English version | Cerca nel sito:

Gao Xingjian 1940

Scrittore cinese premio Nobel per la letteratura

Nasce il 4 gennaio 1940 a Ganzhou, da un funzionario di banca e da un'attrice che lo incoraggia a esprimersi attraverso l’arte e la scrittura. Nel 1962 si laurea in Francese presso l’Istituto di lingue straniere di Pechino. Con il 1966 ha inizio la Rivoluzione culturale e Gao si trova coinvolto nella sua prima vicenda politica, l’appartenenza a un gruppo ostile alle Guardie rosse. Contemporaneamente ricorre all’autocensura (brucia alcuni suoi manoscritti) per sfuggire alla repressione, che però è inesorabile e lo porta a subire la "rieducazione" per cinque anni. Da questa prima esperienza conclude che in politica c'è sempre una massa cieca che opprime l’individuo, che bisogna cercare una Cina “vera”, non inquinata dalla politica, e che si dovrebbe vivere senza gli “ismi”. Si delinano già i caratteri principali della sua personalità libera, insofferente a qualsiasi “ingabbiamento” delpensiero, e per questo destinato ad assumere posizioni spesso scomode e controcorrente. Molti anni dopo dirà in un’intervista: “la vita dell’artista è una sfida alle convenzioni”.

È però a 38 anni che comincia la vita di Gao come oppositore al regime comunista. A quest'età infatti lo scrittore, che è anche pittore e regista, viene pubblicato per la prima volta. Tra il 1980 e il 1987 escono la maggior parte delle sue opere narrative e teatrali di successo, di cui "L'altra Riva”, che subisce la censura e viene vietata dal regime. La strage di Piazza Tian An Men e la pubblicazione di “Fuggitivi” (che racconta gli avvenimenti di quei giorni e che suscita peraltro il risentimento dei dissidenti, scontenti della problematicità con cui viene descritto il movimento degli studenti), spingono Gao a imboccare la sofferta strada dell’esilio alla fine del 1987.

Lo scrittore si stabilisce a Parigi, dove inizia la sua “seconda vita”, costretto a confrontarsi con le dure leggi del mercato in luogo di quelle del Partito comunista. Nasce in lui la convinzione che la vita dell’artista è ai margini, è una sfida alle convenzioni. Matura così una presa di distanza dalla civiltà materiale, che lo porta a scegliere di vivere in un eremitaggio consacrato alla creazione, intesa come narrazione distaccata dall’io, "terzo occhio" che permetta di vedere la realtà in modo più chiaro e con maggiore consapevolezza. Vuole essere testimone perché ciò - dice in un’intervista - “è necessario per salvare se stessi e gli altri, per vedere come un individuo si pone di fronte alla società, come può reagire e resistere alle difficoltà, come battersi. E in quel momento la letteratura, l’arte, noi ci siamo…… La letteratura ha un grande ruolo: risvegliare la coscienza degli esseri umani, indicare a ciascuno come leggersi interiormente, altrimenti ci si trova nella cecità, nell’incubo. La letteratura non ha un’utilità materiale, ma è grazie ad essa se oggi mi sento indipendente, forte, pronto a resistere a tutte le oppressioni, alle pressioni sociali e politiche, a vivere con coscienza”.

Nel 2000 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

Opere di Gao Xingjian pubblicate in Italia (tratto da Wikipedia)

  1. Parlerò di ricci. Poesie (1991-1995), Fermenti Editrice, 2006 
  2. Il libro di un uomo solo, Rizzoli, 2003 
  3. La montagna dell'anima, Rizzoli, 2002 
  4. Una canna da pesca per mio nonno, Rizzoli, 2001 
  5. Il pane dell'esilio. La letteratura cinese prima e dopo Tienanmen, Medusa edizioni, 2001 
  6. Per un'altra estetica (Pour une autre esthetique), Rizzoli, 2001 
  7. Fermata d'autobus, 1981, pièce teatrale

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Coraggio civile

in ogni parte del mondo

Il Comitato Foresta dei Giusti vuole far conoscere coloro che si sono battuti e si battono per difendere i perseguitati, le vittime innocenti di crimini contro l'Umanità, per salvaguardare la dignità e i diritti umani ovunque siano calpestati, per affermare la volontà di vivere in pace nella convivenza civile, per rivendicare la libertà di espressione e il dovere della verità.