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Giuseppe Castruccio 1887 - 1985

Il console che organizzò il "treno della salvezza" da Salonicco

Storia segnalata nel volume Ebrei di Salonicco 1943 - I documenti dell'umanità italiana, curato da Alessandra Coppola, Antonio Ferrari e Jannis Chrisafis

Altre fonti: il Diario del Capitano Lucillo Merci

Giuseppe Michele Mario Castruccio nasce a Genova l’11 settembre 1887. Durante la Prima guerra mondiale è chiamato al fronte. Diventa tenente e pilota di dirigibile, la notte del 22 settembre 1917 salva un dirigibile colpito dagli austriaci: raggiunge la sommità del mezzo e rimane sopra il dirigibile che sta precipitando per un’ora, consentendo un atterraggio di fortuna. Questo gesto è premiato da Vittorio Emanuele III con un’onorificenza rara per una persona vivente: la medaglia d’oro al valore militare.

Terminata la Grande Guerra intraprende la carriera diplomatica. Il 18 giugno 1943 sostituisce Guelfo Zamboni alla guida del Consolato generale d’Italia a Salonicco e ne continua l’operato, contribuendo a salvare gli ebrei greci dalla deportazione verso i campi di sterminio grazie a falsi certificati di cittadinanza italiana. 

A luglio Castruccio organizza il “treno della salvezza”, il convoglio che trasporterà gli ebrei con passaporto italiano da Salonicco ad Atene, nella zona di occupazione italiana. Il capitano Lucillo Merci, di stanza a Salonicco come interprete, ricorda nel suo diario quel periodo e il 14 luglio descrive la partenza del treno per Atene: “Alle ore 6.45 il Signor Console Dott. Castruccio ed io eravamo alla stazione ferroviaria. Il Capitano delle SS Dieter Wisliceny era già là con i suoi uomini. Vedemmo arrivare i partenti. Subito ebbe luogo il controllo dei documenti dei singoli ebrei, tutti muniti di regolari documenti rilasciati dal signor Console. Ben 323 ne passarono dinanzi, guardati da una dozzina di agenti della Gestapo […]. Uomini, donne, vecchi sani e malfermi in salute, molti giovinetti d’ambo i sessi e bambini di ogni età”. Il giorno seguente Merci annota: “Il Signor Console Generale M. O. Comm. Castruccio ampliò la concessione dei certificati di cittadinanza. Ne beneficiarono perfino figli nati da matrimoni misti (ebreo e ariana), che venivano dichiarati minorenni, pur essendo maggiorenni, cioè di oltre 25 anni di età. E vennero dichiarati italiani perfino ebrei ricercati dalla Gestapo, che coraggiosamente si presentavano in Consolato a chiedere protezione”. 

Merci il 30 luglio traccia un bilancio del lavoro del consolato italiano: “Furono salvati da morte sicura n. 113 ebrei e 323 italiani o diventati tali furono avviati ad Atene (zona italiana) salvandoli essi pure dalla deportazione in Polonia. E, per riassumere, tutti gli ebrei, nel limite del possibile, furono aiutati nel far riavere loro la casa che era stata loro requisita, l’abitazione che era stata loro tolta, il diritto di esercitare ancora la professione, i beni mobili che erano stati loro tolti dalla Polizia SS, compreso il denaro e i gioielli, di cui erano stati spogliati”. L’11 agosto Castruccio invia al Regio ministero degli affari esteri e al Regio rappresentante d'Italia in Grecia un telespresso: “Gli ultimi ebrei rimasti nel Ghetto del ‘Baron Hirsch’ sono partiti nella notte tra il 10 e l'11 agosto. La colonia ebrea di Salonicco, che era stata fondata prima della scoperta dell'America e che contava circa 60 mila persone, non esiste più. La liquidazione si è svolta e si è consumata in mezzo ad atrocità, orrori e delitti come non avevo mai sentito raccontare nella storia di tutti i tempi e di tutti i popoli".

