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Arkadiusz Rybicki 1953 - 2010

autore dei 21 postulati degli scioperanti

Arkadiusz Rybicki , fotografia di Tomasz Barański

Arkadiusz Rybicki , fotografia di Tomasz Barański

Nasce a Danzica e, insieme all’amico Aleksander Hall, inizia a opporsi al regime fin dagli anni del liceo. È lui, ancora giovanissimo, che scrive sui muri della città “Noi non dimentichiamo Katyn”. Dice di lui Hall: “Arek era pieno d‘inventiva e d’idee. Era un uomo dai saldi principi, di grandissima onestà, modesto, ma soprattutto fedele nell’amicizia”. Entrambi si legano al padre domenicano Ludwik Wisniewski, che educherà numerosi futuri leader dell’opposizione polacca. 

Nel 1976, durante le proteste operaie di Ursus e Radom, entra in contatto con il nascente Comitato di Difesa Operaia (KOR) di Varsavia, cui Arek si dedica con tutte le sue energie. In questo momento è studente di Storia all’Università di Danzica, dove dà vita al Comitato Studentesco di Solidarietà. Inizia a collaborare con i Sindacati Clandestini Liberi e con il Movimento di Difesa dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (ROPCIO) e scrive per alcune riviste clandestine. Innanzitutto, però, insieme ad Hall è impegnato nel movimento cattolico della Giovane Polonia. 

Dal 1976 viene fermato spesso dalla polizia e non riesce a trovare lavoro, gli viene in aiuto padre Hilary Jastak, un’altra figura leggendaria del litorale baltico, che lo assume come archivista nella sua parrocchia. Nell’agosto 1980 è fra gli operai in sciopero nei cantieri navali di Danzica, e in seguito si impegna attivamente in Solidarnosc. Scrive su una tavola di legno i 21 postulati degli scioperanti. Nel 2003 l’UNESCO la inserisce nell’elenco dei documenti più importanti per l’umanità. 

Nel 1981 è direttore dell’Ufficio Stampa della Commissione Nazionale di Solidarnosc. Il 13 dicembre 1981 viene arrestato ed internato. Uscirà un anno dopo. Tra il 1983 e il 1988 è fra i collaboratori più stretti di Lech Walesa, che ripone in lui grande fiducia. Anche in questo periodo non riesce a trovare lavoro, per cui viene assunto da Maciej Plazynski nella cooperativa “Swietlik”. 

Dal 1990 al 1991 è segretario della cancelleria del presidente Walesa, poi consigliere comunale di Danzica. Dal 1999 al 2001 è vice ministro alla Cultura, responsabile, tra l’altro per la cooperazione estera e l’integrazione europea. Nel 2001 entra a far parte del partito Piattaforma Civica (PO), di cui è presidente per la circoscrizione di Danzica. Nel 2005 viene eletto al Parlamento, elezione confermata anche nel 2007. 

Ma non è la politica a interessarlo più di ogni altra cosa. Le energie maggiori sono per la famiglia. “Nel 1984 è nato Antoni, il nostro figlio autistico” scrive in una breve biografia “I medici ci dissero che non c’erano cure. Ma noi non ci siamo arresi: abbiamo fondato un’associazione per questi bambini e oggi cinquanta terapeuti si prendono cura a Danzica dei bambini autistici. Mio figlio sa molte cose, ma da quando mia moglie, per forza di cose è diventata una specialista, il nostro telefono suona dalla mattina alla sera”.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.