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Pinar Selek 1971

sociologa turca e attivista per la pace e i diritti umani

Pinar Selek

Pinar Selek

Pinar Selek nasce a Istanbul nel 1971. Dopo essersi diplomata al liceo francese Notre Dame de Sion, si laurea con lode in Sociologia all'Università Mimar Sinan. Nel 1996, pubblica con Belge Publishing, la casa editrice di Ragip Zarakoglu, il testo Ya Basta-Artık Yeter, dedicato ai movimenti indigeni del Messico. La sua tesi di Master ha come titolo: Maskeler, Süvariler, Gacılar-Ülker Sokak: Bir Dışlanma Mekânı (Maschere, Cavalieri, Gacias, via Ülker: un luogo di emarginazione). Pinar, il cui motto è “La pratica è alla base della teorie”, ottiene ottimi risultati accademici per merito di un atteggiamento appassionato e di un grande idealismo, che la portano a lasciarsi coinvolgere personalmente dalle vite delle persone al centro delle sue ricerche, come ragazzi di strada, donne vittime di violenza, senza tetto e travestiti - con i quali ha creato il Laboratorio degli Artisti della Strada, capace di offrire a quella gente opportunità di integrarsi nella società attraverso l'arte.

Nel 1998 comincia per lei un incubo giudiziario. Mentre sta per terminare la sua ricerca sulla guerra civile in Turchia - nella quale indagava sul perché molti curdi scegliessero la lotta armata, intervistando diversi esponenti del PKK ed entrando così nel mirino delle autorità turche - viene accusata di complicità con il PKK e torturata affinché confessi i nomi dei suoi contatti. Pinar resiste, trascorrendo due anni e mezzo in prigione e altri 11 anni nelle aule dei tribunali. Nonostante l’annullamento della condanna e quattro assoluzioni, è stata continuamente accusata di essere una terrorista e costretta a vivere in esilio dal 2009. Nel 2013 è stata condannata all'ergastolo in absentia. La persecuzione giudiziaria è toccata anche ad altri “Giusti” e testimoni di verità contro il negazionsmo di Stato turco, tra cui Hrant Dink.

Pinar Selek ha scritto, tra le altre opere, Barışamadık (“Non siamo riusciti a riconciliarci”), sulle numerose lotte della Turchia moderna per raggiungere una pace permanente e Sürüne Sürüne Erkeklik (“Una vita da cani: mascolinità”), sulla virilità nel contesto delle esperienze di servizio militare. Inoltre ha anche scritto un libro di racconti, Su Damlası (“Goccia d’acqua”). Nel 2014 pubblica La maschera della verità - tradotto in Italia da Fandango libri in occasione del centenario del genocidio armeno - con cui condanna la rimozione da parte turca del Metz Yeghern, introducendo questo tema in un racconto fatto di ricordi, osservazioni, testimonianze e incontri.

Nel 2001 è stata fra le fondatrici della Cooperativa di donne Amargi e ha organizzato meeting a Diyarbakır, Istanbul, Batman e Konya. Attualmente è membro attivo di Amargi e dal 2006 lavora come editrice e coordinatrice dell'omonima rivista femminista. È anche co-fondatrice della prima libreria femminista della Turchia, Amargi, aperta al pubblico dal 2008 e in questo luogo, ha coordinato fino ad oggi il gruppo di lettura e di scrittura “ Quali porte aprono le nostre esperienze?”.

Rifugiata politica in Francia, Pinar ha insegnato all’Università di Strasburgo. Durante questi anni più di 4500 persone, fra cui figure come Orhan Pamuk e Yaşar Kemal, scrittori, registi, giornalisti, avvocati, attivisti, accademici, e molte donne, le hanno dimostrato la propria solidarietà affermando: “Siamo testimoni dell'atteggiamento di Pinar Selek contro la violenza".

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