Dopo l’8 settembre i tedeschi occupano il Consolato di Salonicco ma Castruccio ha già distrutto i documenti che testimoniavano quanto accaduto. Il capitano Merci viene arrestato dai tedeschi, al rientro dall’Italia e Castruccio interviene con decisione presso il comando nazista per il suo rilascio. Merci infatti il 10 settembre annota: “Ebbi la possibilità di mandare a dire al Signor Console Generale Dott. Castruccio che ero giunto e mi trovavo prigioniero nell’ex Albergo Makedonikon. Subito – seppi poi – egli si recò dal Generale von Löhr e chiese che io potessi continuare il mio lavoro in Consolato a favore dell’importante colonia italiana che, tolti gli ebrei non più presenti, contava oltre 6.000 persone”. L’intervento di Castruccio ha successo e il capitano Merci continua il suo impegno a Salonicco fino al dicembre 1943, quando il Consolato viene chiuso e tutti i funzionari rientrano in Italia.

Giuseppe Castruccio muore a Genova il 3 giugno 1985, a 97 anni. 

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Ambasciatori e consoli che hanno scelto il bene

La Repubblica italiana, nata dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha nel corso degli anni evidenziato una vocazione umanista nelle sue relazioni internazionali. Il nostro Paese ha fatto del ripudio della guerra, della violenza, delle contrapposizioni nazionali, delle umiliazioni degli esseri umani, uno degli scopi principali della sua politica estera.
Con questo spirito la nostra diplomazia si è impegnata sui vari scenari mondiali per la costruzione della pace, per il dialogo, per la conciliazione, per la prevenzione dei conflitti, per il rispetto della persona umana.
L’Italia è amata nel mondo e gode di un forte prestigio internazionale perché è il Paese della bellezza, della cultura, della solidarietà. In tante occasioni il nostro Paese è stato capace di trasmettere quel valore di umanità che è il fondamento delle buone relazioni tra gli Stati, le nazioni e le persone di differenti culture. Da ultimo lo ha dimostrato con il suo spirito di accoglienza nel soccorso ai migranti, come in tutte le missioni umanitarie nei più difficili scacchieri internazionali dove il suo ruolo di conciliazione viene da tutti riconosciuto.
Non è un caso che il nostro Paese sia diventato il promotore della Giornata dei Giusti approvata dal Parlamento europeo nel maggio del 2012, e sia stato il primo nella comunità europea a votare all’unanimità una legge nazionale sui Giusti per ricordare le donne e gli uomini che sono stati capaci di assumersi una responsabilità personale nei tempi bui della storia.

L’Italia, con Gariwo, la foresta dei Giusti, ha raccolto la grande intuizione nata dalla memoria della Shoah e ha voluto trasmettere alle nuove generazioni il valore delle persone che si sono prodigate per salvare delle vite minacciate dalla barbarie nazista. Ricordando e valorizzando le azioni degli uomini Giusti è stato infatti lanciato un messaggio fondamentale a tutta la comunità internazionale: in ogni situazione, anche la più terribile, ogni essere umano nell’ambito della sua sovranità può diventare un argine nei confronti del male estremo. Niente è mai scontato, poiché l’essere umano può fare sempre la differenza.
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La promozione del valore degli uomini Giusti raccoglie lo spirito della Dichiarazione delle Nazione Unite del 1948 proposta da Raphael Lemkin, che dopo la Seconda guerra mondiale indicò al mondo intero l’obbligo morale di prevenire nuovi genocidi.
Ancora oggi la comunità internazionale ha creato solo strumenti parziali per impedire la ripetizione di nuovi massacri (politiche di protezione e tribunali internazionali), ma a tutt’oggi l’educazione dei cittadini è forse lo strumento più importante per lottare contro ogni forma di odio, intolleranza e persecuzione nei confronti degli esseri umani.
La narrazione delle storie degli uomini Giusti è uno strumento fondamentale per trasmettere alle nazioni e alle nuove generazioni esempi positivi di comportamento, e per insegnare il valore della responsabilità personale. Quando si attiva la coscienza delle persone e i cittadini diventano consapevoli dell’importanza di certi valori, è poi più facile che le istituzioni internazionali si assumano un impegno più concreto per la prevenzione dei genocidi e per la difesa dei diritti umani.