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Vittorio Castellani 1902 - 1972

Il diplomatico che ha salvato molti ebrei in Croazia

Testimonianza dei figli Maddalena, Giovanni e Maria - Roma, 4 novembre 2005

Negli anni 1942-1943, nostro padre Vittorio Castellani lavorava in Croazia come ufficiale di corrispondenza tra il Ministero degli Esteri e la 2a Armata, comandata dal Generale Roatta. Secondo un accordo stretto tra i croati e i tedeschi, i primi dovevano consegnare ai tedeschi tutti gli ebrei che vivevano nella regione, compresi coloro che vivevano sui territori controllati dall'Italia. Malgrado le fortissime pressioni tedesche, sia gli alti comandi militari che i responsabili diplomatici nella regione, fra cui il conte Luca Pietromarchi e nostro Padre, non erano affatto d’accordo con le indicazioni di Roma di consegnare gli ebrei ai croati, che poi li avrebbero a loro volta consegnati ai tedeschi, e usarono, anche con l’appoggio di Palazzo Chigi (all’epoca sede del Ministero degli Esteri) e non senza mettere in pericolo sicurezza personale e carriera, tutti i mezzi possibili ed i sotterfugi inimmaginabili, per opporsi alle direttive politiche e sabotare la consegna degli ebrei: dalla creazione di un “campo di detenzione” sotto controllo italiano a “sofisticate” interpretazioni giuridiche per “attribuire” la nazionalità italiana a quanti più possibile rifugiati ebrei. Mediante tali stratagemmi circa tremila ebrei croati e altri ebrei stranieri furono sottratti a quella che veniva definita la “soluzione finale”.

Ne ha parlato lo storico israeliano Daniel Carpi in Rescue Attempts during the Holocaust, “The Rescue of Jews in the Italian Zone of Occupied Croatia”, Atti della seconda conferenza internazionale di Yad Vashem, Gerusalemme, 1977. Inoltre, tra gli altri, riportano i fatti Menachem Shelah, uno degli scampati all’eccidio, in Un debito di gratitudine, tradotto e pubblicato nel 1991 a cura dello Stato Maggiore dell’Esercito, e lo storico Jonathan Steinberg in Tutto o Niente, l’asse e gli ebrei nei territori occupati 1941-1943, uscito in versione italiana nel 1997 per i tipi dell’editore Mursia. 

Il figlio di uno dei tremila salvati, Joseph Rochlitz, che vive e lavora in Italia, ha prodotto anni fa un film documentario, The Righteous Enemy, di cui esiste una versione italiana, in cui si parla della vicenda a cui ha partecipato mio padre in Croazia, così come del comportamento esemplare di militari e diplomatici italiani nella Francia meridionale e del salvataggio di ebrei in Grecia da parte del diplomatico italiano Guelfo Zamboni, il cui nome è nel Giardino dei Giusti di Milano. Il documentario ha avuto risonanza negli Stati Uniti e in Israele, ma purtroppo in Italia non è stato reso noto al pubblico, nonostante la Rai abbia comprato due volte i diritti e il Presidente Ciampi abbia espresso il desiderio che sia trasmesso.

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Ambasciatori e consoli che hanno scelto il bene

La Repubblica italiana, nata dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha nel corso degli anni evidenziato una vocazione umanista nelle sue relazioni internazionali. Il nostro Paese ha fatto del ripudio della guerra, della violenza, delle contrapposizioni nazionali, delle umiliazioni degli esseri umani, uno degli scopi principali della sua politica estera.
Con questo spirito la nostra diplomazia si è impegnata sui vari scenari mondiali per la costruzione della pace, per il dialogo, per la conciliazione, per la prevenzione dei conflitti, per il rispetto della persona umana.
L’Italia è amata nel mondo e gode di un forte prestigio internazionale perché è il Paese della bellezza, della cultura, della solidarietà. In tante occasioni il nostro Paese è stato capace di trasmettere quel valore di umanità che è il fondamento delle buone relazioni tra gli Stati, le nazioni e le persone di differenti culture. Da ultimo lo ha dimostrato con il suo spirito di accoglienza nel soccorso ai migranti, come in tutte le missioni umanitarie nei più difficili scacchieri internazionali dove il suo ruolo di conciliazione viene da tutti riconosciuto.
Non è un caso che il nostro Paese sia diventato il promotore della Giornata dei Giusti approvata dal Parlamento europeo nel maggio del 2012, e sia stato il primo nella comunità europea a votare all’unanimità una legge nazionale sui Giusti per ricordare le donne e gli uomini che sono stati capaci di assumersi una responsabilità personale nei tempi bui della storia.

L’Italia, con Gariwo, la foresta dei Giusti, ha raccolto la grande intuizione nata dalla memoria della Shoah e ha voluto trasmettere alle nuove generazioni il valore delle persone che si sono prodigate per salvare delle vite minacciate dalla barbarie nazista. Ricordando e valorizzando le azioni degli uomini Giusti è stato infatti lanciato un messaggio fondamentale a tutta la comunità internazionale: in ogni situazione, anche la più terribile, ogni essere umano nell’ambito della sua sovranità può diventare un argine nei confronti del male estremo. Niente è mai scontato, poiché l’essere umano può fare sempre la differenza.
Questo principio valeva per la Shoah, il genocidio più terribile della storia umana, ma si ripropone nei momenti più bui della storia, quando dittature e regimi totalitari calpestano la dignità umana e decidono di sopprimere altri uomini.

La promozione del valore degli uomini Giusti raccoglie lo spirito della Dichiarazione delle Nazione Unite del 1948 proposta da Raphael Lemkin, che dopo la Seconda guerra mondiale indicò al mondo intero l’obbligo morale di prevenire nuovi genocidi.
Ancora oggi la comunità internazionale ha creato solo strumenti parziali per impedire la ripetizione di nuovi massacri (politiche di protezione e tribunali internazionali), ma a tutt’oggi l’educazione dei cittadini è forse lo strumento più importante per lottare contro ogni forma di odio, intolleranza e persecuzione nei confronti degli esseri umani.
La narrazione delle storie degli uomini Giusti è uno strumento fondamentale per trasmettere alle nazioni e alle nuove generazioni esempi positivi di comportamento, e per insegnare il valore della responsabilità personale. Quando si attiva la coscienza delle persone e i cittadini diventano consapevoli dell’importanza di certi valori, è poi più facile che le istituzioni internazionali si assumano un impegno più concreto per la prevenzione dei genocidi e per la difesa dei diritti umani.