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Francesco Quaianni 1916

operò in favore di antifascisti e partigiani

Francesco Quaianni nasce a L'Aquila nel 1916, in una famiglia numerosa e modesta. Nel 1935 entra nella Polizia di Stato e nel 1937 viene chiamato alle armi. Durante il servizio militare, nel 1939, ha modo di conoscere il maggiore Adolfo Longo, del quale diventerà amico e che lo aiuterà ad entrare nell'organizzazione partigiana piacentina. Una volta congedato prende servizio alla questura di Pola, che allora era in territorio italiano. Successivamente viene trasferito alla questura di Piacenza ed infine a quella di Milano.
C'era pur sempre, in tempo di guerra, il rischio di essere richiamati alle armi e così avvenne, infatti, nel 1943, ma Quaianni, da sempre contrario ad ogni forma di violenza, per evitare di andare a combattere, accusa i disturbi più svariati per farsi ricoverare nell'ospedale militare, affrontando anche dolorosi e inutili interventi chirurgici.
Con la nascita, nel nord Italia, della Repubblica Sociale di Salò ha inizio il periodo peggiore per gli italiani, che si erano illusi che il Fascismo fosse finito e che invece si trovano a dover affrontare la più terribile delle guerre civili perché, mentre il sud viene lentamente liberato dagli angloamericani, il nord si trova di nuovo sotto un'atroce dittatura controllata direttamente dalla Germania nazista.
Molti italiani, sfiniti da anni di guerra, di persecuzione e violenze gratuite, decidono di darsi alla macchia, organizzandosi in bande di combattimento con lo scopo di sabotare il nuovo regime, ostacolare l'avanzata tedesca in attesa di un aiuto militare di inglesi ed americani, che avrebbero dovuto avanzare dal sud per liberare tutto il territorio italiano.
Anche Francesco viene toccato da questi avvenimenti, e inizia di sua spontanea iniziativa nella questura milanese a fare qualche azione di sabotaggio ai danni dei nazifascisti. In servizio alla questura di Milano nell'ufficio "Arrestati" in qualità di impiegato di polizia di terza classe, Quaianni, quando era da solo, ne approfittava per mandare a casa le persone fermate dalle brigate nere, oppure per eliminare dagli schedari di polizia denunce a carico di antifascisti. Suggeriva ai rimpatriati il modo per ottenere le carte annonarie senza avere i documenti militari ed evitava di accompagnare al distretto militare quei giovani che erano stati arrestati per non essersi presentati in caserma nonostante la loro classe fosse stata richiamata. A volte riusciva a rilasciare false licenze militari o false carte di identità. Grazie al lavoro svolto in questura, poteva facilmente accedere a documenti segreti e circolare armato in qualsiasi ora del giorno e della notte, anche durante il coprifuoco. A questo punto, dato che svolgeva già il compito di sabotatore all'interno degli uffici della questura milanese, viene contattato da Adolfo Longo, membro del comitato militare del C.N.L. piacentino, diventato capo del Servizio Informativo Nazionale (S.I.N.), che pensando di estendere l'attività anche a Milano, intendeva fare affidamento su di lui. Gli propone di entrare nell’organizzazione segreta, e Quaianni ovviamente accetta.
Riuscendo a sapere con un certo anticipo di retate che sarebbero state effettuate dalla polizia repubblichina, avvisava gli interessati perché non si facessero trovare. Segnalava i movimenti di ufficiali militari della Muti, che arrestavano, torturavano e facevano esecuzioni di partigiani e avvisava i compagni circa le operazioni giudiziarie in corso nei loro confronti fornendo loro il nominativo dei funzionari che le avrebbero effettuate in modo da poter evitare l'arresto. Indicava ai suoi capi il luogo dei posti di blocco e l'elenco delle sedi della Guardia Nazionale Repubblichina, dai quali avrebbero dovuto tenersi a debita distanza i compagni partigiani. Riferiva agli interessati di sequestri di merci da parte dei tedeschi. Inoltre, inseriva nello schedario dei forestieri della questura false schede di componenti dell'organizzazione S.I.N., che essendo ricercati dall'ufficio di polizia fascista (U.P.I.) di Piacenza, si erano rifugiati a Milano, dove sotto falso nome seguitavano a lavorare per la liberazione. Qualche volta invece segnalava ai suoi capi i nominativi di ufficiali e militari fuggiti dal carcere e di disertori che avrebbero voluto partecipare alla lotta partigiana. Altre volte ancora si prodigava a trovare a Milano locali sicuri dove poter tenere riunioni segrete dei componenti del movimento partigiano di Piacenza.

Quaianni, pertanto, grazie al suo impiego presso la questura di Milano, opera in favore di antifascisti e partigiani dapprima come semplice funzionario poi come facente parte della organizzazione segreta S.I.N. (tramite Comando Liberazione Nazionale di Piacenza).

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