con i Raptors in Canada. 

A luglio 2019 ha svelato che il consolato turco negli Stati Uniti ha annullato un camp estivo della sua associazione benefica, presso il Centro islamico di Long Island: "E’ la seconda volta che accade, era già successo a Dallas. Quando un camp viene cancellato, i bambini pensano che sia colpa mia".
In Turchia non vengono trasmesse le sue partite NBA da 3 anni, non è convocato in nazionale da 4, ed è stato accusato pubblicamente anche dal presidente della Federazione turca di basket, Hedo Turkoglu, sostenitore di Erdogan. La Turchia ha emesso una “red notice” contro di lui, cioè una richiesta all’Interpol di localizzare, arrestare ed estradare un criminale o sospetto tale.

Ma, dopo l’inizio dell’operazione militare della Turchia in Siria, Kanter non si è fermato, denunciando ancora una volta gli abusi di Ankara: «Essere il portavoce di questi ideali per un turco vuol dire rischiare la prigione e la violenza da parte dei militari. Mi hanno chiamato terrorista, hanno chiesto all’Interpol di arrestarmi. Starei marcendo in galera se fossi tornato in Turchia. Restare lontano dalla mia famiglia è un sacrificio enorme. Ma le cose buone non ti vengono mai regalate, non sono mai semplici da conquistare. Il mio problema non è con il mio Paese» afferma Kanter «Il mio problema è con il regime nel mio Paese. La Turchia potrebbe essere il ponte tra l’Islam moderno e l’Occidente. Ma in questo momento, non c’è libertà: nessuna libertà di parola, nessuna libertà di religione, nessuna libertà di espressione. Non c’è democrazia, Erdoğan sta usando il suo potere per abusare e violare i diritti umani. Il mio obiettivo è essere la voce per tutte quelle persone innocenti che non ne hanno una. Capisco che potrei semplicemente chiudere la bocca, guadagnare milioni di dollari in America e non preoccuparmi di questi problemi. Ma alcune persone in prigione sono i miei amici, i miei vicini, le persone con cui ho giocato a basket».

Nel corso di una conferenza stampa ha definito il presidente della Turchia Erdoğan, «l’Hitler del nostro secolo».

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