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Adam Michnik 1946

membro di Solidarnosc per la regione Masovia

Storico e pubblicista, nasce a Varsavia da una famiglia di tradizione comunista. Il padre è membro del Partito Comunista dell’Ucraina Occidentale e per questo prima della guerra per due volte è rinchiuso nelle carceri polacche (allora i territori dell’Ucraina Occidentale facevano parte della Polonia). In seguito, deluso dal socialismo reale, lascerà il POUP nel 1969. Educato nella tradizione del radicalismo di sinistra, a 11 anni Adam entra nel Movimento Scout Polacco guidato da Jacek Kuron, che univa l’educazione scout ad atteggiamenti non conformisti nei confronti dell’ideologia marxista e che influenzerà fortemente la sua vita futura.
All’inizio degli anni Sessanta fonda un club studentesco per discutere tematiche politiche e per questo, prima della maturità, viene attaccato pubblicamente dal capo del partito, Gomulka. All’università è attivo nel gruppo dei cosiddetti revisionisti e diviene leader dell’opposizione studentesca. Durante le assemblee affronta tematiche proibite e pone domande scomode ai rappresentanti del partito. Nel 1965 sconta due mesi di carcere ed è sospeso dall’università. L’anno successivo la sospensione è rinnovata, nonostante la petizione in suo favore firmata da oltre 150 studenti e docenti. Nel 1968 viene definitivamente espulso dall’università per aver partecipato a una manifestazione di protesta degli studenti contro la censura, che aveva proibito la messa in scena dell’opera “Gli avi” di Mickiewicz, accusata di atteggiamento antirusso.
Nuovamente arrestato, è condannato a tre anni di carcere. La manifestazione indetta in suo favore darà il via alla protesta studentesca in tutto il Paese. Esce nel 1969 per un’amnistia e comincia a lavorare come saldatore. Nel 1973 si laurea all’università di Poznan. Ben presto attorno a lui si forma un nuovo gruppo di giovani intellettuali dell’opposizione, che collabora strettamente con gli ambienti degli esuli parigini di Kultura. Firma numerosi appelli e lettere di protesta contro il regime.
Nel 1976 scrive il suo libro più famoso (La Chiesa, la sinistra, il dialogo), in cui mette in discussione le concezioni anticlericali dell’opposizione della sinistra democratica e propone agli ambienti cattolici di lavorare insieme contro la dittatura comunista. Lo stesso anno compie un lungo viaggio in Occidente, durante il quale incontra uomini politici e giornalisti in Italia, Francia, Germania, ottenendone l’appoggio politico. Fondamentale è la sua conferenza Il nuovo evoluzionismo pronunciata a Parigi, in cui rigetta sia la cospirazione e la rivoluzione che ogni forma di collaborazionismo con il potere, e afferma che l’interlocutore dell’opposizione deve essere la società e non il regime; sostiene inoltre la necessità di un legame tra intellettuali e operai ed esprime apprezzamento per l’atteggiamento della Chiesa in difesa della dignità dell’uomo e delle libertà civili. Nel 1977 torna in Polonia e si unisce al KOR, e per questo viene arrestato.
Uscito dal carcere nella seconda metà degli anni Settanta lavora attivamente nel KOR ed è uno dei fondatori della casa editrice clandestina Nowa e del trimestrale politico “Krytyka”. Fermato oltre cento volte per 48 ore, viene ripetutamente picchiato. Allaccia rapporti con gli oppositori ungheresi e cecoslovacchi e in due occasioni prende parte a incontri segreti con i rappresentanti di Charta ‘77. Dal 3 al 10 ottobre 1978 partecipa nella chiesa della Santa Croce a Varsavia a uno sciopero della fame di solidarietà con i dissidenti cecoslovacchi in carcere. Nell’agosto 1980, durante gli scioperi del Litorale, viene arrestato insieme ad altri oppositori, tutti rilasciati, su richiesta degli operai, dopo la firma degli accordi di Danzica. Alla fine del 1980 entra nella commissione di esperti di Solidarnosc per la regione della Masovia. Scrive numerosi articoli sull’”esperimento polacco”, in cui tiene conto realisticamente dei condizionamenti geopolitici del Paese e sostiene la linea moderata del sindacato. Il 13 dicembre 1981 viene internato. Dall’internamento sostiene la costituzione delle strutture clandestine di Solidarnosc. Il 3 settembre 1982 è accusato insieme ad altri di preparare una rivoluzione violenta contro il regime: per questo è rimesso in carcere per due anni e rifiuta l’offerta della libertà in cambio dell’impegno a emigrare...

