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Guelfo Zamboni 1897 - 1994

Si oppose ai nazisti per salvare ebrei italiani e greci

Guelfo Zamboni, foto dall'archivio dell'Associazione Tincani di Roma

Guelfo Zamboni, foto dall'archivio dell'Associazione Tincani di Roma

Segnalazione di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Nasce a Santa Sofia, in Romagna, nel 1897. 

Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale è Console Generale d'Italia a Salonicco, città occupata dalle truppe naziste, che, nel 1941, ospita la più grande comunità (56.000 persone) di ebrei sefarditi al mondo. Giunto nel febbraio del 1942 a Salonicco, in zona greca occupata dai tedeschi, per alcuni mesi il console riesce ad evitare che gli alleati trattino gli ebrei della città come nei mesi precedenti avevano trattato gli ebrei polacchi e ucraini. Ma agli inizi del 1943 è costretto a limitarsi alla protezione degli ebrei italiani, dopo che Eichmann ha mandato il suo vicario ad Atene per la deportazione della comunità di Salonicco. 

Zamboni organizza una tratta che parte da Salonicco nella notte del 15 luglio, consentendo la fuga degli ebrei italiani verso Atene. E fa carte false - letteralmente - affinché sul treno della salvezza salgano anche varie decine di ebrei che italiani non erano affatto, ma a cui il console aveva riconosciuto la cittadinanza con il pretesto di chissà quali legami familiari. Per strapparli alla deportazione, Zamboni scrive numerosissimi telegrammi al Ministero degli Esteri, sveglia nel pieno della notte il capo della rappresentanza italiana e riesce a procurare documenti di identità falsi a 280 ebrei per raggiungere Atene, situata nella zona d'occupazione italiana, permettendo loro di sfuggire al controllo tedesco e quindi alla deportazione. 

Muore nel 1994 a Roma. L'operato di Zamboni viene descritto da un suo collaboratore, Lucillo Merci, in un diario ed è stato ripreso da Daniel Carpi, storico israeliano di origini italiane. In un saggio pubblicato dall'Università di Tel Aviv, Carpi ricostruisce, sulla base dei documenti trovati presso l'Archivio del Consiglio generale d'Italia a Salonicco della Farnesina, i due anni e mezzo intercorsi tra l'arrivo dei tedeschi nel 1941 e la pressoché totale distruzione della comunità ebraica nel 1943. L'autore sostiene che molte centinaia di ebrei dovettero la propria salvezza al coraggio di Guelfo Zamboni. La storia del console, passata quasi inosservata nel nostro Paese, è tornata alla luce ed è stata raccontata nei dettagli all'opinione pubblica grazie ad un libro pubblicato dall'Ambasciata d'Italia in Grecia: Ebrei di Salonicco 1943 - I documenti dell'umanità italiana, curato da Alessandra Coppola, Antonio Ferrari e Jannis Chrisafis. Dal libro è stata ricavata un'opera teatrale sul ruolo di Guelfo Zamboni. Dal 12 aprile 2010 a Guelfo Zamboni sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano. 

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Ambasciatori e consoli che hanno scelto il bene

La Repubblica italiana, nata dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha nel corso degli anni evidenziato una vocazione umanista nelle sue relazioni internazionali. Il nostro Paese ha fatto del ripudio della guerra, della violenza, delle contrapposizioni nazionali, delle umiliazioni degli esseri umani, uno degli scopi principali della sua politica estera.
Con questo spirito la nostra diplomazia si è impegnata sui vari scenari mondiali per la costruzione della pace, per il dialogo, per la conciliazione, per la prevenzione dei conflitti, per il rispetto della persona umana.
L’Italia è amata nel mondo e gode di un forte prestigio internazionale perché è il Paese della bellezza, della cultura, della solidarietà. In tante occasioni il nostro Paese è stato capace di trasmettere quel valore di umanità che è il fondamento delle buone relazioni tra gli Stati, le nazioni e le persone di differenti culture. Da ultimo lo ha dimostrato con il suo spirito di accoglienza nel soccorso ai migranti, come in tutte le missioni umanitarie nei più difficili scacchieri internazionali dove il suo ruolo di conciliazione viene da tutti riconosciuto.
Non è un caso che il nostro Paese sia diventato il promotore della Giornata dei Giusti approvata dal Parlamento europeo nel maggio del 2012, e sia stato il primo nella comunità europea a votare all’unanimità una legge nazionale sui Giusti per ricordare le donne e gli uomini che sono stati capaci di assumersi una responsabilità personale nei tempi bui della storia.

L’Italia, con Gariwo, la foresta dei Giusti, ha raccolto la grande intuizione nata dalla memoria della Shoah e ha voluto trasmettere alle nuove generazioni il valore delle persone che si sono prodigate per salvare delle vite minacciate dalla barbarie nazista. Ricordando e valorizzando le azioni degli uomini Giusti è stato infatti lanciato un messaggio fondamentale a tutta la comunità internazionale: in ogni situazione, anche la più terribile, ogni essere umano nell’ambito della sua sovranità può diventare un argine nei confronti del male estremo. Niente è mai scontato, poiché l’essere umano può fare sempre la differenza.
Questo principio valeva per la Shoah, il genocidio più terribile della storia umana, ma si ripropone nei momenti più bui della storia, quando dittature e regimi totalitari calpestano la dignità umana e decidono di sopprimere altri uomini.

La promozione del valore degli uomini Giusti raccoglie lo spirito della Dichiarazione delle Nazione Unite del 1948 proposta da Raphael Lemkin, che dopo la Seconda guerra mondiale indicò al mondo intero l’obbligo morale di prevenire nuovi genocidi.
Ancora oggi la comunità internazionale ha creato solo strumenti parziali per impedire la ripetizione di nuovi massacri (politiche di protezione e tribunali internazionali), ma a tutt’oggi l’educazione dei cittadini è forse lo strumento più importante per lottare contro ogni forma di odio, intolleranza e persecuzione nei confronti degli esseri umani.
La narrazione delle storie degli uomini Giusti è uno strumento fondamentale per trasmettere alle nazioni e alle nuove generazioni esempi positivi di comportamento, e per insegnare il valore della responsabilità personale. Quando si attiva la coscienza delle persone e i cittadini diventano consapevoli dell’importanza di certi valori, è poi più facile che le istituzioni internazionali si assumano un impegno più concreto per la prevenzione dei genocidi e per la difesa dei diritti umani.