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Roberto Kozak 1942 - 2015

diplomatico argentino, che negli anni '70, durante la dittatura di Augusto Pinochet, ha aiutato i perseguitati del Cile

“Se non fosse per la mia età sarei già lì.”

L'ultima conversazione fra Roberto Kozak e sua moglie Silvia avviene in un taxi diretta ad una clinica oncologica. La coppia stava ascoltato la radio che riportava la tragedia dei migranti e rifugiati nel Mediterraneo. "Se non fosse per la mia età sarei lì", ha detto Roberto Kozak e dopo soli quindici minuti è morto. Era il 2015 e solo pochi conoscevano la sua storia, anche se il governo cileno gli aveva conferito la cittadinanza e la più alta onorificenza civile per i cittadini stranieri nel 1992 (l'Ordine di Bernardo O'Higgins).

Per natura e carattere, Kozak non ricercava la notorietà e nemmeno il figlio Nicola sapeva dell’impegno del padre per i diritti umanitari. Soltanto all'inaugurazione del Museo della Memoria di Santiago nel 2010, Nicola ha appreso delle 35.000 persone che gli dovevano la vita, inclusa l'ex presidente del Cile, Michelle Bachelet. Si capisce quindi perché Roberto Kozak è considerato lo Schindler latino-americano.

Infatti, durante la dittatura di Pinochet in Cile (fino al 1990), si può dire che Kozak abbia condotto una doppia vita. Nascondeva prigionieri politici nella propria casa e contemporaneamente festeggiava con gli ufficiali del regime cileno. Per tali rapporti “opachi” con la dittatura è stato accusato anche da chi ha aiutato. Il medico inglese - Sheila Cassidy sospettava che fosse un agente della Polizia Segreta (DINA). Roberto Kozak ha inoltre collaborato con l'Ambasciata australiana, il Comitato ecumenico per la pace, il Vicariato cattolico di solidarietà (fondato dal cardinale Raúl Silva Henríquez) e l'ambasciatore svedese Harald Edelstam, che aveva aiutato gli ebrei a fuggire dalla Norvegia.

Il diplomatico italiano Emilio Barbarani lo ricorda così: "Roberto ha avuto successo con le donne. Era ben vestito, guadagnava bene. Non gli era richiesto di rischiare politicamente, in ciò che ha fatto ha dimostrato il coraggio ".

Il nostro protagonista nasce il 14 maggio 1942 in Argentina dai genitori di origine ucraina. La famiglia numerosa, con ben undici figli, vive modestamente in campagna e poi a Buenos Aires, dove il padre lavora saltuariamente. Roberto inizia a lavorare a soli nove anni in una libreria e grazie al titolare riesce a completare la propria istruzione all'Università di Buenos Aires. Si sposa Elsa Beatriz, figlia di immigrati polacchi, a 21 anni e da lei ha un figlio. Nel 1976 si risposa e dal secondo matrimonio nascono Nikolai e Nathalie.

Kozak inizia ad interessarsi alla diplomazia e prende contatto con l'ICEM argentino, con sede a Ginevra, l’Organizzazione nata per aiutare gli esuli durante la guerra. Successivamente, sviluppa programmi di migrazione per l'America Latina e, nei primi anni Settanta, si reca nella Germania Federale, alla viglia del golpe che rovescerà il governo di Salvador Allende.

Secondo le stime della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, durante la lunga dittatura di Pinochet, ci sono stati 2.095 morti e 1.102 dispersi, anche se altre fonti parlano di 80.000 internati e 30.000 torturati. La Commissione nazionale per i prigionieri politici e le persone torturate, in base alla testimonianza di 35.000 persone, ha dichiarato che sono stati incarcerati anche 164 minori, tra cui 88 bambini sotto i 13 anni, torturati e violentati.

Durante il Capodanno del 1986, le squadre della morte fanno l’irruzione nella sede dell'ICEM, in cerca delle armi. Gli impiegati vengono legati e fatti sdraiare sul pavimento e uno degli squadristi chiede: "Chi di voi è questo figlio di p…… comunista ... di Roberto Kozak?"

Sentendosi chiamato Kozak risponde: "Sono io" e scortato viene condotto per l'interrogatorio. Tutti prigionieri temevano per la propria vita ma Kozak è sopravvissuto a tutte le torture nonostante il pericolo che correva costantemente: nulla gli impediva di compiere l'impegno che si era proposto.

Ricordando Roberto Kozak, così come gli altri Giusti, onoriamo coloro che si sono esposti personalmente per salvare la vita degli altri. "L’uomo onesto rimarrà tale nonostante le torture dei suoi persecutori” - leggiamo nel Libro della Sapienza – “L'onesto vive per sempre".

Traduzione di Bernadeta Grochowska

Wacław Oszajca

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