Nel luglio 1984, dopo 31 mesi di detenzione, è scarcerato per un’amnistia. Immediatamente riprende la sua attività di opposizione partecipando a manifestazioni e scrivendo sulla stampa clandestina. Nel febbraio 1985 è nuovamente arrestato e condannato a tre anni. Esce dalla prigione nel luglio 1986 a seguito di un’altra amnistia. Si trasferisce a Danzica dove diventa uno dei più stretti collaboratori di Lech Walesa. Nel maggio 1988 insieme a Zbigniew Bujak riceve il Premio per i Diritti Umani Kennedy, che gli viene consegnato dal senatore Edward Kennedy recatosi per l’occasione in Polonia. Segue con attenzione le trasformazioni introdotte in URSS da Michail Gorbachev, scorgendovi un possibile indebolimento del sistema che avrebbe influito positivamente su tutto il blocco sovietico. All’inizio del 1988 scrive una lettera aperta agli artisti e agli intellettuali sovietici, in cui esprime la speranza che la democratizzazione in atto porti a un miglioramento dei rapporti tra le due nazioni e fa appello agli uomini di cultura perché condannino pubblicamente l’eccidio di Katyn. È fautore dei negoziati iniziati alla fine del 1988 fra Solidarnosc e le autorità, ma agli occhi del generale Jaruzelski è, insieme a Kuron, il maggior nemico del sistema e a lungo le autorità non accettano la sua presenza al tavolo delle trattative. Partecipa comunque ai lavori della Tavola Rotonda (dal 6 febbraio al 5 aprile 1989) ed è uno degli architetti della mediazione. Dopo la firma dell’accordo, Walesa lo nomina capo redattore della “Gazeta Wyborcza” (Gazzetta Elettorale), il quotidiano ufficiale dell’opposizione, il cui primo numero esce l’8 maggio 1989 con una tiratura di 150.000 copie. La “Gazeta” prende in contropiede il regime, che non si aspettava questa capacità di organizzare in poche settimane l’uscita di un giornale totalmente nuovo, che avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella campagna elettorale per le prime elezioni semilibere del Paese. Il 4 giugno Michnik viene eletto al Parlamento. Nel 1991 non si ricandida, pur avendo svolto un ruolo importante nella composizione del governo di Tadeusz Mazowiecki. Si dedica interamente al giornalismo e continua a dirigere la “Gazeta Wyborcza”, che negli anni è divenuto il più importante quotidiano polacco. Ha ricevuto molti premi internazionali, fra cui il premio dell’Associazione dei Giornalisti Europei (1995), la medaglia Imre Nagy (1995) in Ungheria, il premio giornalistico Francisco Cerecedo in Spagna (1999) ed è l’unico polacco presente nell’elenco dei 50 “Eroi della libertà di stampa” pubblicato nel 2000 dall’Istituto Internazionale della stampa. Nel 2001 ha ricevuto il premio Erasmo per il suo contributo allo sviluppo della cultura e della società europee. Nel 2007 è stato scelto dall'Unione Europea come mediatore per la libertà d'informazione in Georgia.

Testi di Adam Michnik
Etica della Resistenza, SugarCo, 1986, Milano
La Chiesa e la sinistra in Polonia, 1980, Queriniana, Brescia
Il pogrom, Boringhieri, 2007, Torino
La Seconda Rivoluzione, 1993, Sperling & Kupfer

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.