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Sylvie Maunga Mbanga 1974

avvocato contro gli stupri e per il dialogo tra le etnie

Settima di dieci figli, nasce nel 1974 a Bukavu, nella provincia del Kivu meridionale, in Zaire (poi Congo). Dal padre, un alto funzionario statale, apprende precocemente il senso della giustizia e il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle donne. È grazie a lui, infatti, che in un territorio chiamato Idjwi viene messa fuori legge, nel 1982, la pratica del rapimento e dello stupro delle donne per obbligarle al matrimonio.

Nel 1999 Sylvie si laurea in legge e subito si occupa della difesa delle vittime della violenza sessuale praticata per lo più da militari sbandati o ribelli: dopo il genocido in Rwanda, nel 1994, nella parte est di quello che ancora si chiamava Zaire si erano riversati tre milioni di innocenti civili Hutu in cerca di salvezza dalle ritorsioni del nuovo governo ruandese dei Tutsi al termine del genocidio. Nella stessa zona si erano rifugiati anche membri dell’ex governo ruandese e le milizie Interahamwe responsabili dei massacri, mimetizzati tra i profughi. Nei mesi successivi gli eserciti del Rwanda e dell’Uganda avevano sconfinato per dare loro la caccia, ma avevano colpito anche i rifugiati innocenti con massacri indiscriminati. Nel 1997, dopo la deposizione del dittatore Mobutu e la presa del potere di Kabila, lo Zaire aveva presto il nome di Repubblica Democratica del Congo e la guerra, interrotta da provvisori accordi e cessate il fuoco, veniva rinfocolata periodicamente da truppe ribelli e interferenze esterne.

In questa situazione di grave precarietà, Sylvie collabora con varie ONG e nel 2002 diventa coordinatrice di progetti di Life and Peace Institute. Le vengono inoltre conferiti importanti incarichi pubblici: quello di partecipante al negoziato di pace in Sudafrica fra il governo congolese e le forze ribelli nel 2002, e quello di osservatrice delle elezioni parlamentari in Congo nel 2006. 

Nello stesso anno sfugge in modo rocambolesco a uno stupro da parte di militari ribelli che si sono impadroniti della città di Bukavu, dove lavora. Corsa in soccorso di un’amica intrappolata in casa mentre i ribelli setacciano il quartiere alla ricerca di bottino e stuprano le donne, si barrica con lei in casa per diversi giorni, senza provviste e rischiando di essere scoperta da un momento all'altro dai potenziali stupratori. Diventa poi coordinatrice di Interchurch Organization for Development Cooperation (ICCO), per la quale assiste le vittime degli stupri, ed è invitata negli Stati Uniti per partecipare al Women PeaceMakers Program presso il Joan B. Kroc Institute dell’Università di San Diego.

Come mediatrice di pace, Sylvie ha avuto parte attiva nell’opera di riconciliazione fra gruppi etnici in conflitto, in particolare nella provincia del Kivu del Sud fra i Banyamulenge, che si percepiscono più come ruandesi che come congolesi, e altri gruppi locali come i Babembe e i Baviro. Gli incontri hanno avuto come risultato la creazione di una organizzazione etnicamente mista che ha il compito di facilitare la comunicazione e la tolleranza.

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