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Nagham Nawzat Hasan 1978

Dottoressa e attivista yazida che cura corpo e anima di un popolo

Nagham Nawzat Hasan di professione è ginecologa e ostetrica [classe 1978, irachena e yazida]. Lavorava nella città di Baashiqa - a 14 km da Mosul - quando nel 2014 è stata costretta alla fuga a causa dell’avanzata dell’Isis, che avrebbe poi compiuto un vero e proprio genocidio - così come definito dall’ONU - ai danni della popolazione Yazida.

La sua fuga la porta nelle vicinanze di Dohuk, zona controllata dal Kurdistan iracheno, territorio di profughi e rifugiati yazidi. Pochi mesi dopo essersi messa in salvo scopre di due donne yazide arrivate a Dohuk e decide di mettersi in contatto con loro. Da quel momento - spinta dalla volontà di offrire il suo aiuto e le sue capacità - decide di dedicare la sua vita lavorativa ad aiutare le donne sopravvissute all’ISIS a riprendersi dalle violenze subite.

Si offre come punto di riferimento medico e psicologico andando nelle loro case - dove spesso si chiudono in loro stesse - e ottenendo una prima apertura. Ascolta le storie atroci di ragazze vendute come schiave o imprigionate per mesi o anni, vittime di tortura e stupro sistematico; la loro condizione la tocca nel profondo - come donna e come yazida. Questi racconti riportano di mariti uccisi e bambini rapiti, rieducati per diventare militanti o vittime del traffico di esseri umani. Come ha raccontato all’ UNHCR, Hasan scrive sul suo quadernino i raccapriccianti racconti delle sopravvissute che aiuta, in un rituale che è anche terapia per sé stessa. Sono più di 200 storie, per testimoniare ciò che è accaduto, come dovere morale per tenere viva la memoria.

Molte donne presentano dolori continui, hanno contratto malattie veneree e riversano in uno stato psicologico grave. Lo scopo di Hasan è quello di far ritrovare la fiducia a queste donne che hanno perso tutto: case, mariti, figli, dignità. Porta avanti il suo lavoro con passione e umanità, non solo sul campo ma anche a livello internazionale, chiedendo che ci sia maggiore attenzione anche dopo la fine delle violenze, momento in cui si gioca una partita importante per ridare alle donne yazide qualcosa in cui credere e un posto dove stare, premesse fondamentali per ricostruirsi una vita.

Dopo aver creato la sua ONG, “Hope Makers for Women”, a fine 2014 ha ricevuto il premio Silver Rose - da parte della European Solidar organisation - per il suo lavoro nel campo dei diritti umani, e nel marzo 2016 è stata insignita del titolo International Women of Courage Award da parte del Segretario di Stato americano John Kerry.

Figura professionalmente simile a quella del medico congolese Denis Mukwege, già Premio Nobel per la Pace e Giusto onorato al Giardino di Milano, ancora oggi Hasan lavora come operatrice umanitaria offrendo le sue capacità mediche e il suo supporto psicologico nel centro di Dohuk, dove ha curato più di mille donne, ricevendo anche il plauso del Premio Nobel per la Pace - e sopravvissuta yazida - Nadia Murad.

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