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Maria Elena Moyano 1958 - 1992

la pasionaria della lotta contro la povertà

Maria Elena Moyano nasce nel 1958 in un distretto periferico di Lima. A 13 anni si trasferisce con la famiglia a Villa El Salvador, la prima comunità urbana pianificata del Perù, dove il Presidente Alvarado aveva ricollocato gli emigranti e gli abitanti delle zone più povere di Lima, in un arenile a sud della capitale.

Gli anni dell'adolescenza di Malena - questo il diminutivo con cui veniva chiamata - trascorrono tra le difficoltà dovute alla povertà. Abita in una capanna fatta di pali e stuoie, dove non sempre i genitori e i fratelli hanno lavoro sufficiente per il mantenimento suo e degli altri sei fratelli e sorelle. Brillante negli studi, riesce ad accedere all'Università, ma dopo due anni decide di sospendere la frequenza al corso di laurea in sociologia per dedicarsi a tempo pieno all’impegno sociale.

Quando i dirigenti della comunità di Villa deliberano di costruire una scuola comunitaria per bambini tra i 3-5 anni, Malena riceve l’incarico di animatrice del primo Programma di Educazione Iniziale Non Escolarizado. Si impegna molto per le Mense popolari, per il Club delle madri, per il Programma Bicchiere di Latte. È tra le fondatrici della "Federazione Popolare di Donne di Villa Salvador" (FEPOMUVES). Quando il "Partito Comunista Peruviano-Sendero Luminoso" comincia ad attaccare i gruppi di base e i dirigenti popolari, si pone in conflitto aperto con esso, nonostante vi avesse aderito in gioventù per poi allontanarsene a causa della sua politica di violenza e terrore. La sua opposizione le provoca ripetute minacce da parte degli ex compagni.

Nel 1992 la FEPOMUVES giunge a raggruppare 112 mense popolari con 30 mila commensali al giorno e 507 "Comitati del Bicchiere di Latte" che servono circa 60 mila bambini e anziani. Queste attività infastidiscono Sendero Luminoso, che non vuole accettare una rivoluzione pacifica all’interno delle istituzioni borghesi, e che nello stesso anno decreta uno sciopero armato per il 14 febbraio. Malena propone di contrapporre allo sciopero una “Marcia per la Pace”, ma i partiti di sinistra si eclissano e solo cinquanta persone si presentano alla partenza. Lei procede lo stesso alla testa del corteo, portando bandiere bianche come simbolo di pace. Il giorno dopo, mentre partecipa a una serata danzante organizzata per raccogliere fondi, viene uccisa a soli 33 anni da due sicari, che prima le sparano e poi la trascinano all'esterno facendola saltare in aria con 5 chili di dinamite. L'esplosione dilania il suo corpo e i resti si spargono per un raggio di 50 metri.

Sendero rivendica l'attentato come risposta alla Marcia per la Pace. L’omicidio colpisce l’intero Paese: al funerale partecipano 300.000 persone. 

La vita di Malena è riassunta dalle sue parole: “… la rivoluzione è apertura alla vita, alla dignità individuale e collettiva; è etica nuova. La rivoluzione non è morte, né imposizione, né sottomissione, né fanatismo. La rivoluzione è vita nuova, è convincere a lottare per una società giusta, degna, solidale al fianco delle organizzazioni create per il nostro popolo, rispettando la sua democrazia interna e innestando i nuovi germi di potere del nuovo Perù. Continuerò a stare al fianco del mio popolo, delle donne, dei giovani e dei bambini; continuerò a lottare per la pace in nome della giustizia sociale”.

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