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Erwin Kräutler 1939

il vescovo ribelle, difensore dei popoli indigeni e della foresta amazzonica

Nato a Koblach in Austria nel 1939, dom Kräutler come missionario dell’Ordine del Preziosissimo Sangue, dopo l’ordinanza sacerdotale nel 1965 ha scelto di andare come missionario in Brasile, dove è stato vescovo della Prelatura dello Xingu nello Stato del Parà, dal 1981 al 2015. 

Dopo le dimissioni accolte dal Papa, continua a essere presidente del Cimi (Conselho Indigenista Missionário, Consiglio Indigenista Missionario) per conto della Conferenza episcopale brasiliana, stando perciò sempre in prima fila nella difesa degli indios e più in generale dei contadini senza terra, sempre con l’appoggio degli altri vescovi. 

Per il suo coraggioso impegno nella salvezza dei popoli indigeni e dell’ambiente naturale, nel 2010 ha ricevuto in Svezia il premio Nobel alternativo, istituito nel 1981. 

Ha sempre preso una posizione chiara e netta, infatti, nella rivendicazione della giustizia sociale a vantaggio degli indios, dei lavoratori della terra e della foresta amazzonica. Per questo è stato ripetutamente minacciato di morte e, dal 2006, è costretto a vivere sotto scorta.

Papa Francesco lo ha voluto come collaboratore nella preparazione dell’enciclica ecologica Laudato sì, in cui la questione dell’Amazzonia è posta come problema planetario. Di conseguenza, chi salva la foresta amazzonica, evitando l’etnocidio e l’ecocidio, salva il mondo intero

Questa straordinaria figura di vescovo missionario, ecologista militante della giustizia, non si occupa solo della cura delle anime, ma anche della vita materiale e culturale degli abitanti della foresta, dei popoli sempre più esposti al rischio di estinzione a causa della violenza esercitata dal potere economico locale e internazionale per poter sfruttare liberamente le ricchissime risorse naturali. 

Un autentico Giusto del nostro tempo, che si è attivato direttamente anche per l’inserimento dei diritti degli indigeni nella Costituzione brasiliana del 1988, come impegno civile rivolto a combattere i predatori dell’Amazzonia e a salvaguardare le popolazioni che da millenni abitano la foresta più importante del pianeta, il cuore della biodiversità mondiale. È cittadino brasiliano dal 1982.

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